La campana

La campana suona, lenta, e ti pare che il passato si immerga nel presente, quasi in maniera indebita. Che vuole questo rintocco, mentre immagino il frenetico immediato futuro e me ne difendo rimanendo attaccata a questo schermo? Mi dice forse che il tempo passa? E che è prezioso? È mesta, ‘sta campana, per usare un termine desueto. È come una bizzoca noiosa. Oppure, timida, mi dice che io non sono in questo istante quella che ero dieci secondi fa, e che tutto dipende dalle mie scelte? In - questo - istante. Passato già.

Oppure dice: “Ricorda…”

Pesante questa campana. Eppure. Forse ha ragione. Arrivederci: vado a cucinare i fagioli, che è già tardi.

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