Quello che disse Austerlitz

Austerlitz è un libro di una bellezza articolata e complessa, con una articolazione e una complessità tali da comprometterne in parte la resa letteraria. Un capolavoro della letteratura del ‘900? No, un ottimo libro, un libro di valore universale della grande tradizione mitteleuropea, ma i capolavori sono altri.

Di Austerlitz (opera di W.G. Sebald, edita in italia da Adelphi) mi hanno colpito positivamente diverse cose:

  • intanto è un libro tutto raccontato, con un io narrante che narra cosa disse Austerlitz o cosa dissero altri personaggi di Austerlitz o a Austerlitz. Le costruzioni grammaticali (disse Austerlitz, aveva detto Alphonso….) sono godevoli.
  • Il personaggio Austerlitz: educato, accorto, ma totalmente incapace di esprimere un sentimento e un po’ di calore: ho trovato solo una parte “calda”, quella in cui viene invitato a casa di un compagno di collegio (e in parte la bibliotecaria di Praga), il resto è una placida freddezza che dalle pagine entra nel corpo di chi legge, grazie alla grande capacità letteraria di Sebald.
Perché, disse, da quando siamo arrivati qui sei come uno stagno gelato?
  • L’infanzia in Galles, nella casa del predicatore, con una “mamma” incapace di dargli calore e affetto, se non quell’unica carezza in testa.
  • La sua figura, longilinea, dinoccolata, un po’ trasandata come possono essere transadati quelli che non hanno nessuno a cui presentarsi in tiro. Lo zainetto sempre in spalla, i capelli biondi e poi bianchi. La sua solitudine
Austerlitz apparteneva a quel genere di scapoli nei quali resta sino alla fine qualcosa del ragazzo
  • Il suo essere un libro monotono, in cui domina il grigio (bello nelle sue tante sfumature, ma non facili da cogliere), in cui i personaggi appaiono empatici come lastre di marmo, dove tutto è trattenuto e contenuto (toni, parole, sentimenti) per quella paura di lasciarsi andare che, forse, affonda le radici nel timore che proviene dalle pagine più nere della storia dell’Occidente.

Chi è Austerlitz?

Austerlitz è un professore di storia dell’architettura che scopre di chiamarsi Austerlitz solo alla fine degli anni in collegio. La sua è una continua ricerca di se stesso. Il libro è quella ricerca.

ho più volte creduto di riconoscere, tra coloro che mi venivano incontro nei passaggi piastrellati e sulle ripide scale mobili dirette ai piani inferiori o fra quelli che scorgevo dietro i vetri grigi di un treno in partenza, un viso a me familiare molto tempo addietro

Jacques Austerlitz trova casualmente il filo che lo lega al suo passato, all’Europa dell’Est, ai treni dei bambini da mettere in salvo dalla ferocia nazista, ai suoi genitori e a quella che oggi definiremo la sua tata. Nel suo cercarsi e cercare sempre più incessante, Austerlitz incrocia la storia, il cuore nero del ‘900, scopre una mamma e un papà con dei tratti che vivono in lui, (ri)trova quella memoria che aveva solo intravisto in qualche flashback e aveva cercato, invano, di afferrare.

Il voto

Tre stelle e mezzo su cinque (su Amazon ne darò quattro perchè da quelle parti sono si fanno troppe sottigliezze), perchè è un bel libro ma non un capolavoro. Perchè alcune parti legate al racconto di complessi architettonici, la stazione di Anversa per tutti, o al comportamento di alcune specie di insetti contribuiscono a dare un senso compiuto al bel personaggio letterario che è Austerlitz (che ha in sè la contraddizione di avere passioni ma non sentimenti) ma appesantiscono la lettura. L’ho scoperto casualmente, leggendo un inserto di Repubblica dedicato al festival della Letteratura di Mantova: qualcuno, non ricordo chi, lo aveva definito il suo libro della vita. Sebald mi era completamente sconosciuto, questo mi ha portato a leggerlo. Non è stata una cattiva idea.

PS:

Leggendo altre recensioni, vedrete sottolineato l’uso delle immagini che Sebald inframezza al testo, una amalgama letteraria fatta di parole e fotografie. Non mi ci sono soffermato perchè, semplicemente, non mi è parsa una cosa rilevante.

PS2:

Il personaggio Austerlitz rimane un grande mistero, avrei voluto sapere tante altre cose di lui. Nonostante le oltre 300 pagine, di lui sappiamo poche cose e quasi niente sui suoi pensieri sul mondo che gli sta intorno e sui suoi sentimenti. Bisogna essere davvero bravi scrittori per creare un personaggio del genere.

What was it that so darkened our world?

Giornalista, Bologna. I miei figli, molti libri, Valentino Rossi, il tour, un po’ di economia e qualche altra cosa. Lavoro a @HominaRP , società di comunicazione e relazioni pubbliche Vedi tutti gli articoli di Silvestro Ramunno


Originally published at silvestroramunno.wordpress.com on September 5, 2017.