Diventare grandi

Ci si chiede spesso che cosa significhi “diventare grandi”.

Hai diciotto anni oggi, eh? E che cosa è cambiato? Che puoi firmarti le giustificazioni quando avrai bigiato [Jovanotti — Chissà se stai dormendo]

Di certo non si diventa adulti quando si arriva alla maggiore età. A 18 anni ci si può firmare la giustificazione quando si vuole saltare il compito in classe di fisica, ma i sensi di colpa nei confronti dei genitori sono sempre gli stessi.

Crescere non corrisponde al raggiungimento di un’età ben precisa. Conosco quarantenni che ancora non sono in grado di assumersi una responsabilità che sia una, se non forse la formazione del Fantacalcio. Individui totalmente incapaci di prendersi cura di sé stessi, figuriamoci degli altri (o anche solo di un pesciolino rosso o di un Tamagotchi).

Il Tamagotchi

Allo stesso tempo tempo conosco giovani sedicenni che la vita ha costretto a crescere in fretta, a caricarsi sulle spalle il peso di situazioni difficili, di assenze, di colpe spesso non loro.

Ecco il punto: la vita. Questa Stronza decide di interagire con ognuno di noi in modo diverso e decide lei quando si diventa grandi.

Io personalmente ho capito che quel passaggio fondamentale della vita avviene nel momento in cui ti rendi conto che le persone che hanno sempre rivestito per te il ruolo (fondamentale) della spalla su cui piangere, sono le stesse che oggi hanno bisogno della tua spalla.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.