Accadde il 1 Luglio 1915: il racconto della battaglia della Somme in un’unica striscia

Ne La grande guerra, Joe Sacco ci racconta la giornata della battaglia della Somme del 1 luglio 1915 con un’unica striscia a fumetti di sette metri, senza soluzione di continuità d’azione.

Nella bella mostra sulla Prima guerra mondiale al Mart di Rovereto, La guerra che verrà non è la prima, fanno mostra di sé moltissime pubblicazioni degli anni 14–18 accanto a opere moderne che ci danno il senso esatto di come quel tragico avvenimento non solo non sia mai passato nella memoria, ma anche come arrivi, come un fiume carsico, fino ai nostri giorni. Moltissime le opere editoriali in mostra come libri, opuscoli, illustrazioni, giornali dell’epoca, a dimostrazione della pervasività sia delle campagne propagandistiche, sia della presenza incombente degli effetti nella vita quotidiana di una guerra che spazzò via un’intera generazione. Tra queste spiccano molti fumetti e illustrazioni dell’epoca apparsi sulle pagine del «Corriere dei Piccoli», come per esempio Schizzo di Attilio Mussino, un Little Nemo italiano che si addormenta pensando alle notizie dal fronte e sogna di sconfiggere gli Austriaci, oppure Italino di Antonio Rubino, il cui nome è esplicativo da solo, autore anche di moltissime illustrazioni a doppia pagina per «La Tradotta», periodico delle truppe italiane, di cui Mondadori fece una bellissima edizione molti anni fa.

Riponendo nella sua custodia il volume La grande guerra, l’ultima fatica di Joe Sacco uscita nel 2014 da Rizzoli Lizard (cartonato, 25 euro, bianco e nero), viene naturale pensare che un posto in quella bellissima mostra se lo sarebbe meritato anche lui. Anche come opera d’arte e basta: La grande guerra è un’unica striscia di sette metri, in bianco e nero e senza parole, che narra, scorrendola da sinistra a destra, la giornata della terribile battaglia della Somme avvenuta il 1 luglio 1915 in cui persero la vita circa 57 mila dei 120 mila soldati inglesi, quasi due per ogni metro di linea del fronte, mandati letteralmente al massacro delle mitragliatrici tedesche. Fu il più grande spargimento di sangue nella storia militare inglese, prima o dopo di allora, per il quale ancora oggi si va a rendere omaggio nel piccolo cimitero che ospita i caduti del reggimento Devonshire.



Nato a Malta, Joe Sacco si è formato in Australia dove il 25 aprile di ogni anno si rende omaggio ai caduti della battaglia di Gallipoli, in Turchia, una delle peggiori della Prima guerra mondiale, che già il regista Peter Weir aveva portato sul grande schermo nel 1981 nel film Gallipoli — gli anni spezzati con protagonista Mel Gibson. Da anni appassionato dell’argomento, come racconta l’autore stesso nella nota al libro, aveva sempre avuto l’idea di raccontare a fumetti quella guerra, ma la sua lunga esperienza di graphic journalist nei Balcani e nella striscia di Gaza lo aveva fatto allontanato da quel proposito. A farlo tornare ci ha pensato il suo amico editor Matt Weiland, che lo ha convinto del contrario, mettendogli sotto il naso la lunga striscia a fumetti che un italiano, Matteo Pericoli, aveva realizzato per raccontare lo skyline di New York (Manhattan Unfurled, Random House, 2001, ed. it. Manhattan svelata, Leonardo Publishing, 2002). A questo spunto, Sacco unisce quello che è considerato, a ragion o a torto, l’arazzo di Bayeux. Realizzato nell’XI secolo per volere del vescovo Oddone della cittadina francese di Bayeux, già mecenate della Chanson de Roland, è una striscia di lino ricamata lunga 68 metri e larga 50 cm che racconta per immagini e parole, ossia a fumetti, l’invasione dell’Inghilterra di Guglielmo il Conquistatore, fratellastro del vescovo Oddone.

Ma Sacco non prende dall’arazzo solo l’idea narrativa, ma anche alcuni concetti stilistici che si trovano anche in certe vedute giapponesi del periodo Ukiyo-e: pur basandosi su una documentazione il più attenta possibile, abolisce infatti la prospettiva e le proporzioni dei corpi, così da riuscire a rappresentare l’ambiente e i suoi protagonisti nell’area a disposizione, e a rendere la successione temporale in un’unica vignetta, quasi fosse un’inquadratura senza stacchi di vignette, in cui si muove nello spazio e nel tempo di azione. Non è questa la prima opera del genere: già nel 1991 Alan Moore, insieme a 125 disegnatori, aveva realizzato The Worm, la striscia più lunga del mondo, ma non con un’unica vignetta. In Francia, i fumettisti Sergio Garcia, Lewis Trondheim e Fabrice Parme avevano già realizzato storie per bambini in un’unica strica o, addirittura, con un unico foglio ripiegato. Ma poco importa. La grande guerra è un’opera narrativa straordinaria, condotta con una strepitosa regia stilistica, per quale viene voglia trovare una parete su cui appenderla e leggerla passeggiandoci davanti avanti e indietro.