Se un bambino domani guarderà la tv

Ho iniziato ad appassionarmi alla politica nel 1985. Nel 1985 avevo 6 anni, quindi ero ancora all’asilo. La radio annunciò che Cossiga era il nuovo Presidente della Repubblica, sostituiva Pertini, quel Pertini il cui quadro avevamo dovuto ammirare per un tempo indefinito in una visita fatta alle scuole elementari, le scuole dei grandi dove saremmo andati a settembre.

Era stata solenne la futura maestra davanti a quel quadro. Era stata solenne la radio. Da allora ho sempre sperato un giorno di far parte anch’io di quel momento solenne lì: il momento della nomina del “papà di tutti gli italiani”.

Mi ricordo di aver guardato alla tv lo spoglio delle schede all’elezione successiva, mi ricordo il voto a Nilde Iotti. Mi ricordo di aver sperato che no, non venisse eletta: la prima donna presidente volevo farla io.

Così alla vigilia di un voto, che pur tra mille polemiche rappresenta un passaggio solenne e fondamentale delle nostre istituzioni democratiche, non posso fare a meno di pensare che forse, ecco, da qualche parte domani qualche bambino sarà preso dal virus, si fermerà davanti alla tv ad ascoltare nomi pronunciati ad alta voce, le telecamere puntate sull’emisfero delle Camere riunite, aspetterà trepidante una proclamazione, sbufferà all’ennesimo voto da rifare, si prenderà cura di quella lentezza che racconta in un rituale tutta la delicata vita della nostra Democrazia.

Se lo doveste incontrare, quel bambino, per favore, non prendetelo in giro. Sarà forse uno su un milione, non fa male a nessuno, non crescerà più storto di altri.

Magari gliela scriviamo assieme una lettera al Presidente nuovo: chissà, magari ci invita a cena e ci fa fare un giro al Quirinale. Ci spero da un po’ ☺

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