Da leggere: Tu non ci credere mai

L’effetto è stato quello piacevole di una ventata d’aria fresca a smuovere la cappa estiva. Anche perchè il libro l’ho letto proprio nei giorni caldi dell’afa e dell’umidità. E la cosa più bella è stata la freschezza della scrittura che ti porta dalla prima all’ultima pagina in discesa, senza fatica, anche se i temi trattati non sono per nulla leggeri.

Il consiglio di lettura di oggi è Tu non ci credere mai, di Alessandro Marchi. Non è la sua opera prima, ma è la sua prima opera che mi è capitato di leggere e ne è valsa sicuramente la pena.

Tu non ci credere mai è la storia, romanzata, di Aldo Marchi: il nonno dell’autore.Siamo sull’Appennino Bolognese, negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.

La storia di Aldo Marchi è ricostruita attraverso testimonianze e ricordi di famiglia, ma soprattutto attraverso le cartelle cliniche del Roncati di Bologna, il manicomio di via Andrea Costa che inghiottiva vite e, a volte, restituiva qualcosa che manco lontanamento somigliava alla vita. Aldo è il figlio di una famiglia contadina dell’Appennino bolognese (vive al Quercetto, Montesole), poco amato dalla mamma per le sue stranezze. E’ malato, non matto. Si sposa, ha tre figli, incrocia le tragedie della guerra coloniale in Africa, i rastrellamenti nazifascisti a Montesole, la sua vita ne esce sconvolta soprattutto dopo la perdita della moglie. La diagnosi, epilessia, lo porta al Roncati e lontano dai figli. Uscirà solo due volte ma farà in tempo a dire ai suoi bambini che li ama, almeno non si porterà dietro il rimpianto di non aver avuto la forza di dirlo. E farà anche in tempo a dire al suo piccolo di non credere a tutto quello che gli racconteranno: ascolta tutti, ma pensa con la tua testa (“fatti venire dei dubbi, fatti delle domande“). La storia di Aldo è simile a quella di tanti altri che hanno subito quella psichiatria totale, fatta di elettroshock e reparti confino in cui si stava chiusi per mesi e anni senza speranza. Aldo resiste finchè può, resiste anche facendo davvero il matto quando capisce che lo considereranno davvero matto.

Se dovessi indicare un limite nel libro è proprio quello del già sentito: la storia minore dei contadini che incrocia la grande Storia, la psichiatria di quegli anni che annulla e non guarisce. Ma non sono limiti, sono storie vere. La storia di Aldo Marchi è quella e il nipote l’ha saputa raccontare bene, con le giuste parole e il giusto tono. Quel mix tra storia, romanzo e delicatezza di scrittura, che sembra quasi una forma di rispetto per quel nonno mai conosciuto, sono il grande valore aggiunto di Tu non ci credere mai.

E’ un libro molto bolognese (l’autore è un giornalista bolognese), di provincia. Le trasferte dei fratelli Marchi nelle sagre dei paesini dell’Appennino per bere un bicchiere di vino e mangiare castagne calde (e incontrare le morose) sono tra le pagine più gustose del libro. Così come le bevute con gli amici del Querceto condite da noci fresche e la ricerca dell’amore, che è vero e cristallino e non nasce dalla necessità di avere una famiglia perchè tutti ce l’hanno. Ad Aldo bastava “poco” per vivere in maniera dignitosa

Ho pensato che vorrei un pezzetto di terra, abbastanza grande da mangiarci bene… qualche albero da frutto… le galline, i conigli, un bue per arare… un boschetto dove camminare… e almeno tre figli. E vorrei che a darmi quei figli fossi tu.

Il mio voto è un tre stelle e mezza (su 5), di incoraggiamento e di attesa per una nuova storia da leggere.

Il solo resistere èstata una vittoria. Ma adesso basta. Finalmente raggiungo la mia Carolina.

Originally published at silvestroramunno.wordpress.com on September 1, 2018.