Il Vaticano dovrebbe vendere tutti i suoi tesori per aiutare i poveri

Sebastian Sardu
Nov 6 · 4 min read

Questa è un’affermazione comune davanti alla Chiesa Cattolica, sostenendo che la ricchezza che questa istituzione possiede avrebbe la capacità di porre fine a uno dei problemi più disumani della storia: la fame.
Ad esempio, quando il famoso calciatore argentino del Napoli, Diego Armando Maradona, fu al Vaticano nell’anno giubilare del 2000, dichiarò in seguito di aver perso la fede quando vide che c’era il “tetto d’oro” mentre nei paesi poveri, i bambini muoiono di fame.
Quando alcune persone di fama popolare rilasciano dichiarazioni con tanta sicurezza, ancor più quando si tratta di questioni che muovono la sensibilità generale, queste dichiarazioni sono dogmatizzate e ripetute senza dubbio, soprattutto da quella grande maggioranza che non ha una conoscenza approfondita della materia.
Qualcuno potrebbe dirmi, senza esitazione, che non è necessario cercare troppe prove, è sufficiente andare a messa e si potranno vedere gli ornamenti ricamati in oro o i vasi sacri fatti di un metallo prezioso. D’altra parte, ci sono molti articoli su vari media che parlano su “la banca vaticana” e sulla ricchezza che vescovi e sacerdoti accumulano dai sussidi ricevuti dagli stati.
In questo modo, la voce della Chiesa che insorge ripetutamente contro l’ingiustizia che danneggia sempre i più poveri finisce disautorizzata. Sembra ipocrisia che mentre i bambini muoiono di fame, il Papa vive sotto un tetto d’oro.
Ma come dice il vecchio proverbio … non tutto ciò che brilla è oro, e letteralmente è così. Cominciamo con le cose più elementari. Certamente in una chiesa si vedono molte cose in metallo brillante, ma ciò non significa necessariamente che siano cose d’oro. Da mia parte, soltanto una volta, in una piccola chiesetta del sud d’Italia che qualche secolo fa apparteneva a un nobile tedesco, ho celebrato usando un calice d’oro fatto in quel tempo.
D’altra parte, è necessario distinguere la Chiesa Cattolica dallo Stato della Città del Vaticano. Come battezzato, sono un membro della Chiesa Cattolica e, come sacerdote, sono un membro della gerarchia, ma nessuna di queste due condizioni mi rende cittadino del Vaticano; in effetti, se devo entrare, devo richiedere un permesso.
Certamente una volta sono potuto entrare in Vaticano, il paese più piccolo del mondo. Nel suo territorio, che può essere esplorato a piedi, ci sono vecchi edifici e giardini ben tenuti, ma non ricordo di aver visto i tetti d’oro che dice di aver visto l’idolo del calcio napoletano.
Forse la domanda che può sorgere ora è a cosa serve alla Chiesa possedere il proprio stato? Non avrebbe molto più successo che vendesse tutto per offrire cibo e medicine a tutti i bisognosi del mondo?
Sarebbe, forse, un gesto piacevole, la cui memoria rimarrà presente per qualche tempo nell’opinione pubblica, mentre i bambini non solo avranno di nuovo fame, ma anche molti malati, anziani, orfani, vittime della guerra rimarranno senza qualche aiuto e assistenza.
Il fatto di possedere uno stato, che implica anche avere mezzi di supporto economico, consente alla chiesa di intervenire in organizzazioni internazionali e favorire opere umanitarie in tutto il mondo. Un chiaro esempio di questo è l’opera fatta dal Papa Pio XII durante la Seconda Guerra. Mondo, chi ha rifugiato molti ebrei perseguitati dal regime nazista, la cui testimonianza è l’attuale edificio della Nunziatura Apostolica in Italia, noto come Villa Giorgina, situato in Via Po 27 a Roma, che Isaia Levi (ebreo d’origine) donò nel 1949 a Papa in segno di gratitudine per l’aiuto che aveva ricevuto durante gli anni della persecuzione razziale e dell’occupazione nazista.
Infine, dovremmo anche calcolare la quantità di lavoro di assistenza svolto in varie parti del mondo dalla Chiesa Cattolica e forse confrontarli con quelli di qualsiasi altra ONG o fondazione … tra i quali potremmo mettere la stessa fondazione Diego Maradona che è stata creata appena nel 2012 presieduta da una delle figlie del calciatore e oggi ha disattivato il suo sito Web e ha una pagina di Facebook con un’ultima pubblicazione fatta nel 2013.
Infine, spero che questa riflessione non solo abbia portato un po di luce sulla confusione, ma ci aiuti anche a valutare chi sono gli “opinion leaders” da cui riceviamo la loro parola con rispetto riverente e capire che il fatto che una persona è buona in certe arti, non li concede immediatamente la scienza e l’autorità di dare un’opinione su tutto ciò che accade nel mondo. Come dice un altro proverbio spagnolo: Maestrillo, a su librillo! che ciascuno si limite a parlare di quello che sa e che noi abbiamo la prudenza di ascoltare le voce che hanno autorità. Buona settimana!