Accendi Facebook, Renzi mi risponde

Il vero messaggio del premier è sembrato puntare su trasparenza e confidenza in un clima di faccia a faccia con i cittadini in ambiente digitale. E giornali e partiti?

La diretta Facebook e Twitter del premier Renzi ha interessato i lettori, spiazzato i giornali, confermato ai partiti di essere un contenitore depotenziato. Il rapporto tra politica e cittadini ha segnato un’altra innovazione, nella quale la notizia non va tanto cercata nei contenuti delle dichiarazioni quanto nel messaggio. È la prima volta che un capo di governo risponde in diretta utilizzando simultaneamente la nuova applicazione per personaggi pubblici di Facebook, Mentions che consente lo streaming video, e Twitter. Su Medium il prof. @Pace ha analizzato il linguaggio non verbale usato da Renzi, che mutava secondo il mezzo e il social utilizzati. L’audience, secondo le stime, è stata buona: circa 500 mila visualizzazioni e oltre 900 mila condivisioni. Da solo, servendosi di computer, cellulare e un programma di ultima generazione, il premier ha ottenuto un’ audience che non sfigura rispetto ai talk show in crisi. Non a caso la direttrice di Facebook, Sheryl Sandberg, gli ha scritto auspicando che altri leader del mondo “seguano il suo esempio e utilizzino la tecnologia come uno strumento di democrazia”.

Il live video come mezzo per orientare l’agenda pubblica

L’iniziativa aveva l’obiettivo di rispondere ai cittadini, ma il premier ambiva a orientare l’agenda pubblica. Lo scopo sembra raggiunto: i temi della diretta hanno alimentato la discussione anche dopo l’iniziativa. Alcune idee rilanciate nel corso della trasmissione (gli 80 euro ai pensionati al minimo) sono finiti nei titoli dei giornali. Gli esperti di comunicazione ne hanno parlato. Ma il dato rilevante è l’immagine che Renzi ha trasmesso al Paese: una forza tranquilla non incrinata dalle polemiche legate all’inchiesta di Potenza, alle dimissioni del ministro Guidi, al conflitto interno al Pd. Renzi ha ribadito la narrazione di un governo concentrato su politiche che portino benefici ai cittadini che “non è come gli altri”. La relazione diretta, all’interno della quale il premier ha accettato anche domande scomode, doveva costruire il frame in grado di spostare il baricentro rispetto alla rappresentazione negativa del momento offerta da giornali e opposizioni. Per riuscirci il premier ha fatto ricorso ad alcune mosse degne di attenzione. Finito lo streaming sono stati diffusi in rete materiali di approfondimento (dati, grafici, informazioni), che sono sembrati tentativi di fact checking compiuto dallo stesso governo e che hanno assicurato una vita autonoma all’evento senza più la presenza di Renzi. Il premier ha scelto i social come luogo dell’interazione, ha dato il ritmo al dibattito, scommesso sulla sostituzione del testo con lo streaming video come operazione vincente, dando così l’idea di potere modellare l’arena informativa. Pochi hanno notato che l’operazione si è conclusa con l’intervista tv di Vespa al ministro Maria Elena Boschi. Renzi ha messo in campo una strategia multipla, basata sui social più il broadcasting tv tradizionale per raggiungere una vasta platea. Il fulcro della strategia è stato il live video.

Ci si dovrebbe chiedere qual è il posto del giornalismo in questa operazione. La sceneggiatura è stata allestita attorno alla sua figura che giocava contemporaneamente più ruoli. Era capo del governo che risponde; visual dj che passa da un social all’altro con disinvoltura, rivelando cosa accade nel retroscena; giornalista di se stesso che informa sull’attività dell’amministrazione in una inedita via confidenziale pubblica. Si può forse parlare di una forma di brand journalism, simile all’informazione che le imprese cominciano a fare sui propri prodotti e servizi per fidelizzare i consumatori. L’adattamento dello storytelling all’audience richiama i criteri del brand journalism. In ogni caso, la disintermediazione è salita di livello: il governo informa direttamente, personalmente il cittadino al quale il premier si rivolge dandogli simbolicamente del tu come in una relazione faccia a faccia offline. Il focus era sugli utenti, ma l’operazione intendeva depositare nei cittadini (svanite le dichiarazioni) l’idea di un premier trasparente, disponibile a rendere conto, in un clima di confidenza che ricrea in ambiente digitale il rapporto face to face.

Trasparenza e confidenza in un faccia a faccia digitale

Erano la trasparenza e la confidenza, quindi, il vero messaggio del premier insieme alla stabilità del governo. Ma una trasparenza e confidenza che accadono solo se non si serve di mediatori sociali. Morte del giornalismo, come ha osservato una cronista collegata? Forse il problema è che il giornalismo dovrebbe interrogarsi sul suo ruolo nel nuovo spazio sociale ibrido (digitale-reale) strutturato dai social. Nel libro “Stati di connessione” il prof. Boccia Artieri spiega come muta la posizione degli interlocutori nella conversazione: i cittadini in passato erano oggetto della comunicazione, nel nuovo spazio sociale diventano soggetti alla pari dei politici. E dei giornalisti, aggiungerei. La funzione del giornalismo non può più essere solo quella di filtro selezionatore, di gatekeeper, che sulla base dei propri criteri di notiziabilità stabilisce cosa pubblicare. Anche l’approfondimento richiede una riflessione visto che il governo offre la sua. In realtà, i quotidiani hanno reagito all’inattesa concorrenza del premier secondo collaudati schemi cognitivi del giornalismo: se una notizia non è stampata non esiste; sono i giornalisti a dare le pagelle. Ma questa formula funziona?

La conversazione del premier, infatti, ha tratteggiato un’agenda pubblica disallineata rispetto a quella dei giornali. Anzi, i cittadini costruiscono la propria dieta comunicativa, la loro agenda senza troppo dipendere dai quotidiani. Le domande si sono concentrate sui problemi concreti di ogni giorno: scuola, economia, pensioni, energie rinnovabili, tasse, occupazione. Le questioni politiche, compresa la vicenda di Potenza e del referendum, hanno avuto un peso meno rilevante, spesso sembravano sollevate da cittadini già impegnati. L’agenda delle persone, fossero o no soddisfatte delle risposte, paradossalmente sembra più vicina alla narrazione renziana che a quella dei giornali. I partiti sono gli altri destinatari del messaggio della diretta social: anche la loro forma organizzativa è in crisi. Il nuovo spazio sociale di internet tende a consolidare il rapporto tra cittadini e leadership, come spiega Mauro Calise ne “La democrazia del leader”. La rappresentanza è scavalcata dalle forme digitali di partecipazione, per primo lo ha intuito Beppe Grillo. L’identità tradizionale delle forze politiche come intermediarie tra istituzioni e cittadini sembra delegittimata. E nello streaming video i cittadini sono apparsi attori autonomi che imparano a essere insieme riceventi, emittenti e produttori di contenuti. Renzi sembra investire proprio su questo potenziamento civile. E giornali e partiti?

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