Madame Charles Max

…pennellate di parole…


“Si fermano, mi ammirano e sottovoce commentano. Così da anni. Ma quanti? Ho perso il conto…
Ferma, costretta in questa posizione così leziosa è vero, ma tanto scomoda…A suo tempo mi sarei dovuta rifiutare, perché non ci pensai?...Oh, se solo lo avessi immaginato, se solo mi fosse sfiorata l’idea di come sarebbe andata a finire! Di certo avrei optato per una posa più comoda, sicuramente meno scic, ma la punta del piede sinistro e la spalla destra così abbassata da mettere a repentaglio la mia postura, ne avrebbero di certo sofferto meno!
Che ore saranno? Che giorno è? Mercredì, oui, mercoledì, il francese ogni tanto mi prende…. C’è ancora parecchio movimento, il tipico via vai da tarda mattinata; ahimè, l’ora per sgranchirsi è ancora lontana.
A osservare quanta poca stoffa ricopra i corpi delle dame, deve fare molto caldo fuori; pelle lucida, ventagli in movi-mento. Il ventaglio continua a resistere. Col tempo ho imparato: quand le soleil s’est tres chaud, les filles et les dames si…scoprono ! E vanno ben oltre le mura delle loro camere, ma per le vie, a passeggio sui boulevards, a farsi carezzare dei raggi del sole sulle panchine dei giardini, in mezzo a uomini che non sono nè mariti, né tantomeno amanti! Altro che “belle epoque”, questa si che è “libertè”!
La libertà l’aveva nello sguardo profondo la giovane donna di ieri, che per almeno mezz’ora è rimasta qui, con me. Aveva un volto fiero, la chioma mossa ramata, la pelle appena tinta dal sole, un abito corto dalla fantasia floreale, così leggero che i seni si lasciavano vedere. Magre le gambe, dalle ginocchia ossute, ai piedi due infradito senza tacco.
Mi ci sono voluti tanti anni per imparare tutti questi vocaboli, ai miei tempi in vita non esistevano. Questa mia permanenza nel mondo oltre la data di morte, mi ha portato a nuova conoscenza…
Ma torniamo alla giovane donna che mi ammirava rapita. Ve l’ho detto, è rimasta in mia contemplazione per almeno mezz’ora, pareva volermi rovistare l’anima, far luce sul mio passato, attendere che le raccontassi in qualche modo la mia storia. Ho inteso di far lo stesso io con lei. Così le ho dato un nome, un’età, e un sogno: Letizia, anni ventitre, sogna un allevamento di cavalli in Andalusia. E mentre mi imbarcavo in questo nuovo gioco, gli occhi oceano di lei sezionavano la tela alla ricerca dell’oltre, del dietro, del di là. Strana la sensazione provata, come uno smaterializzarsi, un tornare nel pennello, nel colore sulla tavolozza, nell’immaginario di chi mi ha dato vita. Così, una di fronte all’altra, ci siamo cercate nelle rispettive storie; lei frugante nel mio passato di nobil donna frivola, io nell’immaginare l’ipotetico evolversi del suo sogno. Il silenzio traboccava di emozioni, fino a che non ho ripreso coscienza del mio stato; un’impressione, un attimo fermato, un frammento di quotidiano imprigionato in cornice…”

Letizia si scosse e si guardò intorno. Nessuno di quelli entrati con lei nella sala era più li.

Madame Charles Max si.

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