Turismo: un anno vissuto pericolosamente

L’anno turistico visto con gli occhi di un destination manager, scomposto in dodici comode mensilità (più due di bonus, aggratis).

Gennaio. È il mese dei buoni propositi, delle iniziative innovative, del “quest’anno si cambia tutto”. Da anni innovare significa “mobile” (“mobail” all’inglese, che fa sempre figo). Il destination manager passa il mese a valutare proposte e progetti, cercando di capire se è meglio fare un’app o un sito responsive. Chiede consigli a tutte le persone competenti, per esempio al vicino di casa che è stato uno dei primi ad avere il cellulare di quelli che si chiudevano, tanti anni fa.

Fare l’app sembra la soluzione più adeguata, del resto l’ha fatta anche Booking.com. Non dovrebbe nemmeno costare tanto, il figlio del macellaio ne ha appena fatta una come esercitazione alle scuole superiori e sua zia dice che è tanto carina.

Arrivano i primi preventivi, l’unico economico è quello del figlio del macellaio, gli altri devono essere tutti impazziti. Solo a leggerli ci vuole tempo, i giorni passano e si arriva a Febbraio.

Febbraio. È il mese corto, quello che appena iniziato è già finito. Se non sei Cortina o Courmayeur, è un mese che non ha niente da dire. È l’ideale per il turismo di nicchia, soprattutto la nicchia dei turisti che restano a casa loro, l’unico posto dove li trattano proprio come meritano.

Marzo. È il mese delle ristrutturazioni e dei lavori. Gli albergatori sono operosi, e il lavoro viene premiato. I turisti sono contenti quando vanno nelle camere ristrutturate a nuovo, lo scrivono pure nelle recensioni. Varrebbe quasi la pena di aggiornare le foto su internet, e raccontare che l’albergo è tutto nuovo… peccato non ci sia tempo e ci siano tante altre cose importanti da fare.

Aprile. Inizia la primavera, c’è Pasqua, la destinazione si muove, arrivano i primi ospiti. I tedeschi li riconosci subito per il sandalo col calzino e perché pranzano con una insalata verde (in due) e due cappuccini. I cinesi fotografano tutto, in particolare il cielo, che nelle loro città è scomparso da un pezzo. I francesi passano la giornata a dire quanto meglio sia la loro Francia, gli uomini dell’est a ammirare le donne italiane, neanche che le loro bionde fossero da buttare. Gli americani guardano le rovine e si chiedono perché non siano state ricostruite le parti andate distrutte, gli scandinavi non capiscono come può un caffè costare meno di cinque euro ed essere migliore di quello che bevono a casa loro. E poi ci sono gli italiani, che sembra sempre che in vacanza ci siano arrivati per caso.

Maggio. È il mese della comunicazione, degli inviti ai giornalisti e dei blog tour con gli instagrammers. Con i giornalisti tutto bene, sono sempre cortesi e per niente pretenziosi, del resto è ovvio che per scrivere il pezzo servano 10 giorni, e questa cosa che loro scrivono meglio se sono ospiti in alberghi di lusso deve essere vera, perché la dicono tutti i giornalisti. Poi c’è tanta offerta ed è dura riuscire a pubblicare il pezzo sulle riviste, ma l’anno scorso sono usciti ben tre trafiletti, uno aveva anche il titolo in grassetto.

Con i blogger invece è tutto un altro clima, molto più rilassato. Loro sono diversi dai giornalisti, amano un’atmosfera familiare, non convenzionale. Deve essere per quello che si portano famiglia, amici, cani e gatti. E twittano come i pazzi, a volte si ritwittano addirittura tra di loro. Un successo assicurato.

Giugno. La stagione entra nel vivo, lo staff è al completo, le prenotazioni faticano un po’ ma si sa che la gente prenota sempre più all’ultimo, c’è sempre la speranza che prenotino dopo la vacanza. I turisti si lamentano che a colazione non c’è la frutta tropicale, ai Caraibi c‘erano mango e papaya a volontà, e che non cambino le lenzuola tutti i giorni: “vogliamo pagare 200 euro a settimana ma mica siamo dei pezzenti!”

