Romeo e Giulietta: nati sotto contraria stella

Sconfinare Gorizia
Nov 8 · 3 min read
(credits Teatro Verdi)

di Matteo Sampiero

Arriva novembre, e porta con sé la routine di una città che d’autunno si riscopre tranquilla e sorniona. Gli affamati e affabili avventori di Gusti di Frontiera sono un ricordo e ora l’attrazione principale è godersi le ultime giornate di sole. Un sole pallido che ha fatto la sua comparsata tra giornate di pioggia, forse per questo ancora più apprezzato. Ma anche lui si sarà dovuto accontentare di passare in secondo piano, almeno per quei 674 che hanno avuto la fortuna, o la lungimiranza, di procurarsi i biglietti per tempo.

Sì, perché la Prima della Stagione Artistica del Teatro Verdi di Gorizia è, già da qualche anno, un evento da tutto esaurito, grazie alle risorse investite dall’Amministrazione Comunale, ma ancor di più grazie alla mano fatata del Direttore Artistico Walter Mramor; ed è stato proprio questo binomio, politica e arte, che ha dato un saluto breve ma intenso, informale, sicuramente apprezzato da un caldo applauso del pubblico, prima dell’inizio dello spettacolo vero e proprio.

L’onore della Prima quest’anno è stato affidato allo spettacolo, prodotto da Enfi Teatro, Romeo & Giulietta, nati sotto contraria stella, nel quale Ale e Franz si prestano alla regia di Leo Muscato, coadiuvati da Eugenio Allegri, Marco Zannoni, Marco Gobbetti, Paolo Graziosi e Roberto Zanisi; la durata di 110’ senza intervallo è perfetta per un pubblico che ha fame di teatro dopo la pausa estiva, senza risultare stancante.

Il palco è calcato magistralmente da sei cantastorie, accompagnati dalle musiche di Zanisi, che raccontano al pubblico in cosa consiste il loro mestiere: raccontare, anzi massacrare storie; a loro non serve essere capiti, basta essere ascoltati.Se anche non posso giurare di avere capito ed apprezzato a pieno, posso garantire di avere ascoltato con interesse ed attenzione, e i complimenti sono dovuti a chi ha saputo interpretare tanti ruoli spaziando dal comico al tragico in pochi istanti.

Forse proprio la comicità dello spettacolo è stato un punto critico, per quanto osservato questa sera. La trama è infatti coerente a quella intramontabile del capolavoro di Shakespeare, ma i sette attori la interpretano in maniera molto elisabettiana, atteggiandosi a guitti al confronto con una corte composta da popolino e regnanti; il linguaggio e la gestualità, così come gli atteggiamenti e gli accenti, sono modulati abilmente durante tutto lo spettacolo, ma chi si sarebbe aspettato una platea ridente durante i passaggi pieni di pathos della tragedia veronese? Fa sorridere anche il fatto che i ruoli femminili siano interpretati da uomini, fedelmente a quanto avveniva nel Cinquecento; ma Ale, con la sua capigliatura tutt’altro che femminile, nell’interpretare una Giulietta quattordicenne non prova volutamente a cambiare il tono di voce: la rappresentazione passa dal comico al ridicolo in determinate scene.

Che fosse questa l’intenzione del regista o meno, c’è da dare atto del fatto che non è facile assistere ad una Prima così ricca di istanti allegri e spensierati e altrettanti passaggi tristi, attori così esperti mettersi in un gioco, uno spettacolo, un’esibizione così rischiosa: Shakespeare, ma ridiamoci su.

Un palco quasi sgombro, un colpo d’occhio all’apparenza non troppo ricercato, questi i dettagli che hanno alzato la qualità della messa in scena. A ciò si aggiungono il chitarrista in un angolo e un regista-cantastorie in quello opposto, forse il più naturale e interessante tra gli attori questa sera: semplicità e naturalezza hanno fatto la loro parte.

La chiusura drammatica e romantica, molto coerente con la trama originale e quasi totalmente priva di ironia, lascia uscire dal teatro con una malinconica allegria, con qualche dubbio. Forse Leo Muscato avrebbe potuto tenere un equilibrio migliore tra comicità e drammaticità? O queste montagne russe tra riso e pianto sono proprio quello che permette a questo spettacolo di essere apprezzato?

Non vi fu mai storia più dolorosa di questa. Ma ci avete fatto anche ridere.

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