Nel mondo parallelo che non conosco, ma che posso solo immaginare quando chiudo gli occhi, oggi avremmo ancora la stessa età, condiviso più compleanni, lauree, feste e un numero talmente grande di sorrisi da perderne il conto. Ascolteresti le canzoni di Matteo, le balleremmo insieme saltellando su un piede alla volta, leggeresti le mie cose, mi daresti consiglio su tutto. Un pomeriggio ti aspetterei dall’altro lato della strada. Non avremmo bisogno di dirci nulla, basterebbe solo uno sguardo veloce mentre mi vieni incontro. Mi racconterai finalmente di dove sei stata e non sarò sorpreso di vederti felice.
O vorrei che fosse ancora il giorno prima, che potessimo riviverlo dieci anni ancora, per abituarsi al vuoto dei prossimi dieci. Vivremmo sempre giovani e andremmo ancora alle superiori. Mi accontenterei delle insufficienze in fisica e matematica, mentre tu scopriresti tutto dei classici greci e latini. Continuerei ad accompagnarti a scuola e non dovrò mai vederti piangere. Ma il giorno è passato, schiacciato da una pila che ora ne conta a migliaia. Ogni tanto sento un peso lieve sulla spalla. Mi viene da chiudere gli occhi e ritrovo alla fine quel sorriso del giorno prima, che nei miei ricordi non perderai mai. Bellissima nel vestito bianco dei tuoi diciotto anni, serena tu che ti spazzoli i capelli — prima di uscire per l’ultima volta- mentre lo stereo respira piano Halleluja.
Email me when simoneGiancristofaro publishes or recommends stories