Stramilano 2016

Tralasciata la maratona anche per questa primavera – non sono pronto – mi butto sulla mezza distanza: già durante la fase di iscrizione e attesa del pettorale, ritiro del pacco gara e preparazioni varie, mi rendo conto di trovarmi in uno stato mentale del tutto diverso dall’ansiosa aspettativa che mi prevarica anche solo parlando della classe regina.

Questa è «solo mezza, metà» appunto… unito al fatto che non c’è alcuna pretesa di ricercare il personale che ormai per me non sarebbe nemmeno possibile – capirai, ci vorrebbero almeno 10 minuti in meno sul timer, no way – insomma, mi mette in uno stato di completo relax. La mattina della gara vado alla metro con tutta la tranquillità di un Budda, solo un pelo di ansia per l’orario perché decido di arrivare all’ultimissimo momento.

In realtà ho tutto il tempo di cambiarmi e consegnare la borsa, espletare i bisognini al parco (no spogliatoi e 20 wc per 50mila persone tra le varie manifestazioni, Milano sempre con gestioni assurde!) per poi fare adeguato stretching e dover comunque aspettare parecchio prima che decidano di fare il botto di partenza. Nell’attesa continuo a pensare alla perfetta calma che mi pervade mentre mi godo il tepore del sole primaverile sulle spalle.

Si parte, inevitabili primi 2 km caotici in cui il mio stato di grazia mi aiuta a seguire l’onda senza farmi prendere dal panico del passo non rispettato: comunque non mi interessa anche perché ho immaginato una gara basata sulla frequenza cardiaca che ho diviso mentalmente in tre tranches da 7km. Soglia aerobica, soglia anaerobica e infine massima.

Prefiguro i corrispondenti ritmi di 5:20,5:10,5:00 secondo i verdetti degli allenamenti di tutti questi mesi, improntati alla condizione fisica e allo «stare bene» a discapito della ricerca dei tempi e soprattutto con un occhio attento ad annullare i frequenti affaticamenti e stress per stomaco e cuore che da sempre mi attanagliano.

Nella mia testa però i tempi non sono importanti e prendo quello che arriva, combattendo una guerra più o meno costante con quel folletto malefico che mi dice «spingi che le gambe le hai!», primi due km a 5:40 per il caos di persone ma già dal terzo e senza nessun particolare sforzo sto sui 5:07, troppa altalena e non va bene, torno a fissare lo sguardo sul cardio e rallento ancora livellando piano piano i battiti a 155 e – che magia – ecco il 5:20 preciso come un metronomo.

La prima sezione va via in completo sciallo, le gambe girano bene, i postumi della contrattura si fanno sentire solo un poco.

Secondo step, via con 10 battiti in più e verifica costante di come mi sento: la fatica aumenta ma vado davvero a 5:10 con sgarri di uno o due secondi al massimo sul km, mi sento un mago!

Il caldo inizia a farsi sentire parecchio, lo vedo sulle facce e le magliette di quelli che supero e che sono partiti più forte di me, ed ora la pagano. Forse per questo rallento impercettibilmente e decido di fare un km in più a questa andatura togliendone uno al rush finale, prendendomi tutto il tempo di bere il mio integratore (effetto placebo certamente ma sembra starci).

Alla fine però si parte, voglio proprio vedere cosa posso spremere da me stesso senza farmi del male, se vedessi che la cosa non va posso rimettermi al passo e chiuderla senza gloria e senza patemi, ho la consapevolezza di portarla a termine in ogni caso e questa è una sicurezza di quelle monolitiche che cambiano tutta la gestione di una gara e ti danno una consapevolezza pazzesca di te stesso, una consapevolezza ed una sicurezza che raramente ho avuto: pagherei oro per avere la stessa sicurezza sui 42 km.

Non posso dire di non avere il fiatone ora ma guardo la mia ombra e mi sembra quella di un vero Runner con le spalle dritte e il fisico scolpito tra le pieghe dell’asfalto: sto spingendo davvero bene e con costanza, non sono mai superato da nessuno ma sto superando tutti quelli che mi sono trovato davanti fin dalla partenza. In una parola sto bene! Magico!

Aumentano le persone che mollano sotto il caldo sole di Milano, qualcuno sta male e cerco di non guardare perché mi da una brutta empatia purtroppo (la giornata sarà purtroppo macchiata da una morte tristissima e sfortunata di un ragazzo accasciato a pochi metri dal traguardo, lo scopro solo il giorno dopo e il mio pensiero corre ai suoi cari, che tragedia).

Torno a concentrarmi sulla mia corsa, sono gli ultimi due km e butto sulle suole tutto il mio ritmo che tengo nell’ampolla di riserva, scalo le marce e ci piazzo un bel 4:50 e scende ancora!

Immagino di fare l’ultimo a 4:40 e in effetti lo faccio. Ringrazio mentalmente una donna che mi corre a fianco e inizia ad allungare perché mi spinge a fare lo stesso (beato agonismo, non penso che lo avrei fatto altrimenti) superandola sugli scatti e volando poi in surplace dentro l’arena: un paio di curve strette e poi via sotto il traguardo! Il garmin mi avverte che ho fatto il km record a 4:28 ed è stato proprio l’ultimo di 21, se non è negative split questo!

Felicità.

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