#lablitarch — workshop con l’architetto Matteo Pericoli a Eggers 2.0 Torino

Simo Pozzi
Jan 25, 2015 · 3 min read

Testo, spazio, emozione…con queste tre keywords vorrei riassumere #lablitarch, un workshop che si e’ tenuto il 23-24 gennaio a Eggers 2.0 a Torino.

Cosa mi ha affascinato in un percorso di architettura della letteratura? L’idea di trasformare in sensazione, esperienza l’architettura e le mille interpretazioni che possono nascere.

Per poter vivere appieno quest’esperienza bisogna avere un approccio a mente aperta, solo in questo modo si riescono a cogliere le connessioni. Non avevo mai riflettuto, in effetti, sul legame tra narrativa ed architettura.

L’architettura è un modo di raccontare. La stessa idea architettonica puo’ essere resa in modo diverso e quindi le rampe e le scale sono dei collegamenti spazio temporali, la luce esprime dei punti di vista -afferma l’architetto Matteo Pericoli che conduce il workshop. L’utilizzo o meno della luce provoca delle sensazioni nei visitatori e la potenza o la disposizione hanno un preciso significato. Pensiamo ad una chiesa poco illuminata da una luce unica in fondo oltre all’altare, la penombra ci trasmette un senso di raccoglimento, mentre la luce ci conduce verso l’infinito, verso l’aldilà.

Siamo inquinati da condizionamenti e difficilmente riusciamo a liberarci ed a pensare, progettare. Un esempio significativo è rappresentato da Michelucci, architetto famoso per il progetto della Chiesa dell’autostrada, che solo dopo molti decenni era riuscito a progettare davvero, a pensare in termini spaziali puri.

Nel laboratorio si legge un testo narrativo e subito dopo bisogna staccarsi dal testo stesso, ’bruciarlo’ in senso metaforico. Questo momento nel processo creativo risulta sempre complesso, in quanto in un primo istante si tende a rappresentare la storia come un percorso visivo. In realta’ si deve cogliere l’essenza del testo, i concetti fondamentali e trasporli in forma spaziale, per consentire di trasmettere le sensazioni e l’esperienza ad un osservatore. Ci si pone quindi all’esterno, fingendo di non conoscere il testo e s’interpretano le emozioni, così nascono i progetti e la realizzazione del plastico in cartocino, film plastico ed altri materiali. Il laboratorio prosegue con un nuovo momento di scrittura, ossia si è chiamati a scrivere una storia del progetto ed ad esporre l’idea agli altri partecipanti.

Quest’esperienza può essere vissuta singolarmente, ma ancor meglio in gruppo, perchè si discutono e condividono le sensazioni tratte dal testo, si cerca di focalizzare ed analizzare, cercando di convergere su temi condivisi; da più emozioni prende vita uno spazio e la condivisione con altri rende piu’ ricca l’esperienza stessa.

Non si sa e non si capisce inizialmente dove ci porterà il percorso iniziato con la lettura, e si finisce per stupirsi dell’ opera che ne deriva. Come se la nostra mente elaborasse dei dati e desse un risultato inaspettato che si materializza, ma che, al contempo, risulta chiaro ed esplicito.

Come nelle storie si conosce l’inizio -c’era una volta- ma quale sarà la fine? La fine è soggettiva e se facessimo leggere lo stesso testo da mille persone potrebbe forse nascere una rappresentazione spaziale mille volte diversa. E questa consapevolezza resta nell’aria alla fine del workshop.

    Simo Pozzi

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