Quando i populisti eravamo noi

Dove eravate il 30 aprile 1993? Era il giorno in cui una folla di persone, dopo un comizio di Occhetto e Rutelli, si assiepò davanti all’Hotel Raphael e lanciò monetine contro l’allora segretario del PSI, Bettino Craxi.
Dove eravate il 12 novembre 2011? Era il giorno delle dimissioni di Silvio Berlusconi per la “crisi dello spread“. Una folla festeggiò l’evento al Quirinale o davanti alla residenza romana del leader di Forza Italia.
Forse non eravate in piazza, ma in molte case di sinistra si è brindato per la sorte toccata all’avversario politico. Pensate ai populisti di oggi, vi sentite un po’ i loro nonni o genitori? Questi grillo-talebani, questi bruno-verdi, non sono spuntati all’improvviso, non sono stati trasportati da Marte in una notte. Probabilmente nel 2011 e nel 1993 erano di fianco a noi, ma finchè i populisti siamo stati noi (mi prendo la mia quota per vicinanza ideale a quel mondo, ma non ero nè in piazza nè a festeggiare ) tutto bene. Quando i populisti sono diventati loro, quando c’è stato qualcuno più puro che ha epurato, è partito l’allarme e ci siamo resi conto che la situazione è diventata insostenibile, al limite della rottura democratica, dalla mediocrazia alla qualunquecrazia.
Sono riflessioni scaturite dal fatto che sempre più, con ragionamenti un po’ approssimativi, si fa risalire al libro “La Casta”, dei giornalisti Sergio Rizzo e Antonio Stella, l’inizio del populismo di oggi. Certo, quel libro ha avuto un ruolo soprattutto perchè è diventato bandiera dell’elite economica italiana, ma pur avendo calcato molto la mano, Rizzo e Stella sono pur sempre degli osservatori, dei cronisti che hanno raccontato un fenomeno che vedevano. Il successo del genere “casta & costi della politica” è sotto gli occhi di tutti.
L’ideale sarebbe affrontare il tema populismo con un approccio accademico e storico (come ha fatto Giovanni Orsina), ma se proprio si volesse continuare a cercare gli antenati dei populisti di oggi nella storia politica recente, bisogna tornare un po’ più indietro della “casta” e fermarsi a Tangentopoli. La violenza verbale (con un fortissimo impatto mediatico) con cui venivano liquidate vite, persone, carriere e partiti è cugina stretta di quella di oggi (diceva Francesco Rutelli, premier e candidato premier del centrosinistra: «Voglio vedere Craxi consumare il rancio nelle patrie galere»). A prescindere dal fatto che gli accusati fossero mariuoli per davvero. Ma allora i populisti eravamo noi: il popolo dei fax allora, il popolo dei social oggi. Anche allora c’erano presunti uomini della provvidenza che volevano risolvere problemi complessi con leggi fatte di un solo articolo. Ve li ricordate?
Tutta colpa del fenomeno Tangentopoli? Una analisi un minimo accurata non può prescindere dal ruolo che ha avuto l’informazione nell’ingrossare la legione populista, nel costruire uno scenario di percezione (spesso con la tecnica del raccontare la parte per il tutto) che ha poche aderenze alla realtà. Quando è iniziata questa deriva nel mondo dell’informazione? Una deriva che ha contribuito a plasmare quella che è oggi la società italiana. Credo che il momento zero sia la nascita del bipolarismo, la contrapposizione per principio a prescindere dai fatti. Comprensibile (ma non condivisibile) per i politici e i partiti, incomprensibile per giornalisti e media che hanno abboccato a quello che, con una battuta, ho definito “il tranello di Emilio Fede“, il primo a fare un giornalismo spudoratamente schierato, capofila di un genere di successo. Ma allora c’era Berlusconi, non si poteva andare tanto per il sottile: ogni mezzo era buono per spazzare via il Cavaliere e il Cavaliere (con estrema disinvoltura, va detto) ha usato ogni mezzo per resistere, contrattaccare e fare i propri interessi. Spudoratamente: basti pensare al voto del Parlamento su Ruby, nipote di Mubarak. Vent’anni di democrazia bloccata, di analisi incompiute, un periodo che molti speravano di vedere concluso quel 12 novembre del 2011.
Secondo voi la lezione è stata compresa? No! Toccato il fondo si è iniziato a scavare e di brutto pure. Pensate a tutti quei sinceri democratici che oggi fanno battaglia politica sui 49 milioni della Lega, senza farsi una domanda sull’agibilità democratica dei partiti e comportandosi come i peggio pentastellati dell’area dei duri e puri. Esattamente come ai tempi di Tangentopoli.
Originally published at silvestroramunno.wordpress.com on September 8, 2018.