Il non giornalismo di WikiLeaks

Che cos’è il giornalismo? Ci sono tante definizioni, eroiche, romantiche, appartenenti ad un’era dell’informazione che abbiamo alle spalle. Una delle definizioni meno utilizzate è: il giornalismo è mediazione. Cioè tra un fatto e i lettori\ascoltatori c’è un giornalista che racconta, interpreta, contestualizza ma in base ad alcuni codici e regole invalicabili, come ad esempio la tutela delle vittime, il rispetto della privacy, la non divulgazioni di informazioni sensibili, la tutela dei minorenni, il non prestarsi a manovre poco chiare etc… Obblighi che si aggiungono a quelli di base: riportare i fatti senza travisarli, attenerso alla verità sostanziale, raccontare senza mala fede.

WikiLeaks

Se il giornalismo è mediazione (e soffre molto nell’era della disintermediazione), WikiLeaks non è giornalismo perchè non media, non interpreta, non contestualizza: diffonde dati e notizie, senza preoccuparsi degli effetti. Assange e WikiLeaks svolgono un ruolo importante nell’era della comunicazione globale, ma non fanno giornalismo.

A questo proposito è interessante l’editoriale di Paolo Valentino per il Corriere della Sera: al quale si potrebbe aggiungere una riflessione. Si disse che WikiLeaks aveva inaugurato l’era della trasparenza globale, ma Assange e i suoi sono davvero trasparenti? Anche se ricevono dati (si presume) da servizi segreti russi che vogliono incidere sulla campagna elettorale Usa (il caso è il mailgate che coinvolge Hillary Clinton). Il giornalista si interroga anche sugli obiettivi delle fonti di notizia e valuta se pubblicare, per non diventare strumento di qualcuno. WikiLeaks pubblica tutto a prescindere. Pur tra mille conflitti di interessi e editori impuri, in casi come questo la mediazione di un giornalista garantisce maggiore trasparenza dei leaks.

Diversi

Prendo a prestito le parole di Paolo Valentino, per spiegare la differenza tra giornalismo e WikiLeaks: Il difetto è nell’assenza di verifiche, contestualizzazioni, rispetto per la privacy, attenzione alle conseguenze non volute della pubblicazione di ogni notizia e materiale, cioè il sangue e la carne di un giornalismo che non passa mai di moda.

*Nota finale: non è un post esaustivo sul tema, non basterebbe una biblioteca. Prendete tutto per quello che è, una riflessione su un blog necessariamente approssimativa. Non un codice o un manuale.