Guardare avanti

Non so voi, ma io amo guardare avanti, voltandomi indietro il meno possibile. Per questo motivo cerco di evitare di tornare in posti dove si è chiuso qualche capitolo della mia vita. Ma non sempre si può scegliere e può capitare di essere catapultati nel passato. Vi è mai capitato?

Intanto, eccomi di nuovo a Pisa.

Quanto tempo sarà passato dall’ultima volta?

Una ventina d’anni, circa.

Pisa come Praga e Brno, le città della mia formazione; dai 18 anni alla laurea fu un continuo. Poi dopo la laurea blackout, esperienze finite, nuove sfide da affrontare. E non c’erano i social network , che non è poco. Sembra ieri, son solo pochi anni in fondo, ma mi sento appartenente all’epoca del giurassico!

Non ci sono mai tornato neanche in Repubblica Ceca. Nessun motivo particolare, nessun trauma vissuto. Semplicemente, sono andato oltre.

Pisa. 2016. Strane sensazioni addosso. Sono qui per lavoro e sono concentrato sul da farsi: secondo mandato nel direttivo nazionale di AITR, l’associazione italiana turismo responsabile. Saran due giorni intensi per programmare le attività dei prossimi 3 anni.

In teoria potrei restare in questo luogo accogliente che è l’ostello gestito dalla coop. Ballarò, palermitani, un passato universitario comune al mio: a quei tempi noi raggiungevamo Pisa da Napoli per protestare contro le leggi universitarie e ci scambiavamo fax con le facoltà occupate a Palermo per decidere il da farsi.

Parentesi: ogni tanto mi si forma in testa questo pensiero, non so se è comune anche a voi: gli antagonisti di un tempo oggi sono precari o imprenditori etici spesso senza un soldo; quelli della generazione precedente sono per lo più impiegati o dirigenti pubblici, se non son finiti male. Hanno osato più loro? Abbiam sbagliato qualcosa noi? Ecco, a guardare al passato spesso mi prende a male, pure se in fondo son orgoglioso di tante cose fatte. Temo che tornando in un luogo i rimorsi si faccian strada nella mia testa più velocemente degli aspetti positivi.

A Pisa per esempio invece di esser felice per aver trovato il mio primo amore, passeggiando sul lungarno mi chiedo perché ho perso i contatti con l’amica Marta e non solo, così assiduamente frequentati a quei tempi. E sfioro solo piazza delle vettovaglie, dove la bottega equosolidale è ancora al suo posto e all’epoca ci andavo sempre.

La prima volta che ci venni ero con la mia chitarra, i miei ideali e un fardello pesante di timidezza. Primo viaggio da solo, se se si eccettua quando a 16 anni presi il treno e arrivai ad Amsterdam. Ma lì l’impresa fu il viaggio, poi per strada incontrai la mia famiglia. A Pisa andavo invece a partecipare a un campo della ONG Mani Tese; si trattava di raccogliere oggetti da rivendere in vari modi per finanziare progetti di sviluppo nel sud del mondo. Una sfida ardua per me: partecipare a un campo in cui non conoscevo nessuno, io noto silente, sempre a disagio fuori da miei circuiti protetti.

A Pisa ho capito che ero in grado di affrontare il mondo degli adulti.

Raggiungo piazza dei Miracoli, la torre me la ricordavo più grande, la piazza enorme. Lo immaginavo: tornando in un luogo non ho più lo slancio emotivo che mi aveva fatto ammirare il tutto con gli occhi incantati del viaggiatore.

Mi colpisce di più, nelle zone adiacenti, la compresenza fra mondo universitario e servizi turistici. Molto meglio passeggiare sull’Arno, mentre la cassetta dei ricordi inizia ad aprirsi.

Rischio nostalgia. Si riaffacciano volti, luoghi, storie, sensazioni e recriminazioni. Paura di esser travolto.

Per fortuna a Pisa incontro Ivan, giovane amico materano che ogni tanto fa capolino e ci teniamo aggiornati. Una cecina, due chiacchiere, il suo impegno con la rete Rebeldia, le occupazioni degli spazi abbandonati, storie intense che formano e lasciano il segno.

Sarà che non sono mai stato un turista, ma a me piace conoscere di un luogo le storie che lo rendono unico, il resto mi annoia. Compreso il passato.

Ivan mi fa vedere il murale dedicato a don Gallo e mi racconta tanti particolari di quella intensa esperienza, il luogo restituito ai cittadini finché è durata, la resistenza allo sgombero stando sugli alberi.

Incontrare Ivan mi ha rasserenato, il mio sguardo è tornato a guardare avanti e il passato è tornato a fare il suo mestiere: quello di un amico discreto.

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