The Undertaker si ritira. Anche l’immortalità invecchia

La Leggenda del wrestling si è ritirato dopo più di 25 anni di carriera. Nel suo personaggio è possibile vedere tutta l’evoluzione dell’intrattenimento. (Martina Ponziani, www.sentieriselvaggi.it)

We are like the movie Rocky. We’re a story. We’re a great story that just happens to take place sometimes in the wrestling ring…

Così Triple H sentenziò una volta per tutte cos’è il wrestling. Non è sport, non è semplice intrattenimento: è cinema, è serialità. E quando il protagonista più longevo della storia di Wrestlemania annuncia il ritiro che succede? Si chiude una leggenda e se ne prova ad iniziare un’altra. E’ infatti una chiusura di un’era quella vissuta la scorsa domenica con il ritiro dalle scene di The Undertaker, nome portato sulle scene da Mark William Calaway che dal 1990 veste i panni del Deadman, del becchino del wrestling divenuto poi immortale. Ed è proprio il costume la prima cosa che viene in mente pensando a questo personaggio: il cappello, i guanti, la giacca di pelle. Tutti elementi iconici estrapolati dall’immaginario visivo comune per poi essere riutilizzati in una delle storyline più complesse e meglio studiate nella storia dell’intrattenimento. Infatti quello di Undertaker è stato uno dei personaggi che più ha cambiato la storia di un genere che prima di lui era confinato negli stretti spazi dello stereotipo e poi si è guadagnato il posto tra gli show più visti della televisione. La sua è solo una delle tante storie inserite in delle sceneggiature, perché queste sono, su cui sono basati gli incontri/scontri sul ring del wrestling e che sono state storicamente basate sul conflitto tra due personaggi che, almeno fino agli ’80, erano palesemente schierati su due fronti opposti in pieno stile Guerra Fredda: l’americano vincente contro (solitamente) lo straniero da battere.

Quello che però fece il vero successo di questo tipo d’intrattenimento è l’introduzione dell’ambiguità e di quello che divenne celebre come turn face/turn heel all’inizio degli anni ’90. E ad incarnare queste sfumature e l’essenza complessa dei personaggi è stato proprio Calaway che si presentò sul ring per la prima volta nel 1990 come il misterioso nuovo membro dei Million Dollar Team. Inizialmente doveva interpretare un becchino del west, poi il suo abbigliamento, caratterizzato da un costume viola, lo vece avvicinare ad un mondo che ricordava quello mistico degli stregoni. Un personaggio che già quindi si rifaceva ad un mondo ultraterreno, ma che riuscì a trovare il suo compimento solo grazie al sodalizio con il manager Paul Bearer che lo trasformò in una vera e propria creatura sovrannaturale. Un cambiamento che ha sottolineato quanto questo, considerato perlopiù come uno sport atipico, si stava avvicinando alle sfumature della narrativa cinematografica che vedeva contemporaneamente un esplosione del genere horror e fantascientifico. E’ uno strano caso (o forse non troppo) quello che nel 1994, anno in cui Undertaker raggiungeva il suo apice sconfiggendo il suo cloneBrian Lee, usciva sul grande schermo Il corvo diretto da Alex Proyas che nella figura interpretata da Brandon Lee riprendeva tutte le sfaccettature funerarie del personaggio dello sportivo e la sconfitta sulla morte. La stessa, celebre, entrata sul ring di The Undertaker tra i fumi dell’aldilà ed i rintocchi della campana, con il seguito di Bearer che trasportava le sue ceneri è stata una delle operazioni di scenografia più mirata del piccolo schermo in quegli anni. Una contestualizzazione che trovò il suo compimento nella stable dei The Ministry of the Darkness ma che risale anche alla precedente scrittura di altri personaggi quali Papa Shango e Gangrel. E’ come se il wrestling abbia voluto accentuare in questi anni la rottura con il realismo dello sport e sottolineare come gli appartenesse per stessa essenza concettuale quella della finzione. Un punto che però negli anni 2000 sembrò essere arrivato ad un momento di stasi.

Con il nuovo millennio infatti tutta quella immagine del Deadman che a tanti ricordava il musical Il Fantasma del Palcoscenico di Brian De Palma, oppure prodotti come Lord of the Darkness, Big Evil — Il grande male, era arrivata ad una collocazione che non tutto il pubblico non riusciva ad identificare. Infatti con il grande boom di share e l’internazionalizzazione che stava avendo il wrestling americano, il personaggio di The Undertaker stava diventando poco adatto al pubblico dei più giovani. Cominciava a sembrare eccessivo il suo presentarsi sul ring con una bara dove seppellire (letteralmente) gli avversari, la classica mossa del taglio della gola Chokeslam, e tutti i rituali inerenti alla morte che venivano continuamente messi in scena (tra tutti nei match Buried Alive).

Così Calaway si inventò il personaggio dell’American Bad Ass, un classico biker americano che però durò solo dal 2000 al 2003. Il ritorno di The Undertaker era ovviamente richiesto a gran voce (e giustificato nella storyline con la vendetta del fratellastro Keane), a patto però di accettare di spogliarsi dalla sua immortalità. Infatti quello che i veri e propri sceneggiatori del wrestling capirono è che nel nuovo millennio bisognava inserire la vulnerabilità come nuova attitudine dei personaggi, soprattutto dopo quello che successe in America nel 2001 che influenzò tutti prodotti destinati al grande pubblico. Ecco allora che dopo il match a WrestleMania XXVII contro Triple H un stanco Undertaker è costretto ad uscire dal ring in barella e la sua storica striscia di imbattibilità a Wrestlemania (una streak durata per 21 vittorie consecutive) viene interrotta per mano di Brock Lesnar a WrestleMania XXX. Un addio quello che è avvenuto domenica che quindi sembra essere già iniziato da dieci anni, dal momento in cui la leggenda è diventata uomo.

E’ quindi in questa parabola di un personaggio che si può riconoscere la tendenza dell’ultimo momento di eliminare nell’horror, nel thriller e nell’intrattenimento cinematografico in generale, la tendenza all’immortalità che sembra in qualche modo non più funzionare. Il mostro della morte non fa più paura, quanto invece la fa l’evoluzione dell’uomo comune verso il male. Ecco allora perché quel spogliarsi davanti a tutti della leggenda di Undertaker che torna ad essere semplicemente Mark William Calaway è stato uno dei momenti più commoventi e di presa di coscienza di un pubblico che deve mettere da parte i propri idoli immortali ed accertare la vulnerabilità. Anche sul ring.

Martina Ponziani

articolo pubblicato su www.sentieriselvaggi.it

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