Materadio, un esempio da seguire

Son passate poche ore dalla fine della VI edizione di Materadio, festa di radio 3 svoltasi a Matera, e fervono i lavori per smontare i palchi che hanno allietato i tanti partecipanti che si sono assiepati fuori e dentro casa Cava, un successo di pubblico senza precedenti. Ottime performance artistiche e tanti stimoli culturali.

L’evento che tanto clamore e critiche aveva suscitato nel 2015 con la nuova giunta che ne contestava l’utilità, vola alto e si spera che tutti si siano resi conto che sono soldi pubblici ben spesi.

Tanto pubblico, dicevo; molta più gente degli anni precedenti, quando il passaggio da casa Cava alla vicina piazza Barisano era una breve transumanza collettiva.

Io quest’anno ho deciso di restare all’aperto e di godermi quanto accadeva fuori; un po' per lasciar spazio ai tanti venuti da fuori apposta per l’evento; un po’ perché oramai ho assecondato la voglia di vedere da vicino quelle che un tempo erano solo voci e che oggi riconosco e saluto pure per strada; un po' perché non potendo giungere presto non mi andava di aspettare che qualcuno uscisse.

E infatti puntuale ecco la solita fila di chi, forse ignaro di quanto pubblico richiami Materadio, è rimasto fuori da casa Cava, il luogo dove vengono svolti gli eventi al chiuso.

Talmente tanti quelli rimasti fuori che oltre all’amplificazione verso l’esterno hanno montato poi anche un maxi schermo.

Non sono mancate le persone che invece di seguire un qualche programma ascoltando dagli altoparlanti e approfittando del buon clima, passava il tempo a litigare con il serafico addetto al varco, unico detentore della lista d’attesa che funzionava modello pizzeria, lasciavi il nome e quando si liberava qualche posto facevano la chiama ad alta voce pescando in ordine di iscrizione della corposa lista d’attesa.

Forse oramai la zona scelta è troppo piccola per contenere tutti, ma intanto vallo a trovare uno scenario così mozzafiato. E poi il festival è bello per l’atmosfera che crea, non solo per le performance. Se non ricordo male nelle ultime edizioni per ovviare al fenomeno di chi enetrava la mattina a casa cava e ne usciva alla pausa si erano alternate le trasmissioni ogni volta in un luogo diverso della zona, così da incentivare un continuo ottimale turnover. Quest’anno non so perché la scaletta è stata più rigida, qualche motivo tecnico ci sarà stato, non avev senso ritornare su problematiche già afffrontate e risolte.

Bravi i giovani volontari che hanno dato un contributo importante alla buona riuscita dell’evento. E ogni tanto sbucavano da dentro casa Cava per distribuire programmi e gadget a chi se ne stava all’aperto.

Non più un evento di nicchia come forse in passato, ma un evento che ha richiamato gente da ogni dove. E se Bollani ha attirato gente financo da Trani, la sera dopo per un concerto meno famoso c’era molta più gente per non parlare della domenica alle 13, con una piazza san Giovanni gremita.

Ovviamente un evento del genere in diretta RAI ha i suoi costi, ed è sempre bene quando sono soldi pubblici vigilare e capire se i soldi sono stati ben spesi, specie se in genere vengono elargiti allegramente (vedi il contributo rinnovato anche per il 2015 a Yeros, un unico concerto per il qualche la Regione nel 2014 ha stanziato 50.000 euro!). Vari sono gli indicatori da tener conto, non tutti facilmente quantificabili e non certo ragionando per sensazioni: le presenze all’evento sono solo un indicatore: poi bisognerebbe capire quanti sono del logo e quanti son venuti da fuori, per capire se è un evento che oltre a essere culturale ha anche vocazione turistica. E poi bisognerebbe capire se chi è venuto da fuori era escursionista (alias è tornato a casa in giornata) o se turista (alias ha pernottato in loco). Nel primo caso ne guadagna solo una parte della filiera turistica (principalmente bar e locali di street food) e aumentano i problemi gestionali (fra l’altro se l’evento è gratuito non essendo gli spettatori censiti è difficile predisporre piani adeguati per la viabilità, i parcheggi, lo smaltimento dei rifiuti, neanche per le edizioni successive; nel secondo caso tutto è più misurabile e analizzabile, oltre a guadgnarne tutta la filiera.

PArlando con chi è venuto, la mia impressione è che questo evento ha richiamato gente da fuori che ha pernottato almeno due notti (cioè più della media cittadina) e ovviamente restando a Matera ha poi mangiato, visitato qualche sito, bevuto e acquistato quache souvenir.

Al di là dei gusti, che sono sempre soggettivi, e del target, che può variare di evento in evento, secondo me sono eventi del genere cui deve guardare una novella destinazione turistica. Non agli eventi spot (vedi capodanno RAI o simili). E con un occhio attento anche alla veicolazione meditica del tutto .

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