L’informazione in formati lunghi per la tv

“Fukushima. A nuclear story” è un viaggio giornalistico nella realtà. Pio D’Emilia, giornalista di SkyTG24, racconta che cosa è accaduto nella centrale nucleare giapponese, a partire dalle ore del terremoto del marzo 2011 e del successivo tsunami che investì l’area.

Il film di Matteo Gagliardi è prodotto da Teatro Primo Studio e Film Beyond, in collaborazione con Sky.

Quello che accadde allora e quello che oggi resta delle scelte legate al disastro nucleare di Fukushima è spiegato attraverso vari linguaggi, usati ciascuno per un livello di indagine. La voce fuori campo di Massimo D’apporto tira le fila dell’intera narrazione. Le immagini dell’epoca e preziose interviste girate all’epoca da D’Emilia nel tentativo di capire che cosa stesse davvero accadendo restituiscono la violenza del sisma e dell’onda anomala, le reazioni della popolazione, le risposte di autorità e vertici della Tepco, la società che gestisce l’impianto di Fukuhima.

Il fumetto manga ricostruisce alcuni momenti particolarmente drammatici, come quelli relativi ai tentativi di isolamento dell’impianto. La grafica 3D arriva in soccorso nella spiegazione più scientifica, per far comprendere come funziona un reattore nucleare.

Mi è piaciuto perché sono arrivata alla fine con addosso lo sgomento e l’allerta che una buona informazione dovrebbe produrre nelle persone. E perché c’è una grande dose di chiarezza nell’esposizione: il ricorso a linguaggi diversi, soprattutto alle infografiche animate, è una strada che credo sia molto funzionale.

Sono convinta che prodotti simili siano il destino del giornalismo in formato lungo. Qualità e struttura cinematografica, ma non per questo fiction.

Sempre più storie come queste, costruite con cura, con livelli multipli di racconto e linguaggi diversi, affiancheranno lo sviluppo del consumo di informazione d’approfondimento su piattaforme televisive e on demand.

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