Il futuro, prima o poi, torna
Matteo Renzi
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Ci vogliono palestre, è ciò di cui abbiamo bisogno.

Parlo come singolo, appartenente a una categoria di cittadini pensanti oggi costretti alla clandestinità e all’invisibilità, gli intellettuali e gli studiosi. Travolti dalla pubblicistica populista che ha fatto proprio il termine “intellettuale” spacciandolo come insulto, in modo tale da avere gioco facile nel legittimare l’ignoranza, l’analfabetismo funzionale, la voglia piccolo-borghese di rivalsa rabbiosa e furiosa, non troviamo spazio adeguato, nè asilo, nè condivisione ospitata nei luoghi consueti del dibattito politico, sia quelli consueti tradizionali, sia quelli attuali dei social network, ormai nelle mani di webeti faziosi e propagandisti.

Abbiamo bisogno di palestre in cui trovarci costruendo un nuovo modello di socialità dentro una comunità di simili, accolti per principio al di là della loro diversità, e in palestra, allenarci per ritrovare il Senso del dibattito, del confronto, della condivisione di quel patrimonio di idee che è sempre stata la più ricca tra tutte le eredità del pensiero nazionale italiano, per ritrovare il gusto e il piacere dell’orgoglio nel sentirsi vivi e pensanti e partecipanti, al di là dello scontro fazioso. Non a caso, il primo commento a questo blog è un insulto: è lo specchio dell’Italia di oggi. Ed è questo che va rinnovato.

Abbiamo bisogno di palestre attuali e originali, vere, non fittizie e tantomeno finte. Che si senta e si percepisca subito che sono vere e non sono il frutto di una ingegnosa trovata mediatica dal sapore marketing.

Ricacciati indietro nella palude della stasi perenne in seguito alla vittoria del No, come era prevedibile, è necessario ricominciare a lavorare nella diligenza di chi intende operare e non soltanto aspirare a una visibilità di comodo facilmente spendibile per un futuro piazzamento elettorale da qualche parte.

Abbiamo bisogno di palestre per allenarci a un Senso di civiltà perduta, per ritrovare il passo dell’innovazione e della ricerca di soluzioni immediate e comuni da mettere a disposizione dell’intera collettività.

Abbiamo bisogno di sapere e di sentire che esiste un’alternativa a questa deprimente idea che ci fa sentire esuli in patria, afoni e non desiderati da parte di una classe dirigente che finora ha mostrato e dimostrato di preferire capi-bastone raffazzonati e collettori di consenso piuttosto che attivi partecipanti pensanti al dibattito attuale per migliorare la nostra nazione.

Come e dove? Quanto e quando?

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