Riprendere il cammino

Questo è l’inizio di una storia, riletto anni dopo, con i segni del tempo sul cuore e la voglia di ricominciare.

Tutto ha avuto inizio da una sconfitta inaspettata, da un inceppo della natura, da un susseguirsi di eventi imprevedibili, casuali.

Nulla si poteva prevedere, niente dava a presagire, tutto sembrava essere normale.

La vita ti offre sempre ciò, di cui hai bisogno e lo fa in modi, che sfuggono all’immediata comprensione; sarà così o sono io, che sopravvissuto, elaboro e do un senso a tutto quello, che un senso non ha?

“La luce del buio, Dadà”

Sono passati alcuni giorni e ancora penso a quelle parole; è strano come questo insieme di suoni articolati, riescano ad infilarsi tra le connessioni neuronali, trasformarsi in immagini e tracciare la rotta verso il cuore, dove una volta arrivati, vi si insediano, senza più lasciarlo.

Mi sono sorpreso, per un attimo, ho pensato che mio figlio avesse percepito, dall’espressione del mio volto, il buio, che mi permeava; in quell’ennesima sera, in cui rientrato tardi dal lavoro, rimuginavo sull’impossibilità di riuscire a concretizzare i miei intenti.

Le mie azioni assomigliano sempre più alle convulsioni di un pesce, appena strappato dal suo habitat, che disperatamente si agita, sperando di uscire da quel secchio di plastica dura, sulle cui pareti, i segni lasciati dai suoi predecessori, chiaramente indicano il suo destino.

“Sono le parole, Amoremio, sono loro la luce del buio, come tante lanterne cinesi, sospese nel tempo, che fluttuano sospinte dal vento”.

Anche il buio vuole la sua luce, un rapporto d’amore e odio, dove la ricerca di un equilibrio, è il qui e ora, in un respiro trattenuto, poi lasciato andare, per essere riacchiappato al volo, perché senza non c’è vita.

Troppo tardi, troppi rimorsi, troppe dimensioni attraversate alla ricerca di noi. Mi sono perso in quella zona d’ombra, in quel tardo pomeriggio, con gli occhi fissi sullo schermo; sono ancora lì, chiuso in un ambulatorio. Il mio sguardo si è perso dentro di te e non sono più tornato, Amore. Sono rimasto nascosto, con il cuore rigonfio di lacrime, in un finto sorriso; è stato difficile comprendere e far capire.

C’è una luce nel buio Amore mio, torna a cercarmi, io non riesco a rialzarmi, rinchiuso tra queste quattro mura.

Tempo, Soldi, Responsabilità, Capacità sono i quattro muri in cui sono rinchiuso, ma le parole disegnano finestre, da cui filtrano i raggi del sole, dipingono porte da attraversare, per ritrovarsi in un foglio bianco.

Ti va di fare un disegno? Una strada che riempie lo spazio vuoto, in cui è possibile ritrovarci, lungo la quale ci abbracciamo di nuovo, per proseguire il nostro viaggio.

Io sono nelle parole, è lì che mi trovi, ogni volta che ti manco, in ogni occasione in cui hai bisogno di me, mi trovi tra le parole, scritte o parlate, sono loro il mezzo, che ci riassume, senza fronzoli, io e te.

Lo scriviamo insieme questo futuro, me lo hai insegnato tu, con la tua forza, la tua voglia di non arrenderti, in quei morsi, che mi trasmettono la tua frustrazione e la tua voglia di lottare.

La scriviamo insieme, Amoremio; in questa strada piena di pericoli, imprevisti e delusioni, c’è spazio per ridere a crepapelle, per sognare e viverli quei sogni, per conquistare momenti di gioia e grandi traguardi.

Decisioni difficili, scelte complicate, rischiose; prima o poi te le trovi davanti, eppure sei tu al timone della nave, a te spetta scegliere la rotta, altrimenti la nave andrà comunque alla deriva, che ti piaccia o no; gettare l’ancora non serve a molto, è un palliativo, che puoi sfruttare per prendere tempo, riflettere, ma se lasci che l’acqua, mescolata al tempo, diventi fango, ci resterai impantanato.

Un cammino per noi stessi

Capitano quei momenti, in cui è tutto buio, non sai cosa fare e ti assale l’ansia, è normale, succede. Poi bastano poche parole a risvegliare la consapevolezza, a riportare “la luce del buio!

Vivo anch’io di ondate di speranza, alcune sono secchi raccolti da pozzi profondi, con grande fatica, altre sono proprio onde impetuose, che nascono da azioni fisiche e di esse si alimentano.

I conti si fanno con la terra umida, che mi trovo fra le mani, quando le acque si ritirano e non seguono nuove azioni di tale portata e intensità; senza argilla, con quella terra, non puoi costruire qualcosa, quell’argilla si chiama apprendimento.

La cosa più impegnativa è definire un cammino per noi stessi.

La forza di un uomo sta nel prendere decisioni, appena percepisce il bisogno cosciente di un cambiamento, prima che diventi sofferenza, insoddisfazione, rabbia o depressione, deve agire con responsabilità, perché le emozioni percepite sono indici, che segnalano alla nostra vecchia vita, che il tempo, a sua disposizione, è finito.

Ad un certo punto è quindi quasi impossibile non agire, l’insofferenza è tale per cui siamo in grado di frantumare vecchi ostacoli, iniettando di fiducia incondizionata la nostra stessa vita e dando fondo a tutta la nostra forza interiore.

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