Facebook, nemico pubblico del giornalismo

Se intendiamo il giornalismo non come somma di giornalisti ma come funzione sociale utile alle persone e al miglioramento della società, possiamo affermare che Facebook è il nemico pubblico numero uno del giornalismo. (Perdonate il titolo: non voglio dire che Facebook è la fine del mondo e che bruceremo tutti all’inferno. Vivremo lo stesso, in un mondo diverso, forse peggiore, ma non sarà Facebook a farci tornare alla barbarie)

Facebook è il nemico numero uno anche dei giornali (editori) e dei giornalisti, ma proviamo a volare un po’ più in alto e proviamo a vedere perchè è in pericolo la funzione sociale, il giornalismo.

Le riflessioni che seguono nascono dalla lettura di questi due articoli:

The Guardian: perchè Facebook è il nemico pubblico numero uno per giornali e giornalismo

British Journalism Review: Un gigante che potrebbe mangiarci

Dove ci informiamo?

Facebook ha 1,7 miliardi di iscritti. Il 66% di loro (di noi) lo usa non solo per stare in contatto con amici, lurkerare o pubblicare, ma per informarsi. (Fonte: Pew Research)

Punti di vista

Su Facebook c’è l’effetto cassa di risonanza. L’algoritmo che “comanda” il motore di ricerca, e decide cosa vediamo e cosa no, non è pensato per apririci la mente, darci prospettive differenti, far aumentare la nostra capacità critica. No, l’algoritmo ci fa vedere quello che a noi piace, ci dà conferme non mette dubbi, fa da cassa di risonanza. Diciamo anche che l’algoritmo non è cattivo in sè, si basa sui nostri comportamenti e diciamo anche che spesso leggiamo sempre lo stesso quotidiano o ci abbeveriamo sempre alla stessa fonte di news e non siamo interessati a punti di vista diversi. Con Facebook tutto questo diventa sistema.

Il gigante

Facebook è un pericolo per il giornalismo anche per la sua dimensione. Di monopoli ne abbiamo parlato fin troppo, qui ribadiamo solo che un gigante di tale dimensione, sottrae risorse al giornalismo vero, inteso come impresa editoriale, professione e funzione sociale.

La vittoria della tecnica sul contenuto

Ma quello che ritengo essere l’aspetto più pericoloso di Facebook per il giornalismo è quello che chiunque abbia lavorato in una redazione ha vissuto sulla propria pelle: è il confronto/scontro tra giornalismo e tecnica, tra la bellezza di una frase e la necessità di tagliarla perchè lo prevede il format della pagina, tra la prospettiva di una foto e il ritaglio imposto, tra un bel titolo e lo spazio a disposizione. Facebook è il trionfo della tecnica, è il posto dove -dice Jemina Kiss — il potere è degli ingegneri, non dei creatori di contenuti. Facebook è il giornale che si fa da solo, quello che hanno sempre sognato gli editori senza pensare che sarebbero stati mangiati; è l’informazione commodities, senza una sua funzione sociale. E’ il luogo dove la risposta è quasi sempre tecnologica.

Chiudo “annunciando” che continuerò ad usare serenamente Facebook per tante ragioni, non lo scambierò per un mezzo di informazione, continuerò a coltivare il dubbio e a dare valore ad ogni cosa in grado di far crescere la nostra capacità di critica, di analisi e discernimento e in questo il giornalismo sicuramente potrà aiutare, ancora di più se smetterà questa tendenza alla facebokizzazione delle notizie.

Chi crede di poter trovare tutto questo in Facebook, si accomodi pure, ne ha diritto, piena libertà di farlo e non merita biasimo. Sappia solo che nuoterà in un piccolo stagno e l’odore che sente lo decide l’ingegnere dell’algoritmo.


Originally published at silvestroramunno.wordpress.com on September 23, 2016.