In difesa di Twitter

Se Twitter avesse un miliardo di utenti, sarebbe Facebook

Se Twitter fosse wikipedia, cioè una fondazione, avrebbe meno problemi

Due riflessioni al volo dopo aver letto una serie di titoli di giornale che cantano il de profundis di Twitter, dopo la diffusione dei dati economici del secondo trimestre 2016, quelli che — secondo analisti e stampa di settore — avrebbero sancito la crisi irreversibile della piattaforma di microblogging.

Guardiamoli questi dati

Crescono i ricavi di Twitter? Sì, ma meno delle attese

Crescono gli utenti di Twitter? Sì, ma meno delle attese

Crescono le perdite di Twitter? No, ma si riducono meno delle attese

Per gli appassionati: il comunicato ufficiale di Twitter Inc.

Che Twitter non possa competere con Facebook e Google, è un fatto acclarato da tempo. Per il resto, pare che si tratti di una questione di aspettative, cioè puramente finanziaria, visto che la finanza è aspettativa. Lo era anche ai tempi della bolla delle dotcom.

Capisco che queste aspettative si siano generate dal rientro di Dorseyalla guida di Twitter e da un’impostazione che tende a farlo somigliare a Facebook, più che a valorizzarne le specificità. E poi da alcune scelte poco centrate, come il Periscope non integrato nella App, che è stato surclassato da Facebook Live.

Certo un problema in casa Twitter c’è e sono i 100 milioni e oltre di perdite, ma qualche sindacalista vecchio stampo, avrebbe detto: i dati migliorano, sotto il profilo industriale le cose cominciano a funzionare, occorre continuare a investire e tenere i nervi saldi. Twitter, dal punto di vista editoriale (industriale), funziona.

Bastano 140 caratteri?

Sono tra quelli che ritengono che 14o caratteri non bastano a raccontare le complessità dell’animo umano e del mondo, ma sono un fan di Twitter perchè non scambio un social network per il mondo. Twitter è quella parte di mondo che può stare in due righe. Una parte non tutto! Però una parte sufficiente per informarsi, capire, farsi influenzare, discutere…senza necessariamente postare foto dalla spiaggia, gattini, meme di Mussolini, fai girare…. e condividi prima che lo censurino….

La domanda che mi faccio è questa: c’è spazio anche per un social network di qualità? Mi auguro di sì, da oggi lo userò ancora di più. Penso che resti uno strumento interessante per tante persone, influencer o aspiranti tali, per tutti quelli che non sono nè da Facebook, nè da Linkedin, per tutti quelli che hanno qualche riflessione da fare o qualcosa da dire o farci sapere ora e adesso.

Inoltre Twitter è un social aperto, alternativo ad altri strumenti identitari e comunitari, che stanno dominando la scena del web. Identità e comunità sono valori e caratteristiche importanti (il web sembra averlo capito più della politica) ma non esclusivi: la grande questione resta sempre il capire come le identità e le comunità stanno nel mondo aperto (spero che acquisiscano valore, finora sono state schiacciate e piallate per creare un mondo in cui le procedure economiche possano essere applicate indifferentemente in ogni luogo, passando sopra le identità e le comunità).

E poi non dimentichiamoci che l’hashtag, che oggi appiccichiamo dappertutto e che è diventato un simbolo della moderna comunicazione, nasce dalle parti di Twitter ######