Screening Room. La piccola guerra di Hollywood

Parliamo della startup che sta facendo litigare Spielberg, Cameron e Nolan… cos’è Screening Room? come cambierà il cinema del futuro?

Si sta combattendo una mezza battaglia a suon di comunicati stampa e interviste in prima pagina tra i più grandi cineasti americani contemporanei. Una specie di civil war la stanno definendo alcuni giornalisti americani in riferimento al prossimo film della Marvel. Il punto della questione è la start up Screening Room, ideata da Sean Parker — lo stesso di Napster e Facebook — e Prem Akkaraju.

Che cos’è Screening Room

L’idea è rivoluzionaria e allo stesso tempo pienamente inserita nel contesto attuale delle visioni domestiche in streaming: vedere direttamente in casa, tramite un dispositivo dal costo di 50 dollari, le prime visioni programmate nei cinema. Una simile soluzione metterebbe in ginocchio forse definitivamente la sopravvivenza delle sale cinematografiche americane, ma allo stesso tempo permetterebbe una fruizione più completa, aprendo la visione dei film in uscita anche a quella fetta di pubblico sempre più impegnata e/o abituata a vedere le opere audiovisive dentro le quattro mura domestiche.

Laddove Netflix, nella veste di piattaforma streaming, ancora concede alla sala cinematografica una propria autonomia commerciale e distributiva, rilanciando il proprio marchio persino come casa di produzione di documentari e film indipendenti (Beasts of no Nation di Cary Fukunaga) da vedere sul proprio portale, Screening Room si presenta davvero come una sorta di messa in discussione del flusso commerciale della fruizione cinematografica, annullando definitivamente il periodo-finestra tra l’uscita in sala e quella in home video che da sempre è il sacrario del mercato.

Spielberg vs. Cameron

James Cameron (Terminator, The Abyss, Avatar)

La startup di Parker e Akkaraju con tempismo ammirevole ha scosso nelle fondamenta Hollywood, portando nel giro di pochi giorni alla formazione quasi inevitabile degli schieramenti tra pro e contro. Nei primi figurano autentici “giganti” come Steven Spielberg, Ron Howard, JJ Abrams e Peter Jackson, non autori da “camera”, insomma, bensì cineasti che non hanno mai lesinato una propensione per il grande spettacolo ricco di effetti speciali. A quanto sembra, alcuni di questi nomi hanno già investito del denaro nel progetto, ma non tutti i grandi di Hollywood hanno a cuore Screening Room. Tra questi emergono pesi massimi altrettanto influenti come James Cameron, Christopher Nolan, M. Night Shyamalan e Roland Emmerich. Per il primo ha parlato il suo storico produttore Jon Landau: “Sia io che Jim siamo legati alla religiosità dell’esperienza cinematografica. (…) è essenziale per i film essere visti nei cinema all’inizio della loro distribuzione“. Shyamalan, per parte sua, ha rilanciato con un tweet ricordando come vedere un film da soli o in una sala piena siano due esperienze completamente diverse.

the Future…

Alla base di questa querelle probabilmente si gioca una partita ancor più importante di quella tra pellicola e digitale, che tanto ha coinvolto autori hollywoodiani, anche di ultima generazione, negli ultimi anni. L’avvento di Screening Room potrebbe cambiare per sempre non tanto il nostro modo di guardare un film — da generazioni assuefatto ai piccoli schermi — quanto appunto il mercato, le strategie politiche e comunicative delle grandi case di produzione, forse la stessa concezione estetica e sonora dei blockbuster del futuro. È una questione complessa e di “potere”, che mette in gioco (e a rischio?) tutti gli investimenti su 3D e Imax che gli esercenti da alcuni anni hanno predistosto per rilanciare l’esperienza su grande schermo. There will be blood…

Carlo Valeri

articolo pubblicato su www.sentieriselvaggi.it

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