Lisa Brennan-Jobs è il “Pesciolino” di Steve Jobs
Il co-fondatore di Apple ha fatto fatica a riconoscere la sua primogenita e pure dopo le cose non sono state tanto semplici, molti aneddoti della difficile convivenza con il famoso padre.
A quasi 7 anni dalla morte di Steve Jobs esce un altro libro di memorie che tenta di tratteggiare la personalità del co-fondatore della Apple del Mac e dell’iPhone, del creatore della rivoluzionaria quanto fallimentare NeXT e dell’inventore dei film di animazione computerizzata con Pixar.

“Pesciolino” (Rizzoli, pag. 432, € 18,50/9,99, titolo originale “Small fry”) di Lisa Brennan, nata nel 1978 da Chrisann Brennan e figlia soffertamente riconosciuta di Steve Jobs, racconta dei suoi anni infantili, dell’adolescenza e fino a poco tempo dopo l’università. In realtà Lisa cerca di capire, per un quarto di secolo, se Steve ha dato il nome “Lisa” al suo primo computer con interfaccia grafica, a causa del suo nome. Fatto ripetutamente negato con sprezzante acidità alla giovane ragazza, ma ammesso dal padre solo davanti alla domanda curiosa del leader degli U2, Bono. Lisa aveva ormai 27 anni.

La ricerca di Lisa è la sintesi del rapporto difficile avuto sia con la mamma che con il papà. Un padre che ha dovuto accettare la sua nuova qualifica genitoriale solo dopo la “sentenza” del DNA, imposto dai tribunali californiani (assieme a $ 385/mese di mantenimento che lui poi ha aumentato a 500) poco prima del debutto in borsa di Apple (1980). In fasi alterne Steve è riuscito a dimostrare il minimo sindacale di affetto a sua figlia Lisa, più spesso lui l’ha ignorata ma ci sono anche state altissime vette di crudeltà nei suoi confronti.
“Il 28% della popolazione maschile degli Stati Uniti potrebbe essere suo padre” era la scusa di Steve nel momento del rifiuto. “Sono tuo padre, sono una delle persone più importanti che ti capiterà di consocere […] tu sei la mia bambina, sai?” è invece stata la presentazione alla piccola Lisa di Steve dopo l’inappellabile verità scritta nella spirale del DNA. No, non la spirale persa da Chrisann, causa poi della gravidanza indesiderata della piccola Lisa.
Sarà stata la famiglia disgregata ed incasinata, sarà stato il suo status di bambino adottato, sarà stato il concetto confuso di alimentazione quasi vegana (che escludeva per esempio il gelato Häagen-Dazs), sarà stata quella voglia hippy di fuggire dalla realtà con qualche “droga ricreativa”, consigliata pure alla figlia troppo “rigida e bigotta”, sarà stata la voglia di spiritualità para-buddista cercata in India o dai santoni brasiliani menefreghisti… il panorama è piuttosto elaborato e frastagliato per delineare con certezza il “lunatico”, “imprevedibile” ed “opportunista” Steve Jobs.
Moltissimi aneddoti si accatastano nelle quasi 400 pagine del libro, non sempre seguendo quella gradevole regola della linea temporale. Vita vissuta dalla “Cenerentola” Lisa (13 traslochi nei primi 7 anni di vita, così, tanto per gradire), a volte con quell’artista poco illuminata e spesso flippata della madre, a volte con il fratellastro da accudire e non da lasciar cascare in terra, più spesso da sola mentre cerca di capire come si fa ad arrivare ad una vita… normale. Obiettivo della “normalità” mancato quasi sempre e conferma della solitudine opprimente di Lisa.
“Mio padre è Steve Jobs […] e io sono la bambina più intelligente del mondo” aveva inavvertitamente confessato Lisa al primo che passava, ma dicendo così c’era chi credeva che potesse essere prima o poi rapita a fini ricattatori.

