Chi ten’a mamma, è ricco e nun ‘o sape

Chi tene ‘a mamma
è ricche e nun ‘o sape;
chi tene ‘o bbene
è felice e nun ll’apprezza

Domani è il primo, ennesimo giorno di scuola di mia madre, che ha cinquantunanni e da quando ne aveva diciannove lavora nella Scuola italiana. Avevo cinque anni quando mamma provò per la prima volta il Concorso per diventare Dirigente scolastico: la ricordo in cucina, china sui libri di Storia, mentre nell’altra stanza i miei fratelli, duenni, si tiravano addosso una televisione pesantissima. Mia madre sbiancò nel sentire le urla, chiuse in fretta e furia il libro e corse in salotto. Una volta constatato che l’unico arto rotto era il braccio della televisione, sospirò, si rimise al suo posto, aprì il libro e continuò a studiare.

Pecchè ll’ammore ‘e mamma
è ‘na ricchezza
è comme ‘o mare
ca nun fernesce maje.

Quella volta non andò bene, e neanche la volta successiva. Intanto erano passati più di dieci anni, e mamma sembrava aver accantonato quel suo ennesimo obiettivo, troppo frustrata e delusa dai brogli, dalle raccomandazioni e dalle bustarelle. Un giorno di tre anni fa, però, tornò a casa e ci disse che lei avrebbe voluto provarci di nuovo, per la terza volta, e che se non fosse andata bene avrebbe rinunciato definitivamente a quel sogno.

Vedere una donna di cinquant’anni che ritorna sui libri con lo spirito di una ragazzina è straniante, e vederla sbattersi per anni dietro ricorsi, problemi, scadenze prorogate e tempo perso è stato triste, come se stesse rincorrendo l’orizzonte senza sapere di non poterlo prendere. Questa volta, però, mia mamma ce l’ha fatta, e domani varcherà per la prima volta la soglia dell’Istituto Comprensivo cui è stata assegnata come dirigente.

Pure ll’omme cchiù triste e malamente
è ancora bbuon si vò bbene ‘a mamma.
‘A mamma tutto te dà,
niente te cerca

Nel mentre, nessuno di noi tre figli è stato trascurato, messo da parte o trattato con sufficienza; nel mentre, mia mamma ha sempre organizzato feste per noi, ci ha accompagnato a scuola, ci ha fatto trovare il piatto a tavola, ci ha incoraggiato, sgridato, abbracciato tanto. Nessuno di noi ha sentito di star perdendo qualcosa della propria madre, anzi: mamma ci ha insegnato, e ci insegna ancora oggi, che nessuna motivazione è mai abbastanza valida da impedirti di raggiungere i tuoi obiettivi, e che nella vita fare molte cose è difficile, ma nulla è impossibile.

Grazie, mamma. Per la donna che sei e per la donna che sarò.

E si te vede e’ chiagnere
senza sapè ‘o pecché,
t’abbraccia e te dice:
“Figlio!!!”
E chiagne nsieme a te.
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