L’importanza del “non far niente”

“Che sollievo non dover dire nulla, il diritto di non dire niente, perché solo dopo c’è la possibilità di inquadrare la rara, e sempre più rara, cosa che vale la pena dire” G. Deleuze
The Conference 2017 (4 Settembre 2017)

Con questa citazione l’artista visiva Jenny Odell, chiamata ad esplorare l’architettura, la politica e la ricompensa del nulla, ha aperto l’evento svedese TheConference 2017, nella sua la prima giornata.

Nel suo keynote, Jenny Odell ha ribadito l’esistenza di una economia dell’attenzione, all’interno della quale nulla è diventato più prezioso “del niente”. Un niente che non è né lusso, né spreco di tempo, ma piuttosto una parte necessaria del pensiero e del linguaggio.

Viviamo un periodo storico in cui ogni momento (in cui siamo svegli) è diventato pertinente per la nostra vita e, se è vero che:

1. quando sottoponiamo anche il nostro tempo libero per una “valutazione” tramite Facebook e Instagram,

2. ne controlliamo costantemente le performance come si controllano le azioni in borsa,

3. monitorando assiduamente lo sviluppo continuo del nostro marchio personale,

allora il tempo diventa una risorsa economica che non possiamo più giustificare come una spesa in “niente”. Non fornisce alcun ritorno sull’investimento. È semplicemente troppo costoso.


Gli spazi pubblici e i tempi liberi, che ci permettono di non fare nulla, sono minacciati da “idee capitalistiche della produttività”. Lo vediamo nelle nostre città, lo vediamo nelle aziende in cui lavoriamo.

Il non fare nulla è anche un’opportunità per apprezzare il lavoro ciclico che mantiene e sostiene la vita. Non ha nulla a che vedere con la pigrizia.

Scontato ribadire, quanta provocazione c’è nelle parole della Odell: il suo non vuole essere un inno al “non fare niente” in senso esteso.

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