Lei, lui, Firenze: diario di viaggio (e consigli per l’acquisto)

Pensi davvero che sia una buona idea scrivere qualcosa sul tuo weekend? Sì, perchè magari potrei essere utile a chi visita Firenze per la prima volta, e perchè un giorno vorrei rileggermi, e quel giorno io e il mio migliore amico Ciro saremo chissà dove chissà come, ma anche se non riuscissimo a vivere insieme terremmo fede al nostro patto: almeno una volta all’anno visitiamo una città.

Dopo Barcellona, Edimburgo, Londra e Milano, stavolta è toccato a Firenze, centro medievale e rinascimentale dall’incommensurabile valore, patria di molti tra i massimi talenti del nostro Paese, tappa imprescindibile per chi, come noi, ama il bello e vuole perdercisi dentro. Poesia a parte, abbiamo prosaicamente programmato quasi tutto perchè non volevamo perderci niente di questa città. Neanche gli imprevisti.


Se di giovedì pomeriggio, alle quattro, qualcuno si fosse aggirato per la stazione ferroviaria, mi avrebbe visto aspettare Ciro. Io sono partita da Pesaro, lui da Napoli, ci siamo incontrati a Santa Maria Novella e abbiamo raggiunto il nostro alloggio fiorentino, il bed and breakfast Duomo di Firenze. Situato in una posizione perfetta (dista circa duecento metri dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore ed è vicinissimo a molti altri luoghi di interesse), è gestito da Rosa e Salvatore, una coppia originaria della Basilicata ma stabilitasi da più di vent’anni a Firenze: la loro gentilezza, la posizione invidiabile e la pulizia hanno dato di certo un tocco in più al nostro soggiorno. La conversazione con Rosa e Salvatore sullo sfruttamento delle loro aree d’origine continuerà il giorno dopo, a colazione: io e Ciro ci congediamo, posiamo i bagagli nella nostra stanza e ci catapultiamo per le vie del centro, abbiamo deciso di visitare le Gallerie dell’Accademia prima di cena.

Ad attenderci là ci aspetta il David di Michelangelo, che oscura tutte le altre opere presenti nel museo. La sua maestosità ci sovrasta e la sua perfezione ci affascina: nessuno crederebbe mai che quello era solo un enorme cilindro di marmo. David a parte, una menzione speciale va alle sale dedicate agli strumenti musicali antichi, una vera chicca.

Un David e una Simona

Girovaghiamo in centro fino a ora di cena: ci fregiamo di essere molto smart, e quindi abbiamo prenotato da casa il nostro tavolo al Vista Wine Bar, ristorante ubicato all’ultimo piano dell’Hotel Laurus, che promette una vista pazzesca sul Duomo. La vista c’è eccome, anche se le nostre aspettative sulle pietanze non sono soddisfatte appieno e l’arredo della sala ci sembra un po’ triste. Ad ogni modo avevamo già ammortato il rischio di cenare in un ristorante medio-alto nel centro storico di Firenze: la prenotazione tramite The Fork, infatti, ci consente di avere uno sconto alla cassa. Tutto è bene quel che finisce bene!

In questo periodo a Firenze non c’è nessuno” aveva sentenziato il signor Salvatore quella mattina, ed era vero: abbiamo inutilmente prenotato i nostri biglietti per gli Uffizi alle nove del mattino, impauriti da file e perdite di tempo, quando invece non era necessario.

Senza dover pagare i diritti di prenotazione, il biglietto degli Uffizi costa solo 4 euro per chi ha meno di 25 anni, ma il patrimonio artistico conservato in questa rinomata Galleria (che è possibile seguire anche su Instagram!) non ha prezzo. La stessa struttura architettonica e iconica della Galleria è un’opera d’arte: se a ciò si aggiunge un ventaglio dell’arte occidentale lungo quasi mille anni, si comprende come sia da folli andare a Firenze e non visitare gli Uffizi.

