La fine dei giochi

Dopo undici anni e ventidue film, il Marvel Cinematic Universe è infine giunto al suo primo vero traguardo: la chiusura delle trame imbastite a partire dal 2008 e che, con Avengers: Endgame, terminano il proprio ciclo di vita per aprire la porta a qualcosa che sarà necessariamente diverso sotto ogni punto di vista.

Qui non voglio fare spoiler, per cui parlerò in modo molto generale di ciò che questo film rappresenta.

In una settimana l’ho visto tre volte: la prima martedì sera, in una maratona al momento dell’uscita che ha incluso anche la visione di Infinity War e la presenza non solo di Miss Sauron, ma di decine di Nerd entusiasti come noi.

Poi una seconda volta con gli amici della redazione e infine, ieri, la visione in lingua originale.

Non c’è stata una volta che non mi sia entusiasmato, che non abbia voluto urlare (o l’abbia effettivamente fatto, come avvenuto martedì con tutta la sala) in numerose scene, che non mi sia esaltato, emozionato, commosso.

Endgame non è un film perfetto e non può esserlo. Non vuole esserlo. Non è il suo scopo. Endgame è la celebrazione del più grande progetto cinematografico (popolare e non) mai creato, la degna conclusione di quella che diventerà la vera epica moderna, che piaccia o meno.

Perché Endgame è questo: epica allo stato puro. Con i suoi momenti divertenti, quelli metanarrativi, quelli celebrativi, con il suo strizzare l’occhio in certi momenti e sorprendere completamente in altri. È la fine perfetta di un viaggio incredibile.

Non tutti ne saranno felici ed è giusto così. Non tutti apprezzeranno od odieranno le stesse cose. Ci sarà (c’è già, a dire il vero) chi criticherà per il gusto di farlo e chi per genuina delusione. È tutto lecito, tutto valido, ma non toglie ciò che questo film è riuscito a essere e ciò che sarà sempre nella storia.

Kevin Feige, come mente, i tanti registi che si sono avvicendati, i fratelli Russo, ma anche e soprattutto Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner e Mark Ruffalo ci hanno regalato delle nuove icone, nuovi volti che rappresentano — già lo dicevo — quell’epica che nel passato remoto era rappresentata dai miti classici e dalle opere omeriche e non, che Tolkien volle ricreare con le sue opere, e che, ammettiamolo, negli anni ‘60-‘90 era stata avviata dalla sua controparte cartacea troppo a lungo vista come robetta da bambini.

Se quando ero adolescente mi avessero detto che i miei personaggi, i miei eroi, quelli per i quali ero preso spesso per i fondelli, sarebbero diventati il simbolo e la rappresentazione di tutto questo, non avrei probabilmente osato crederci.

Se mi avessero detto che tante persone mi avrebbero domandato “voglio iniziare a leggere Marvel, cosa mi consigli?” avrei riso.

Ora è realtà ed Endgame, con tutti i difetti che gli si vorranno trovare, è la degna conclusione di quel percorso. Ora si riparte, certo: la fase 4 è alle porte, nuovi personaggi arriveranno, ma quello a cui abbiamo assistito, questa costruzione del mito, sarà probabilmente irripetibile e, onestamente, è forse giusto così.

Intanto noi eravamo qui. Fino alla fine dei giochi.

PS: se volete invece sentirmene parlare in pieno, con spoiler, analisi, battute ed emozioni, allora DOVETE passare ad ascoltare il primo episodio di Polo Nerd.

E, se volete, potete abbonarvi su Apple Podcast qui: https://podcasts.apple.com/it/podcast/polo-nerd/id1459355481


Originally published at …E a volte, quando cadi, voli.