Come si legge verso la fine del volume la moglie di Steve, la bionda ed elegante Laurene che “somiglia un po’ a quella top model, Claudia Schiffer”, definirà la coppia con: “siamo semplicemente persone fredde”. Analisi già sentita per bocca della madre di Lisa, che ha talvolta accusato pure la figlia di aver acquisito da loro quella spiacevole caratteristica: “fredda, senza cuore e ipocrita”.
Secondo la visione di Lisa, il padre avrebbe dovuto accorgersi che si andava a mettere con una della “costa est”, definizione usata da Steve come sinonimo di “inferiore” rispetto alla gente geniale ma rilassata della California: “le persone della costa est non capiscono davvero quelle della costa ovest, si sforzano ma non ci riescono, non ce l’hanno dentro”. Impressione che per anni gli utenti dei prodotti Apple hanno avuto piuttosto palesemente, estendendo quell’“est” a tutto il resto del globo che non fosse la Silicon Valley o le aree circostanti, trattati tutti come di seconda categoria.
Eppure Lisa, per lo più, ammirava la matrigna Laurene, anzi, l’“adulava”. Tanto elegante ed istruita su cosa fosse giusto o sbagliato e su etichette/protocolli da adottare in pubblico. Tanto diversa da Steve, uno con i buchi nei jeans ed a cui “non servono i freni”. Vera dimostrazione del fatto che i poli opposti si attraggono. Ma Steve talvolta tentava mentalmente la fuga verso la precedente ed indimenticata fidanzata, la californiana Tina. Non se la toglieva dalla testa.
L’affetto c’era per quella inizialmente ripudiata bambina, “solo che non lo sa” le spiegava la madre. Lisa non riusciva a sentirsi legittimamente parte della vita di Steve. Andando ad abitare da Steve e Laurene, per un certo periodo, il gelo non c’era solo nei rapporti interpersonali, la trasandatezza degli arredamenti nelle case californiane di Steve, o per pigrizia o per insignificanza o per avarizia, arrivava fino a negare a Lisa un degno termosifone per riscaldare la sua stanza.
Negli anni successivi sarebbero nati nella famiglia di Steve e Laurene prima Reed (1991), poi Erin (1995) ed Eve (1998). Tutti figli apparentemente più normalmente amati rispetto a Lisa, addirittura in un caso descritta “l’errore di papà” dalla giovane cavallerizza Eve. Non che a Chrisann mancassero analoghi pentimenti nei momenti di maggior sconforto: “non avrei dovuto averti […] è stato un errore avere un bambino”.
Ironicamente lo stesso avvocato che aveva assistito Steve nello scontro per negare inutilmente la paternità della ragazzina, anni dopo aveva certificato l’accordo legale per aggiungere “Jobs” al cognome di Lisa, come voluto da Steve per consolidare la famiglia, il quale aveva però acconsentito al trattino desiderato dalla sua primogenita… Lisa Brennan-Jobs.
Ottovolante di emozioni discordanti sulla povera Lisa, povera anche nelle finanze. “Non era generoso né con i soldi, né con il cibo, né con le parole”. Il padre aveva promesso in giovane età che a lei non sarebbe spettato niente, che non avrebbe mai dovuto attendersi nulla da lui. Compresa la Porsche che Steve usava per trascorrere con Lisa il mercoledì sera. Difficile capire se quello fosse un ruvido stimolo a sapersela cavare da sola per tutta la vita, oppure una vera avarizia monetaria nei confronti della figlia. Sta di fatto che il ricco portafogli di Steve è rimasto inizialmente serrato al posto di pagare le scuole/università (Harvard dal 2000, sulla famigerata costa est) di Lisa, invece di comperare l’auto/abitazione a Chrisann o per riparare/cambiare la lavastoviglie rotta (con un modello Miele) in casa Jobs. Tanto i piatti li doveva lavare Lisa.

Il titolo originale del volume “Small fry” non significa “briciola di patatina”, ma si riferisce a quei pesciolini ancora troppo piccoli per essere pescati e che vengono ributtati a mare, dopo aver prematuramente abboccato all’amo. Lo spiega Lisa riferendosi al nomignolo usato da Steve quando lei era ancora una bambina.
“Quando morirò voglio essere seppellito sotto un melo” era l’ossessione del padre di Lisa, già quando era giovane “senza la bara, intendeva dire, in modo che le radici potessero risucchiarlo verso l’alto”. Negli ultimi giorni di vita Steve (registrato negli ospedali, che hanno tentato tardivamente di curarlo, con il nome di Johnny Eight) ha ripetuto svariate volte alla figlia Lisa: “non è stata colpa tua”, aggiungendo “se solo avessi avuto un manuale, se solo fossi stato un po’ più saggio […] come vorrei poter tornare indietro, poter cambiare ogni cosa, ma ormai è troppo tardi […] sono in debito con te”. La giovane donna desiderava da tempo sentire tutto ciò, ma era ora solo parzialmente impressionata da tale confessione e rinunciava alla “riconciliazione in grande stile, come nel film” perché: “se per un miracolo fosse guarito, pensavo, avrebbe ripreso con uno schiocco di dita il suo vecchio io, dimenticando che tutto ciò fosse mai accaduto e ricominciando a trattarmi come aveva sempre fatto”.
“Questa è l’ultima volta che mi vedi” ha detto Steve alla figlia, quando ormai mancava meno di un mese alla sua morte, dopo la grave malattia era provato, esile e tremante, piangeva. Lisa aveva visto Steve con le lacrime solo alla morte di suo padre, alla fine del film “Nuovo Cinema Paradiso” e sul letto di morte.

La sorella scrittrice Mona e la moglie filantropa Laurene hanno già rigettato il profilo di Steve che si legge in questo libro. E siamo come minimo a 2, comprendendo quella che è stata definita la biografia ufficiale di Steve Jobs, con conseguente film omonimo. Quest’ultimo parzialmente contestato anche da Lisa stessa, oltre che ovviamente da Apple. Ma è solo il proseguimento della tradizione delle bocciature del “clan” (qui, qui, qui, qui) dei documentari (qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui), dei film (qui, qui), dei racconti e dei libri (qui, qui) realizzati su Steve Jobs e sulla sua società. Rare le anomalie (qui, qui, qui). Come noto il marketing ad Apple è stato da sempre il primo prodotto e non è contemplata alcuna variante negativa (con l’eccezione che conferma la regola) al copione della narrazione cupertiniana.
Nota finale: ironico scoprire che il marito di Lisa si chiama Bill ed è stato per molto tempo dipendente Microsoft, il più grande concorrente della Apple di Steve Jobs.
Aggiornamento: intervista TV a Today (NBC) dell’autrice