Abbiamo visitato la galleria in un’ora e mezza, ammirando ciò che ci è piaciuto e passando oltre quando qualcosa ci interessava di meno, senza la pretesa di capire tutto, ma permettendo a noi stessi di incantarci quando volevamo, non a comando.

Ecco, Botticelli ci ha incantato. I volti, i colori, la struttura dei dipinti, ma soprattutto quei volti così eterei… Una gioia per il cuore e per la vista.

Appena usciamo dalla Galleria imbocchiamo il cortile degli Uffizi e finiamo a ridosso dell’Arno, destinazione Ponte Vecchio. Passeggiamo lungo il ponte e ci fermiamo ogni due minuti a guardare gli splendidi gioielli nelle vetrine, e parliamo parliamo parliamo… Sono anni che io e Ciro non abbiamo la possibilità di vederci tutti i giorni — anche se ci sentiamo praticamente sempre — quindi le volte in cui ci incontriamo sono particolarmente belle, perchè col tempo abbiamo compreso quanto sia prezioso ogni momento trascorso insieme.

Quasi quasi mi taglio un arto e lo compro!
Lampredotto state of mind

Camminando camminando, inizia a venirci fame: percorriamo a ritroso Ponte Vecchio (continuando ad ammirare le gioiellerie!) e ci avviamo verso Piazza della Signoria, cercando su Internet un posto dove poter assaggiare il panino col lampredotto, vera specialità tipica. Neanche il tempo di far caricare i risultati di ricerca che alziamo gli occhi e tac!, il camioncino de Il Trippaio di Firenze ci avvolge col suo profumo di carne bollita. Mangiamo (magnificamente) e beviamo con meno di cinque euro a testa, prendiamo un caffè al volo — siamo pur sempre napoletani!- e ci avviamo verso la prossima cosa-da-vedere, la Chiesa di Santa Croce. Lo sappiamo, non è il primo luogo che viene in mente quando si dice “cosa vedere a Firenze”, ma non è di certo l’ultimo, e comunque è decisamente sottovalutato. Spendiamo il doppio degli Uffizi per entrare, ma ciò che vediamo vale ogni centesimo.

La Chiesa di Santa Croce contiene al suo interno le tombe dei massimi esponenti della civiltà fiorentina prima e italiana poi: Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli, Vittorio Alfieri, lo stesso Ugo Foscolo, che nei suoi Sepolcri parla proprio di come le tombe in Santa Croce rafforzino la coesione sociale e lo spirito di comunità. Anche Giotto ha lasciato qui la sua eredità, degli affreschi enormi e magnifici che decorano le cappelle di destra, insieme a dipinti e sculture di celebri artisti rinascimentali e neoclassici. Il chiostro retrostante la Chiesa ospita inoltre la Cappella de’pazzi, capolavoro di Filippo Brunelleschi, e un antichissimo crocefisso ligneo opera di Cimabue.

Veduta esterna della Cappella de’Pazzi

Terminata la nostra visita a Santa Croce, ci lasciamo portare dalla corrente del fiume: torniamo sulla riva dell’Arno e lo costeggiamo, finchè Ciro si ricorda che da quelle parti dovrebbe esserci il Museo di Salvatore Ferragamo che ospita una mostra sul rapporto tra Arte e Moda. Ci andiamo? Certo che ci andiamo.

Il Museo si colloca al piano interrato dell’omonima boutique, in un ambiente scavato nella roccia e particolarmente suggestivo. La mostra non verte solo sulle creazioni di Ferragamo, anzi, si distacca velocemente dal brand per passare in rassegna casi emblematici di contaminazione tra moda e arte e viceversa, facendo incontrare artisti di epoche e luoghi diversi. La cosa che mi è piaciuta di più? Il panciotto futurista di Giacomo Balla!

