Pregate per me

3/2017. Via Crucis, Gianluigi Nuzzi, Chiarelettere

Il 13 marzo 2013, a poche ore dalla nomina di Papa Francesco, cercavamo di raggiungere con fatica il lungotevere verso via della Lungara per la nostra lezione di tango. Le strade erano piene di persone che tornavano da piazza San Pietro. Visi gioiosi, entusiasti, mettevano allegria. Ancora di più a noi che pensando al Paese di origine del nuovo pontefice — l’Argentina — fantasticavamo su un immenso tango da organizzare per le strade per farlo sentire a casa e festeggiarlo.

Il suo primo discorso l’avevamo ascoltato poco prima di uscire di casa. Parole semplici e dirette, a cominciare da quel “Fratelli e sorelle, buonasera” che aveva strappato milioni di sorrisi oltre agli applausi della piazza. Ma era stato quel suo insistere sulla preghiera, a colpirmi. “ Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza”. E subito dopo: “Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il Vescovo benedica il popolo io vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo chiedendo la benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”.

Pregate per me. Da allora, in ogni occasione pubblica, Francesco ha chiesto e chiede che preghiamo per lui. Se allora la sua richiesta mi aveva incuriosita, col passare del tempo a quelle parole ho sempre associato una domanda. Perché? Si sente solo uno dei tanti figli di Dio? Certo, ma non basta. Quel reiterare una richiesta non può che rivelare una necessità. State con me. Non lasciatemi solo. Intercedete per me. Ho una missione da compiere e non sarà semplice.

Quanto arduo potesse essere il compito che si è prefisso lo si è intuito fin da subito. Quanto lo sia effettivamente lo si capisce molto di più leggendo il libro di Gianluigi Nuzzi. Via Crucis. Quale altro titolo?

“La difficile lotta di Papa Francesco per cambiare la Chiesa” — come recita parte del sottotitolo — è raccontata e suffragata con documenti inediti e registrazioni di cui Nuzzi è entrato in possesso da fonti interne al Vaticano, che tentano in questo modo di accendere i riflettori su quanto succede ogni giorno da tempo immemore nelle segrete stanze del potere.

Di capitolo in capitolo, di pagina in pagina, la realtà supera ogni più fervente fantasia sulla gestione allegra dei danari e dei possidementi della Santa Sede da parte della curia romana. C’è di tutto. Definirli reati penali o peccati mortali dipende solo da che parte li si guarda. E c’è una storia passata ma non troppo che riaffiora con nomi noti anche alle cronache. Il potere che da sempre fa affari con il potere. Indisturbato o ben poco. Silenzio e segreto tengono in scacco il mondo.

Poi arriva il nuovo Papa che sogna “una Chiesa povera”. Come quella di Francesco, appunto. Istituisce commissioni di controllo per capire da dove vengono i soldi, come vengono spesi, come viene amministrato l’immenso patrimonio immobiliare, come gestito il fondo pensioni, come -terrificante - l’Obolo di San Pietro. Arrivano professionisti laici a cercare di far chiarezza, senza immaginare con quale muro di gomma andranno realmente a scontrarsi. Con quale sistema costituito, dedito a tutto tranne che al bene.

Nuzzi dipana parte di una matassa intricatissima e lo fa dichiarando di non volersi assumere le difese del Papa, ma di intendere far luce quanto più possibile su quanto è avvenuto e sta avvenendo perché ci riguarda molto da vicino.

Come farà Francesco ad andare avanti? Non deciderà anche lui, come Benedetto XVI di dare forfait? Con queste domande si chiude l’ultimo capitolo di Via Crucis. Sperando che l’ultima stazione questa volta non sia Crocifissione.

L’incipit:

È il pomeriggio del 12 settembre 1978. Dopo appena diciotto giorni di pontificato, papa Giovanni Paolo I scopre che all’interno della curia si muove una potente lobby massonica con centoventuno iscritti. La notizia che riceve è sconvolgente. Cardinali, vescovi e presbiteri non seguono le parole del Vangelo ma rispondono al giuramento della fratellanza muratoria. Una situazione intollerabile. Così, il 19 settembre, il nuovo pontefice inizia a preparare un piano di riforma radicale della curia.

La citazione:

I papi cambiano, noi restiamo.
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