Luigi Di Maio, Blockchain e Pomodori

L’Italia userà la Blockchain per risolvere un sacco di cose, stando al Vicepremier Luigi Di Maio, inclusa la… tracciabilità dei pomodori.

Tremo.

Se avete voglia di leggermi per qualche minuto, vi spiego:

  1. Cosa sostiene il Vicepremier Luigi Di Maio
  2. Perchè non ha senso
  3. La verità sulla Blockchain
  4. Cosa andrebbe fatto dal governo italiano

Vi prometto che sarò il più breve possibile. Continuate a leggere.

1. Cosa sostiene il Vicepremier Luigi Di Maio riguardo al mondo Blockchain

(non mi esprimo politicamente su di lui o sul M5S, e voglio presumere delle buone intenzioni)
Qui il testo integrale, e qui sotto le parti che ritengo importanti:

La blockchain funziona così: è come se ogni volta che acquistiamo un pomodoro al supermercato o un prodotto artigianale, e facciamo un deposito in banca o compriamo un qualsiasi prodotto, ci fosse un notaio a fianco a noi che ci certifica ogni volta che non ci hanno fregato, cioè che non ci hanno venduto un pomodoro che era made in Italy ma non è made in Italy, che non ci hanno venduto un prodotto artigianale taroccato o come si dice dalle mie parti “pezzottato”, che in banca non c’è una banca che ci mette interessi che non ci aveva detto, o scherzetti sul conto corrente e così via.

Ovviamente è un percorso, non è che da domani mattina avremo tutto questo, ma per spiegarlo con molta semplicità tutto quello che prima aveva un intermediario oggi non ce l’avrà più perché la blockchain supererà gli intermediari. Vi rendete conto che è una rivoluzione epocale, come internet. Come quando è arrivato Internet ed è cambiato tutto nelle nostre vite, adesso arriverà questa tecnologia che è la stessa con cui ad esempio si creano anche nuove monete, Bitcoin è quella più famosa, ma sono le criptovalute con cui potremmo fare altri tipi di transazioni.
[…]
Siccome c’è troppa contraffazione nel Made in Italy, […], noi dobbiamo cominciare a controllarlo.
Possiamo farlo solo con la Guardia di Finanza […]? Solo con […] le varie associazioni di categoria? Con le prefetture?
No, dobbiamo cominciare a farlo con le tecnologie! La blockchain è la tecnologia che ci permetterà di azzerare la contraffazione sul made in Italy.

2. Perchè non ha senso

Sono convinto che il Vicepremier Luigi Di Maio abbia semplicemente ripetuto quanto dettogli da qualche consulente imbecille. (non uso la parola imbecille alla leggera). Vediamo.

  • Pomodori (e supply chain): la tracciabilità della supply chain é un problema di complessità e costi enormi. L’unico vantaggio di usare una Blockchain é che il dato “pubblicato” sulla Blockchain non può essere modificato da una autorità centrale (ammesso che si tratti di una Blockchain “pura”, o permissionless).
    Il governo potrebbe tranquillamente usare un semplice Database con gli identificativi dei prodotti “controllati”, e la loro posizione nella supply chain. Blockchain in questo caso non risolve nulla.
    Tra l’altro, le attuali Blockchain non sono assolutamente in grado di “reggere” il numero di transazioni necessarie per autenticare una supply chain, nè di farlo in maniera economica (il costo di “scrivere” un dato in una blockchain é alto, e non é possibile immagazzinare grandi quantità di dati).
  • Banche (e interessi): esistono sistemi (come i miei amici di Dharma.io) che tentano di costruire strumenti di credito/debito su Blockchain Ethereum. Gli interessi però li paghi lo stesso! In quanto a “costi nascosti”, non hanno nulla a che vedere con la Blockchain, ma semmai col tipo di agreement tra debitore e creditore. Di solito, per evitare costi nascosti, si interviene con autorità garanti. Anche qui, la Blockchain non risolve nulla.
  • Notarizzazione: ci sono altri metodi, già conosciuti e usati, per “notarizzare” un documento online, con costi bassissimi. E’ anche possibile pubblicare online un “hash” (una verifica matematica) del contenuto di un documento, così da avere certezza temporale della sua esistenza, e poterlo usare come prova in tribunale. 
    La Blockchain è una struttura dati che permette di ricevere questi “hash” e fornire una certezza temporale, ma non rappresenta al momento nessun vantaggio rispetto ad altri sistemi già esistenti.

Quindi, per capirci: il Vicepremier Luigi Di Maio ci ha detto un sacco di cose che non hanno tecnicamente alcun senso. In sua difesa, molti dei “consulenti” ed “esperti” di Blockchain commettono lo stesso errore.

3. La verità sulla Blockchain

La Blockchain (“pura”, o permissionless) è un modo lento, costoso e inefficiente per creare validazione di dati (nello specifico, transazioni) senza una autorità centrale, e senza possibilità di “censura”.

La prima Blockchain, quella di Bitcoin, permette di scambiarsi monete virtuali (i bitcoin, con la minuscola — errore di marketing che confonde tante persone), senza dover usare una banca centrale per validare queste transazioni. Chi le valida? Il consenso della maggioranza dei “miners” (altro errore di marketing), ovvero dei computer che mantengono copia delle transazioni passate, e che verificano il “block” successivo.
L’esistenza della Blockchain risolve il problema del “double spending” che costringe qualsiasi altra moneta virtuale ad usare una autorità centrale per tenere traccia delle transazioni valide, e lo risolve in maniera brillante (e “costosa”).

A cosa serve la Blockchain?