Dire che siamo esausti è poco, quindi decidiamo di rientrare nel pomeriggio al b&b per riposare ed essere pronti per la serata. Prima, però, ci concediamo una visita all’interno del Duomo, ma desistiamo all’idea di visitare il museo, lo faremo un’altra volta. Tornando a “casa” ci accorgiamo di un locale delizioso: è La Menagere, concept restaurant in cui decidiamo di cenare quella sera stessa. Il locale è un gioiellino, arredato in maniera originale ma sofisticata: all’interno è anche possibile comprare fiori, e al piano interrato ci sono esibizioni e concerti nel weekend. Una bellissima scoperta.

Sabato mattina ci svegliamo presto per goderci Firenze ancora un po’: visitiamo Palazzo Pitti e i Giardini di Boboli, facciamo un altro giretto in centro e pranziamo all’osteria Il Gallo, consigliataci dai gestori del b&b e che ci offre un pasto veloce prima di prendere il treno.

Il nostro viaggio non è ancora finito, la nostra destinazione è Figline Valdarno, patria di Marsilio Ficino e Maurizio Sarri, due celebri filosofi. La nostra ultima notte in Toscana è targata SmartBox grazie al regalo che Ciro mi ha fatto per l’ultimo compleanno, un soggiorno per due con ingresso alla spa. Potevamo scegliere tra molte strutture disponibili in tutta Italia, ma non ci siamo pentiti della nostra decisione: abbiamo infatti soggiornato all’Hotel Villa Casagrande, una villa nobiliare costruita a ridosso delle mura cittadine, che ospita uno splendido giardino all’italiana e un appartamento al Piano Nobile in cui il tempo non sembra essere passato. Dopo due giorni di cammino in lungo e in largo, la sauna, il bagno turco e la vasca idromassaggio si sono presi cura di me e Ciro, togliendoci per un po’ lo stress di tutti i giorni.

Per la nostra ultima cena toscana, sapevamo di volere un bel piatto di carne fiorentina e poco più. In Hotel ci hanno consigliato il Ristorante Aqva, vicinissimo alla Villa, in cui fortunatamente abbiamo trovato l’ultimo tavolo disponibile. La cena è stata deliziosa: abbiamo ordinato filetto di manzo con radicchio rosso e parmigiano, accompagnato da un calice di ottimo vino rosso proveniente dalla Fattoria di Villa Casagrande. Per finire, i dessert sono stati davvero la ciliegina sulla torta: dubito che mangerò mai una cheesecake più fresca e buona. Un’esperienza fantastica, provare per credere!

Gnam!

La nostra Domenica è stata un po’ leopardiana, preceduta da un Sabato in cui, a mollo nella vasca idromassaggio, avevamo sognato di non dover tornare a casa. Prima di ripartire, tuttavia, abbiamo visitato le stanze del Piano Nobile, che conservano intatta la storia di Villa Casagrande e di chi l’ha visitata. Appartenente alla famiglia dei Serristori fin dal 1300, qui sono giunti molti personaggi illustri, tra cui Papa Leone X (figlio di Lorenzo il Magnifico), Carlo VII di Borbone, Carlo V e i principi di Savoia durante la luna di miele. L’appartamento è un vero e proprio museo, c’è persino uno dei chiodi utilizzati da Brunelleschi nella costruzione della famosissima Cupola!

Il treno regionale ci riporta da Figline Valdarno a Firenze: nell’attesa dei nostri rispettivi treni facciamo un’ultima passeggiata per il centro, costeggiando il Mercato di San Lorenzo dall’esterno. Quando decidiamo di entrare all’interno, ci pentiamo amaramente di non averci pensato prima: il Mercato di San Lorenzo è un vero e proprio paradiso del gusto toscano, da visitare con l’olfatto e le papille gustative. Al nostro ritorno lo proveremo di certo!

Io e Ciro ci salutiamo come ci salutiamo sempre. “Ci vediamo domani!”. Sappiamo benissimo che non è così, anzi, in questo momento non sappiamo neanche quand’è che ci rivedremo. Sappiamo, però, che ci vogliamo bene. E questo basta, fino al prossimo viaggio insieme.

Grazie, amico ❤