Killer star: alla fine aveva ragione Immanuel Casto

Non so cos’è successo
Un momento di follia
Inizia un nuovo show
Inizia l’autopsia
(Immanuel Casto — “Killer Star”)

Eravamo rimasti io e la mia amica Kim Kardashian a dover ancora vedere Amanda Knox, il documentario di Netflix che racconta le vicende legate all’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto ormai nel lontano novembre 2007.

Il tweet della mia amica Kim vi fa capire quanta eco abbia avuto a livello internazionale questo omicidio, tanto da finire sulle prime pagine dei principali quotidiani inglesi e americani, nonché tra le prime notizie dei telegiornali e dei talk show a stelle e strisce (insieme a quelli italiani, ça va sans dire).

All'epoca dei fatti mi trovavo in Canada e, non essendo in generale appassionato di cronaca nera, non avevo minimamente avuto notizia di questo caso. Non avevo idea di chi fossero Meredith Kercher, Amanda Knox o Raffaele Sollecito e Perugia continuava ad essere semplicemente una di quelle cittadine del Centro Italia che avrei tanto voluto visitare, pur non sapendo con precisione dove si collocasse sulla cartina geografica.

D'altronde i Canadesi odiano, senza nemmeno nasconderlo troppo, i vicini di casa statunitensi e, per questo, immagino che una notizia di cronaca nera che coinvolge una giovane studentessa americana sospettata di aver ucciso una ragazza inglese in Italia abbia al massimo trovato spazio nelle ultime pagine in mezzo ai necrologi. Pur di non parlare di questi argomenti, ricordo che all'epoca i temi più dibattuti, anche all'interno delle aule universitarie (e dai professori stessi!) erano due: la parità tra dollaro canadese e dollaro americano e Britney Spears.

Che si dibattesse del primo argomento all'interno di una Business School era abbastanza naturale. Anche se il motivo per cui se ne parlava così tanto (fino alla nausea, a dire il vero) era un po’ di triviale celolunghismo: per la prima volta, infatti, la valuta canadese aveva raggiunto il rapporto di 1:1 con quella dello stato confinante e tanto odiato. Per mettere la questione in una prospettiva comprensibile a noi Italiani, era come se la Nazionale di calcio avesse battuto 6 a 0 la Francia nella finale dei Mondiali.

Britney Spears aveva invece fatto irruzione in qualsiasi dibattito, conversazione o scambio di qualsiasi genere (compreso quello di fluidi) a seguito del suo disastroso ritorno sulle scene ai Video Music Awards.

Sguardo perso nel vuoto e movimenti impercettibili: Britney Spears ci regala una delle esibizioni più iconiche di sempre

E come dar loro torto! Anche io reputo molto più interessante dibattere dello stato psico-fisico di una delle più grandi popstar contemporanee che passare le giornate ad approndire il morboso interesse per i dettagli più scabrosi di un omicidio. Ma su questo ci torno.

Prima però vorrei riconoscere al documentario Amanda Knox il grande pregio di avermi aiutato a colmare questo immenso vuoto nella cultura personale che spesso mi ha escluso da interessanti conversazioni (chissà, magari per questo stesso motivo mi sono perso l’amore della vita). Mi è servito poi anche ad interrogarmi sulle motivazioni che spingono le persone ad appassionarsi (in massa) a storie come questa. Da questo punto di vista Amanda Knox fa un bel lavoro, lanciando qualche interessante spunto di riflessione.

Esattamente come se fossimo in un’aula di tribunale, uno dei possibili imputati è individuato nel giornalismo, anche se questa tesi mi convince poco. I giornali inondano le pagine di storie e dettagli macabri sugli omicidi più efferati perché evidentemente è una delle ragioni che spinge la gente ad acquistarli. Torniamo dunque ai classici meccanismi di domanda e offerta (tema tipico di una Business School, ma solo quando non si parla di parità dollaro canadese – dollaro americano o di Britney Spears): se nessuno volesse leggere delle tracce di DNA trovate sulla biancheria intima della vittima, i giornalisti scriverebbero d’altro. (In questo discorso escludo ovviamente l’etica del giornalismo perché solitamente questi giornalisti non sanno nemmeno come si scriva “etica”).

È una curiosità che faccio davvero fatica a spiegarmi. Che tipo di interesse dovrebbe avere una persona comune alla tragedia che coinvolge dei perfetti sconosciuti? Quali meccanismi scattano affinché gli spettatori si appassionino a tal punto da trovarsi fuori dal Tribunale a inveire contro gli avvocati della difesa o urlare insulti contro il Pubblico Ministero? Un livello di coinvolgimento profondo, giustificabile forse solo se fosse coinvolto un amico o un parente. Davvero non esiste nulla di meglio a cui appassionarsi? Una Britney Spears o, chessò, le oscillazioni del cambio tra Sterlina ed Euro?

Forse la risposta sta nella paura. La paura che spiega bene Amanda all'inizio del documentario, quando come un’attrice consumata guarda intensamente in camera e si rivolge allo spettatore con questa riflessione:

Se fossi colpevole, sarei la persona più temibile del mondo. Perché sono un tipo insospettabile. Se fossi innocente, vorrebbe dire che siamo tutti vulnerabili.
Il trailer di Amanda Knox

Indipendentemente da quale sia la risposta esatta, alla fine emerge che ancora una volta aveva ragione Immanuel Casto. Il voyeurismo per i delitti televisivi ci ha reso sempre più assetati delle tre “s”: Sesso, Sangue e Soldi. Tre ingredienti di cui, a quanto pare, non possiamo più fare a meno e che nelle killer star ritroviamo in tutto il loro fascino. E a noi tocca assistere impotenti davanti alla televisione alla

pornografia dei sentimenti e ai drammi catodici per deficienti
Immanuel Casto — Killer Star
One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.