Luglio. È il mese della discordia. C’è tanta gente ma non spendono, soprattutto quelli arrivati con il pacchetto offerta a 35 euro pensione completa. Dev’essere colpa di Airbnb, quelli non pagano le tasse. E poi la tassa di soggiorno, che in Croazia non si paga ed è per quello che vanno tutti lì. Comunque l’anno prossimo si fa un bell’evento in piazza che il sindaco ci tiene tanto a presentare il nuovo marciapiede finanziato con il progetto della Comunità Europea.

Agosto. È il mese delle corse e del trambusto. Si aspetta tutto l’anno che arrivi e appena inizia non si vede l’ora che sia finito. Ma quest’anno sarà diverso, perché gli italiani hanno imparato con le partenze intelligenti, arrivavano sempre tutti di sabato, adesso arrivano tutti di venerdì. E via dalla pazza folla, alle ricerca di mete esclusive, posti unici e ricercati. Purché costino meno di 50 euro e siano a non più di cinque minuti dall’autostrada.

Ferragosto (bonus). A Ferragosto la destinazione è piena. Il destination manager osserva la coda ininterrotta di auto e pulmann in centro al paese e sorride contento. Sarà un lavoro difficile, ma guarda che soddisfazioni! Tutto il week end con il pienone, l’ufficio turistico ha dovuto addirittura gestire due overbooking. Il lavoro ben fatto, paga.

Settembre. È il mese della raccolta, dei primi bilanci, delle analisi e delle valutazioni. Quelli del “Belvedere” hanno preso l’auto nuova, al bagno “Alba incantata” hanno chiuso con una settimana di anticipo. Al mercatino del venerdì c’era gente anche la prima di settembre e fuori dai ristoranti la domenica mattina ci sono tanti sacchi di immondizia. L’approccio analitico è faticoso e costoso, ma quante soddisfazioni quando dai dati escono le conferme: quest’anno, annata d’oro.

Ottobre. È il mese degli operatori, degli incontri, delle valutazioni a freddo, delle decisioni. Gli incontri permettono di capire la situazione, che poi si deve chiamare il consulente per programmare l’anno successivo. Il consulente è uno di quelli tosti, che vogliono un sacco di soldi ma del resto è uno che le cose le sa; è tanto bravo che quando parla non si capisce quasi nulla, ma son cose difficili del resto. Il progetto dell’anno scorso era meraviglioso: la campagna di brand awareness su target tramite adwords per lead generation in co-brand aveva convinto il consiglio direttivo. Peccato per la landing page, era in Flash e alla fine non ha funzionato niente. Ma non è colpa del consulente, non l’aveva mica fatta lui.

Novembre. È il mese delle meritate ferie. L’anno è quasi concluso, ed è andato molto bene, merito delle brillanti strategie messe in piedi. Mica come l’anno prima, che era andato malissimo per colpa del brutto tempo. Il destination manager si gode il suo meritato periodo di riposo, pensando già alle iniziative per l’anno successivo, che sarà nuovamente di gran successo (sempre che ci sia il sole, beninteso).

Dicembre. È il mese della reputazione. Che soddisfazione tutte quelle recensioni positive, veritiere, affidabili, sacrosante. In una parola: meritate. Peccato per le recensioni negative, tutte chiaramente fasulle. C’è davvero tanta invidia in giro, che schifo. Per l’anno prossimo però la strategia per migliorare le recensioni negative è chiara: si esce da Tripadvisor.

Natale (Bonus). A Natale il sindaco riceve in regalo uno smartphone nuovo, un fiammante iPhone 32Plus con allegato il bigliettino dei nipoti che dice “è ora di rottamare il tuo Nokia”. Passa l’intera giornata di Natale a cercare di togliere la batteria, a Santo Stefano si arrende e decide di provare ad usarlo. Si fa dire il nome dell’app turistica, che aveva approvato qualche tempo prima perché tutti dicevano che era importante, e se la fa installare. La apre, e si chiede come mai il logo del comune non si vede come se lo immaginava lui.

E così la prima telefonata con lo smartphone nuovo è per il destination manager, una bella ramanzina non gliela toglie nessuno, che se la merita tutta. E così, al rientro dalle vacanze, quale sarà la prima occupazione del destination manager? Il mobile, è ovvio, e si ricomincia da gennaio.

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