«Stop pedofilia»: il nuovo disegno di legge proposto dal PiS in Polonia

Sconfinare Gorizia
Nov 5 · 4 min read
(credits Wikimedia commons)

di Elisabetta Bernini

Giovedì 24 ottobre, la Camera bassa del parlamento polacco ha approvato il disegno di legge che prevede il carcere per qualsiasi figura autorevole che parli di educazione sessuale in presenza di minori. L’approfondimento di questo tema, secondo la legge in questione, avvicinerebbe i minorenni a temi come la «sessualizzazione», ad avere rapporti precoci e all’inesistente «ideologia gender».

Nonostante le scuole pubbliche polacche non prevedano formalmente l’insegnamento dell’educazione sessuale, secondo il PiS (il partito «Diritto e Giustizia», di matrice conservatrice nazionalista, che ha la maggioranza assoluta del 43,6%) presieduto da Jarosław Kaczyński*, la legge «Stop pedofilia» sarebbe la soluzione a casi di pedofilia all’interno di scuole, centri educativi e ospedali (soprattutto se i bambini sono a stretto contatto con i dottori). Questa manovra provocherebbe la perdita dell’importante rapporto pedagogico insegnante-alunno, la Paideia greca tramandata di generazione in generazione. La proposta di legge darebbe man forte a coloro che vorrebbero trascurare diritti quali: l’opposizione all’aborto, diritti delle persone LGBTQI e l’annullamento degli stereotipi di genere, ripristinando tout court il sistema della famiglia tradizionale.

Tra gli esempi di potenziali ambienti considerati ad alto rischio per le nuove generazioni, il testo: «non fa alcun riferimento al clero. Menziona invece educatori e medici, presupponendo che queste categorie rappresentino un pericolo maggior come spiega un’attivista del movimento femminista Strajk Kobiet* (Sciopero delle donne). È noto come la Chiesa cattolica polacca abbia voce in capitolo nella realtà politica: ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’identità nazionale, soprattutto durante il periodo del post-comunismo. È però altrettanto importante ricordare che non è sempre stata un modello comportamentale a cui ispirarsi: negli ultimi 25 anni sono stati denunciati numerosi casi di pedofilia nelle parrocchie. I numeri parlano chiaro: 624 abusi compiuti da 382 sacerdoti (dati rivelati da un rapporto dell’episcopato a marzo a.c.).

Nonostante diversi membri del clero polacco ed intellettuali cattolici abbiano cercato di allontanarsi dalla corrente conservatrice per dirigersi verso una linea di pensiero più morbida e a tratti reazionaria, la maggioranza del clero si avvicina sempre più all’ala conservatrice di matrice “lefebvrista“legata all’arcivescovo Marcel Lefebvre*. I temi che protraggono e difendono, come la supremazia della famiglia tradizionale, afferma l’inclinazione della Polonia verso un orientamento ultra-ortodosso, proprio della Chiesa Cattolica Romana.

Ma tutto ciò pare irrilevante in una società come quella che l’attuale presidente sta cercando di ricostruire, dove in realtà la pedofilia non è il tema centrale del disegno di legge: l’elemento cardine del testo è condannare educatori, medici, genitori o insegnanti dai tre ai cinque anni di reclusione, qualora parlassero a minori di sessualità, perché ciò li indurrebbe a conoscere troppo bene il tema dell’identità sessuale, di parità di genere o metodi contraccettivi, allontanandoli dai sacri valori cristiani familiari tradizionali.

Questo limes, in realtà, non presuppone solamente un “limite culturale”, ma lacune esistenziali che si ripercuoteranno inevitabilmente sulle nuove generazioni, rendendole così incoscienti e inconsapevoli circa temi come: la prevenzione, le malattie sessualmente trasmissibili, i metodi contraccettivi e, last but not least, il rispetto per l’intimità del partner. La deputata all’opposizione Joanna Scheuring-Wielgus*, giurista e sociologa, ritiene che: «stanno cercando di imporre una precisa narrazione: che ci troviamo in una guerra di cultura e civiltà».

Ritornando all’anno 2016, esattamente tre anni fa, era stata promossa la legge «Stop Aborto», sul filone paritetico della nuova legge «Stop pedofilia», la quale promulgava un ulteriore inasprimento della già severa legislazione sull’interruzione di gravidanza, proibendo alle future mamme la possibilità di abortire anche nel caso di malformazione e malattie genetiche del feto.

Grazie ai movimenti femministi, Amnesty International e i gruppi LGBTQI che scesero nelle principali piazze polacche (soprattutto a Varsavia) in difesa dell’aborto, la legge venne bloccata in extremis dal PiS. Dando voce alla direttrice di Amnesty International Polonia, Draginja Nadazdin*: «Questo testo incoraggia la paura e l’ignoranza, mettendo i giovani a rischio. Il suo impatto si avvertirebbe anche fuori dalle scuole, spaventando insegnanti, attivisti e genitori che vogliono parlare di sessualità ai propri figli»,

A seguito delle ultime elezioni tenutesi il 13 ottobre, il problema della legge «Stop aborto» è ancora vivo. Se entro fine mese, quindi prima che la composizione del Senato cambi, il disegno di legge ottenesse la maggioranza anche nella camera alta, il PiS ne uscirebbe vincitore. Nel caso contrario, il Pis passerebbe da una maggioranza assoluta (61 senatori su 100) a una relativa (49 su 100), numeri insufficienti per un’approvazione definitiva.

Fino ad allora, valori come parità di genere, libertà e uguaglianza sono in bilico, correndo il rischio di fare più passi indietro che avanti, dimenticandosi di tutte le lotte che per anni hanno contraddistinto l’Europa e l’hanno resa ciò che oggi dovrebbe essere per tutti: un’Unione di Stati libera, che coopera per il benessere dei propri cittadini e rispetta e tutela le idee di tutti, indistintamente ed egualmente.

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