Il giudizio da divano ai tempi di internet

Analisi incoerente di una persona incoerente

Siamo italiani e come tali ci portiamo dietro un bagaglio di difetti che oserei definire genetici. Ogni italiano, per quanto diverso, avrà in comune con altre persone una serie di comportamenti che, ci piaccia o no, rappresentano il nostro essere anche lontano dalla cartina geografica. Siamo vittime dei luoghi comuni da cui vogliamo discostarci.

Immaginiamo tutti gli allenatori che il lunedì mattina prendono il caffè al bar discutendo su ciò che loro avrebbero fatto se fossero stati in campo. Abbiamo tutti in mente l’immagine della donna che al ristorante, infastidita dal bambino di un’altra coppia, si lamenta evidenziando come gli altri, a differenza sua, siano incapaci di fare i genitori. Tutti conosciamo almeno una persona che quando si parla di equilibri mondiali geopolitici ha sempre in mente quell’idea semplice e geniale che risolverebbe immediatamente tutti i problemi del globo terracqueo. Non importa l’ampiezza del problema o la difficoltà della materia affrontata. Ognuno avrà sempre e comunque la sua idea a riguardo.

Ecco. Questo siamo noi. Giudici di un talent show riflesso sulla vita reale a cui nessuno ci ha chiesto di partecipare. Giudicatori, ed al contempo giudicati, sempre in lotta per vincere sfide a cui non siamo mai stati invitati a partecipare. Se fino a qualche anno fa il giudizio era uno sport praticato prevalentemente dal divano di casa, davanti ad uno schermo televisivo, grazie allo scettro del potere mediatico, ora i nostri orizzonti di analisi si sono allargati ed evoluti grazie alla disponibilità della banda larga. Se prima il limite era la soglia di casa o la notizia passata come merce da contrabbando di bocca in bocca, ora le lettere della nostra tastiera compongono sentenze che viaggiano molto più velocemente di quanto la voce non possa fare.

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“Se io potessi…”, “Se fossi stato al suo posto…”, “Io che ne capisco ti dico che…” sono il preludio e la giustificazione per l’esposizione di idee fuori contesto e pareri non richiesti.

Ci eleviamo come idoli di settori in cui non siamo capaci di prevalere. Pretendiamo di poter dare consigli che non ci sono stati chiesti. Giudichiamo tutto senza conoscere quasi nulla dell’argomento di cui stiamo parlando. La parzialità delle nostre conoscenze non scalfisce minimamente la voglia egoista ed egocentrica di dire la nostra. Sempre. Comunque.

Si sta confondendo la libertà di parola con il dovere di dire cose stupide.

Chi punta l’indice dovrebbe fare caso al fatto che aprendo le altre dita si può tendere una mano. Se così fosse allora si creerebbe un circuito di critiche costruttive e non di sentenze distruttive. Abbiate a cuore quello che vi circonda ed aiutate gli altri a crescere anche grazie al vostro giudizio. Magari così possiamo crescere tutti e non solo il vostro ego.

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