Trump non è (solo) Facebook

Dire che Facebook ha favorito l’elezione di Trump, dibattito su cui si stanno arrovellando i media in Italia e nel mondo (dopo non aver compreso il fenomeno Trump), è una scorciatoia deresponsabilizzante al limite dell’offensivo: tra gli elettori di Trump ci saranno bifolchi, ignoranti e gente della peggior risma, ma ci sono anche persone che hanno una testa e la usano per scegliere, tanto Trump quando Hillary Clinton, senza farsi influenzare dalla spazzatura che circola in rete.

Certo non si può essere ingenui, Facebook non è solo un medium ma è anche il messaggio. I meccanismi dell’algoritmo sono tutt’altro che pilastri della libera e corretta informazione, ma Facebook è un social non un giornale. Chi pensa di potersi informare su Facebook magari può leggersi questo post di prima dell’elezione di Trump.

Facebook avrà avuto un ruolo nell’elezione di Trump, come lo avrà avuto il Ttip, il Nafta, la politica estera, la sinistra salottiera e amica della finanza, il lavoro dimenticato, l’immigrazione….non vedo elementi per dare a Facebook un ruolo maggiore rispetto ad altri.

Per una corretta comprensione dell’accaduto e del fenomeno Trump (legato a quella che in gergo viene definita l’avanzata dei populismi) si dovrebbe tornare alla vecchia critica della realtà, all’analisi dei processi reali. Il disagio non nasce su Facebook, il disagio è reale (ammesso che l’elezione di Trump si espressione di un disagio come vuole la narrazione in Italia). Per semplificare: la situazione non è disperata perchè hanno eletto Trump ma hanno eletto Trump perchè la situazione è disperata.

Una idea per contrastare le bufale online

Si dice che Trump sia stato favorito dalle bufale propalate su Facebook e non arginate dal social di Zuckerberg. La bufala è un’arma della politica, usata da prima che Facebook nascesse. Sono un convinto debunker ma sono altrettanto convinto che il debunking non fermerà le bufale.

Inventare bufale è anche un mestiere, la bufala è un business che si paga a clic. Per limitare fortemente le bufale sui social basterebbe fare quello che tutti dicono di voler fare e non fanno mai: superare il meccanismo del pay per clic (mi pare che nella nascitura coalizione anti bufale ci sia anche Google) e passare ad altri meccanismi di valorizazione economica che premiano la qualità e il tempo passato sui siti. Le buone pratiche non mancano.

In questo blog trovate diversi altri articoli sui social, sull’informazione, su clickbait e debunking: sono un po’ il mio pane quotidiano.

Aggiornamento 15/11/2016

Segnalo questo articolo di Buzzfeed: uno scoop su Facebook, segnala la sottovalutazione delle bufale e la nascita di una task force antibufale, addirittura in opposizione a Zuckerberg.


Originally published at silvestroramunno.wordpress.com on November 15, 2016.