«Stop pedofilia»: il nuovo disegno di legge proposto dal PiS in Polonia
Di Elisabetta Bernini

(Credits: Wikimedia Commons — Silar)
Giovedì 24 ottobre, la camera bassa del parlamento polacco ha approvato il disegno di legge che prevede il carcere per qualsiasi figura autorevole che parli di educazione sessuale in presenza di minori. L’approfondimento di questo tema viene visto come un invito alla «sessualizzazione» e all’incitamento ad avere rapporti sessuali precoci, oltre all’ inesistente «ideologia gender».
Nonostante le scuole pubbliche polacche non prevedano formalmente l’insegnamento dell’educazione sessuale, secondo il PiS (il partito «Diritto e Giustizia», di matrice conservatrice nazionalista, che ha la maggioranza assoluta) presieduto da Jarosław Kaczyński, la legge «Stop pedofilia» sarebbe la soluzione a casi di pedofilia all’interno di scuole, centri educativi e ospedali (soprattutto se i bambini sono a stretto contatto con i dottori). Si scioglierebbe così il fondamentale rapporto, specialmente nel periodo della crescita e dello sviluppo, tra educatore e alunno. La proposta di legge darebbe man forte a coloro che vorrebbero trascurare diritti quali: l’aborto, i diritti delle persone LGBTQI e l’annullamento degli stereotipi di genere. Si vorrebbe ripristinare tout court il sistema della famiglia tradizionale.
Tra gli esempi di potenziali ambienti considerati ad alto rischio per le nuove generazioni, il testo «non fa alcun riferimento al clero. Menziona invece educatori e medici, presupponendo che queste categorie rappresentino un pericolo maggiore» come spiega un’attivista del movimento femminista Strajk Kobiet (Sciopero delle donne). È noto come la Chiesa cattolica polacca abbia voce in capitolo nella realtà politica: ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’identità nazionale, soprattutto durante il periodo del post-comunismo. È però altrettanto importante ricordare che non è sempre stata un modello comportamentale a cui ispirarsi: negli ultimi 25 anni sono stati denunciati numerosi casi di pedofilia nelle parrocchie. I numeri parlano chiaro: 624 abusi compiuti da 382 sacerdoti (dati rivelati da un rapporto dell’episcopato a marzo a.c.).
Diversi intellettuali cattolici hanno abbandonato la corrente conservatrice, dirigendosi verso una linea compatta per difendere temi come la supremazia della famiglia tradizionale, ma la stessa corrente si dirama in diversi orientamenti. In Polonia si sta affermando sempre più la linea ultra-ortodossa cattolica romana, legata all’arcivescovo Marcel Lefebvre* e i “lefebvristi“, quindi l’ala ultra conservatrice.
Ma tutto ciò pare irrilevante in una società come quella che l’attuale presidente sta cercando di ricostruire, dove in realtà la pedofilia non centrerebbe un gran che con il disegno di legge. L’elemento cardine del testo è la condanna di educatori, medici, genitori o insegnanti dai tre ai cinque anni di reclusione, qualora parlassero a minori di sessualità. Ciò li indurrebbe a conoscere troppo bene il tema dell’identità sessuale, della parità di genere e dei metodi contraccettivi, allontanandoli dai sacri valori cristiani familiari tradizionali. Questa barriera, in realtà, non presuppone solamente un “limite culturale”, ma lacune esistenziali che spingerebbero le nuove generazioni verso il baratro dell’ignoranza e dell’incoscienza. La deputata all’opposizione Joanna Scheuring-Wielgus, giurista e sociologa, ritiene che: «stanno cercando di imporre una precisa narrazione: che ci troviamo in una guerra di cultura e civiltà».
Ritornando all’anno 2016, esattamente tre anni fa, era stata promossa la legge «Stop Aborto», sul filone paritetico della nuova legge, che chiedeva un ulteriore inasprimento della già severa legislazione sull’interruzione di gravidanza, non permettendo alle donne di abortire nel caso di malformazione e malattie genetiche del feto. Grazie ai movimenti femministi, Amnesty International e i gruppi LGBTQI che scesero nelle principali piazze polacche (soprattutto a Varsavia) in difesa dell’aborto, hanno fatto sì che la legge fosse bloccata in extremis dal PiS. Dando voce alla direttrice di Amnesty International Polonia, Draginja Nadazdin: «Questo testo incoraggia la paura e l’ignoranza, mettendo i giovani a rischio. Il suo impatto si avvertirebbe anche fuori dalle scuole, spaventando insegnanti, attivisti e genitori che vogliono parlare di sessualità ai propri figli».
A seguito delle ultime elezioni tenutesi il 13 ottobre, il problema della legge «Stop aborto» è ancora vitale. Se entro fine mese, quindi prima che la composizione del Senato cambi, il disegno di legge ottenesse la maggioranza anche nella camera alta, il PiS ne uscirebbe vincitore. Nel caso contrario, il Pis passerebbe da una maggioranza assoluta (61 senatori su 100) a una relativa (49 su 100), numeri insufficienti per un’approvazione definitiva.
Fino ad allora, si vedono minacciati sia valori come parità di genere, libertà e uguaglianza, sia un ritorno al passato, cancellando tutte le lotte che per anni hanno contraddistinto l’Europa e l’hanno resa ciò che oggi dovrebbe essere per tutti: un’unione di stati che coopera per il benessere dei propri cittadini e rispetta le idee di tutti.