Finora, a nulla. Si, avete capito bene: al momento la Blockchain non ha risolto nessun problema vero. Chi vi parla é un entusiasta dei Bitcoin, che però preferisce essere intellettualmente onesto.

No, ma allora, a cosa può servire?

C’è una possibilità che nei prossimi anni le tecnologie Blockchain riusciranno ad offrire una soluzione a molti problemi. Dal mio punto di vista vedo:

  1. Un enorme valore nel creare un insieme di dati che non può essere censurato o modificato da autorità centrali.
  2. La possibilità di creare una moneta “programmabile”, usando questa programmabilità per riscrivere il modo in cui i soldi, i debiti, i mutui vengono erogati e gestiti, offrendo potenzialmente una maggiore trasparenza agli utenti.
  3. Una piattaforma per facilitare la raccolta di capitali per iniziative imprenditoriali (una evoluzione delle famigerate ICO dei tempi recenti)
  4. Un sistema mondiale per conservare dati accettati da tutti, come per esempio quelli relativi alla proprietà immobiliare / terriera.

4. Cosa andrebbe fatto dal governo italiano

Ecco qui la mia semplice proposta.

Il governo italiano potrebbe creare uno “stablecoin”, ovvero una moneta virtuale (o “crypto”, altro errore di marketing) che mantenga il suo valore costante, nel nostro caso 1:1 con l’Euro (simile a USDC di Coinbase).
Perchè uno stablecoin, se già esiste l’Euro? Perchè una moneta digitale abilita cose che la moneta normale non permette.

Il mio specifico suggerimento é di creare un pool iniziale di 100 miliardi di “Eurocoin” (del valore appunto di 100 miliardi di Euro), in cui 50 miliardi vengono garantiti da riserve monetarie del governo, e 50 miliardi vengono garantiti da bond emessi all’uopo, e in cui il governo italiano si fa garante assoluto del debito, per esempio con ipoteche su immobili statali. (bonus: farsi prestare 50 miliardi da poter spendere subito, ad esempio pagando i rimborsi IVA/tasse che le aziende stanno aspettando da anni).
Tutto ciò può essere basato su una Blockchain “pura”, ma soggetto ad alcuni costi di transazioni; oppure su una Blockchain “permissioned”, ovvero gestita centralmente dal governo italiano. Questa ultima scelta tecnica ridurrebbe drasticamente i costi di transazione e gestione, ed é semplicissima da implementare.
La costruzione di questa infrastruttura andrebbe delegata direttamente a Coinbase, la startup che di gran lunga ha dimostrato di saper costruire servizi su Blockchain, magari chiedendo di aprire una sede in Italia e creando centinaia di posti di lavoro (altro bonus). A naso, una volta approvato l’accordo, l’implementazione potrebbe richiedere 5–6 mesi, quindi tempi molto brevi.
(Nota: non ho alcuna affiliazione con Coinbase)

Una moneta stabile (e.g. che vale sempre 1 euro) e digitale permette di creare servizi in cui i soldi possono essere spostati, i contratti (e.g. un debito) possono essere facilmente programmati, a beneficio dell’utente finale.

Immaginate di andare in giro per Milano o Roma con il vostro telefonino. Non avete un portafoglio.
Andate al bar, ordinate un caffè, e pagate 1,10 Eurocoin. Il barista incassa e se vuole può convertire immediatamente in Euro normali, mandando gli Eurocoin alla banca, che glieli accredita sul conto. Oppure li conserva, e la mattina dopo paga il fornitore di bibite con Eurocoin.
Andate poi a pranzo con un amico, lui decide di pagare con la sua Visa (perchè gli piace regalare il 3% alla mafia legalizzata delle carte di credito), e voi invece di pagargli la vostra metà in contanti, gli mandate 15 Eurocoin via cellulare, in pochi secondi e a costo zero.
Niente monetine in saccoccia. Niente “chi mi cambia 20 euro”.

Avete capito di che si tratta? Semplicemente di un Euro digitale, che però può essere “movimentato” senza commissioni o costi aggiuntivi. Sempre tracciato, per evitare evasione fiscale. Sempre “in chiaro”, per trasparenza.

Avere un Euro digitale crea un incentivo per creare applicazioni che lo usino, e quindi crea innovazione.

(Due giorni fa mio Papà Alessandro é stato borseggiato a Firenze, e nel portafoglio aveva circa 200 euro. Se avesse avuto Eurocoin, questo furto non sarebbe successo, o sarebbe stato comunque tracciabile).

Mi fermo qui, perchè l’argomento potrebbe continuare a lungo, ma il succo é tutto nelle righe qui sopra.

Questa é, a mio avviso, l’unica applicazione pratica del mondo Blockchain che può interessare ad un governo.
Anzi, vi dirò di più: il primo governo che si muove al riguardo può beneficiare del fatto di essere il primo, e riuscire ad ottenere liquidità in una moneta digitale che può dare un grosso slancio all’economia.

Conclusioni

Invito il Vicepremier Luigi Di Maio, e chiunque gli stia fornendo suggerimenti insensati sulla Blockchain, a considerare applicazioni serie e pratiche.
Il “non é che domani mattina avremo tutto questo” espresso da Di Maio significa infatti che non esiste, nell’orizzonte temporale dei prossimi anni, alcuna applicazione pratica che il governo possa costruire. E un governo, per quanto voglia essere innovativo, non può sperare di riuscire a cavalcare l’innovazione; ma semmai di adottare quelle soluzioni che hanno dimostrato di essere valide e/o dove la “value proposition” é chiara e semplice da spiegare.

L’opportunità c’è.
Non sprecatela.