L’inizio dell’era Reiwa: il Giappone tra prosperità e continuità
Di Riccardo Lilliu

Il 22 Ottobre 2019 Naruhito si è proclamato imperatore del Giappone in una serie di cerimonie intessute tra tradizione e Shintoismo, la religione nativa Giapponese. E’ la terminazione di un processo iniziato il 30 Aprile 2019 con l’abdicazione dell’ex Imperatore Akihito.
Per comprendere la portata dell’evento agli occhi d’un suddito dell’imperatore giapponese, bisogna analizzarne il contesto e la sua unicità nella forma e nei presupposti. Innanzitutto, è la prima volta in era moderna che un imperatore succede al precedente per abdicazione. L’ultima volta che questo avvenne fu infatti quando l’Imperatore Kokaku abdicò nel 1817, due secoli fa. Quanto il contesto di politica interna abbia cambiato la prospettiva della figura Imperiale del Giappone è il primo interrogativo che può venirci in mente. La risposta però è più complessa di quanto non sembri, ed ha maggiormente a che fare con la percezione occidentale di una figura (ai nostri occhi) monarchica e magari anacronistica, che con quella dell’opinione pubblica giapponese.
Da tempo si discute sul relativo grado di vicinanza dell’Imperatore ai suoi sudditi e questa è stata una delle materie principali trattate nei discorsi cerimoniali da parte di Naruhito, che ha affermato che avrebbe costituito un contatto maggiore cercando di colmare questa percepita lontananza. Ma la concezione che quest’ultimo abbia del proprio imperatore, la figura che questo rappresenti e il suo peso specifico negli affari interni del Paese è accuratamente espresso dalla formula cerimoniale dell’investitura dell’ Imperatore: “Mi impegno con la presente ad agire nei canoni della Costituzione e ad adempiere le mie responsabilità come simbolo dello Stato e dell’unità del popolo Giapponese, desiderando sempre la felicità del popolo e la pace nel mondo, rivolgendo i miei pensieri al popolo e stando dalla sua parte”. Come denotato in questa formula, ha quindi assunto, a differenza dello scorso secolo, l’attributo di Simbolo ed Immagine vivente del paese, la sua rappresentazione e voce autorevole. Agli occhi della gente rimane la propria storia che vive impressa nel sangue del suo Imperatore, discendente in linea diretta della Dea Amateratsu e che è, quindi, di per sé un essere divino. L’imperatore uscente, Akihito, ha affermato di essere “grato per il popolo che mi ha accettato come simbolo e mi ha sostenuto”, rimarcando il valore della lealtà tra i due corpi inscindibili del Giappone e il grado d’affezione che il popolo nutre oggi più che mai, più forte ancora rispetto al travagliato periodo del dopoguerra.
La cerimonia si è svolta in completa adesione alla tradizione, davanti a centinaia di capi di stato e rappresentanti di tutto il mondo: il nostro paese ha presenziato con la presidente del Senato Elisabetta Casellati. La mattina, Naruhito e sua moglie Masako hanno presieduto due santuari all’interno del palazzo Imperiale. Questi rituali si chiamano “Sokuirei-Tojitsu-Kashikodokoro-Omae-no-gi” e “Sokuirei-Tojitsu-Koreiden-Shinden-ni-Hokoku-no-gi”, e consistono nella lettura da parte dell’imperatore di un testo in antico giapponese ad Amaterasu, la dea del sole e genitrice della stirpe reale, alle anime dei suoi antenati e ad altre varie divinità. Successivamente l’imperatrice Masako si è recata a rendere omaggio in tre santuari interni al palazzo.
