La situazione ci sta sfuggendo di mano (Piero Angela aiutaci tu)

Il punto è questo: da un po’ di anni si è deciso (artifizio retorico) che l’informazione deve prima di tutto emozionare. Bene se informa anche, bene lo stesso se non informa proprio. Potrei citare decine di esempi, a cominciare dagli spot che promuovono una gara di moto o di auto come se fosse un duello titanico da vita o morte e non uno sport, ma alcuni eventi di questi ultimi giorni mi portano a dire che la situazione ci sta sfuggendo di mano. Non parlo di fake news, perchè quelle non hanno (non dovrebbero avere) niente a che fare con l’informazione; parlo proprio di filosofia editoriale dei mezzi di informazione sempre più influenzati dai social network (una realtà deformata che riflette una realtà deformata e la spaccia per realtà — in cui, ovviamente, non ci riconosciamo e poi facciamo finta di sorprenderci quando il “paese reale” irrompe nella realtà).

Gli episodi cui mi riferisco sono questi:

Enrico Mentana fa una trasmissione sulla morte di Paolo Villaggio e parte l’hashtag #maratonamentana, anche se è una normale trasmissione di approfondimento di ordinaria durata. Sarà pure un ottimo professionista ma se il contenitore diventa più importante del contenuto, un problema c’è e dobbiamo essere capaci di vederlo e coglierne le implicazioni profonde.

Morte di Paolo Villaggio: un grande attore, ho riso con i suoi film, mi sono rattristato con i suoi film, ho rivisto centinaia di volte le scene più belle su youtube, ma da qui a farlo passare come il non plus ultra della cinematografia italiana ce ne passa. Eppure sembra così a leggere giornali e necropost. Nelle redazioni, una volta, ti insegnavano a dare il giusto peso alle cose. Un mio direttore diceva: se apriamo il giornale a sette colonne con la morte di Tizio, quando morirà Caio, che è più importante, cosa faremo?

Amo il ragionier Ugo Fantozzi ma non l’ho mai trovato rappresentativo dell’italiano medio. Leggendo gli editoriali in tema mi è tornata in mente la scena della Meglio Gioventù in cui Nicola (Luigi Lo Cascio) parla in carcere con un politico accusato di corruzione e gli dice: Mio padre no, mi creda. (prendetelo solo come un esempio, ho molte riserve su Tangentopoli e sono l’ultimo ad avere atteggiamenti snobistici sulla cultura popolare)

Concerto di Vasco Rossi a Modena Park: vale quanto detto prima per Paolo Villaggio; qui si è discusso se Vasco sia un rocker o un cantante pop, il più grande musicista italiano, l’unico in grado di coinvolgere nonni e nipoti e via dicendo. Lo considero un rocker da quando l’ho visto live per energia, forza e passione che ci mette, poi è anche popolare ed è un bene. Non sono tra quelli che apprezzano solo Paolo Conte all’Arena Di Verona o le esibizioni nelle antiche chiese della buonanima di Gianmaria Testa e dico che Vasco è unico per tante ragioni. Da qui a farlo diventare un Dio in terra ci sarebbe un salto poco logico: lo può essere per i suoi milioni di fan, l’informazione deve saper distinguere e soppesare.

Piero Angela: l’ho citato nel titolo perchè in un’intervista rilasciata in occasione dei suoi 90 anni, parlando dello stato dell’informazione ha detto:

Dicono che la tv e l’informazione devono essere emotive altrimenti la gente non ti segue: non è vero, è la via facile. Esiste la via della razionalità, ed è altrettanto avvincente

Mi pare una bella sfida per tutti noi. La strada è talmente lunga e in salita che non si vede la vetta, ma poi c’è la discesa. Durante il percorso nessuno vieta qualche sosta e un po’ di buona musica.


Originally published at silvestroramunno.wordpress.com on July 5, 2017.