La cerimonia di incoronazione vera e propria si chiama “Sokuirei-Seiden-no-gi” e si tiene nella sala di stato del palazzo imperiale, la “Seiden-Matsu-no-Ma”. Questa si è svolta in presenza di circa 2000 personalità tra cui il Primo Ministro Shinzo Abe, il capo della Corte Suprema di Giustizia e capi di ambe le camere della Dieta (il parlamento Giapponese) ed ha visto il Principe insediarsi nel trono Takamikura; una volta raggiunto dalla moglie, le tende di quest’ultimo si sono aperte presentando il nuovo Imperatore del Giappone al mondo. A questo punto, sono seguite le congratulazioni del primo ministro, Abe, al tradizionale triplice grido di “Banzai”.
Comincia con Naruhito l’era Reiwa (令和時代 Reiwa-jidai): in realtà questa è cominciata precisamente il 1º maggio, con l’ascesa al trono del crisantemo del principe, segnando la fine del periodo Heisei, conclusosi nel suo trentunesimo anno. Si può dire quindi che il 2019 sia il cosiddetto” 令和元年 o Reiwa gan’nen”, ossia l’anno di fondazione. Il termine Reiwa è tratto dal libro di antologia poetica giapponese Man’yōshū, e letteralmente può essere tradotto con “Ordine e Armonia”. Comincia dunque un nuovo periodo per la civiltà Giapponese che si trova in una situazione ben diversa da quella ereditata da Akihito nel 1989. Il periodo di quest’ultimo venne battezzato come “della pace raggiunta”, in quanto succedeva al difficile e travagliato regno di Hirohito, il padre, contraddistinto dalla grande conflagrazione della seconda guerra mondiale e da un’estremamente difficile ricostruzione del Paese, lasciato in macerie da quest’ultima. Il regno vide negli anni del secondo dopoguerra un esponenziale crescita economica, nel decennio 1950-60 e un rallentamento negli anni ’70, con conseguenti lodi e critiche del proprio modello di sviluppo organico da parte della comunità economica mondiale.
L’era di Naruhito si colloca in un momento storico molto particolare, caratterizzato da una progressiva ripresa economica, con un Prodotto Interno Lordo in crescita (seppur di poco, con lo 0.3 nel luglio 2019) e rapporti internazionali stabili e proficui, tali da poterlo definire come uno dei capisaldi degli equilibri nell’estremo Oriente. Ma le vere sfide politiche per il nuovo “Tenno” saranno diminuire la distanza percepita da una parte del popolo giapponese nei confronti dell’Imperatore e gestire le pulsioni interne per una modifica sempre più desiderata (e per la verità legittima ed auspicabile) della Costituzione del 3 Novembre del ’46, in particolar modo in materia di armamento militare e difesa nazionale: questa, per come venne stabilita nel primo dopoguerra, sarebbe stata responsabilità degli USA, vietando al Paese nipponico di munirsi di un armamento deterrente autonomo. Sono anche altre le materie che il regno del nuovo Imperatore dovrà regolare nel suo corso, come ad esempio il “tabù” del Nucleare, un argomento sottoposto sempre più a dibattiti interni; fondamentali anche le strategie per incrementare la crescita in termini di PIL, che ha subito una brusca frenata dopo l’esplosione della bolla sui prezzi degli asset e degli immobili giapponesi tra gli anni ’80 e ’90. Il regno del nuovo Imperatore del crisantemo si apre quindi con delle questioni complesse ed un bisogno di innovare ed adattare la propria istituzione al nuovo millennio.
In un mondo che si dirige sempre più verso una globalizzazione imperante nei costumi e pervasiva fino al cuore delle istituzioni nazionali, il Giappone resta, come sempre, un’Isola ancestrale. Esso è inoltre custode della Tradizione e dall’animo ermetico, uno degli ultimi baluardi dell’identità culturale e storica della propria terra e che vive, muore e rinasce ad ogni Era come fosse il respiro stesso degli antichi dei che, immergendo la loro spada di corallo nell’oceano, gli diedero la vita. Il Budo arde forte ancora nei cuori dei giapponesi e nel 2019 inizia con “ordine” l’era Reiwa di Naruhito, verso l’armonia.
