La manovra di Gualtieri

Simone del Rosso
Sep 7 · 4 min read
Da sinistra, Roberto Gualtieri (Ministro dell’Economia), Pierre Moscovici (commissario europeo agli affari economici).

Nelle ultime settimane i mercati finanziari hanno premiato l’uscita della Lega sovranista ed euroscettica dalla maggioranza, con un calo dello spread a 150 punti base circa, dovuto anche al rallentamento dell’economia tedesca. Il calo dei rendimenti dei Btp potrebbe portare nel 2020 ad un tesoretto che potrebbe sfiorare i 15 miliardi, dato che tassi più bassi equivalgono a un vantaggio per i nostri conti pubblici e possono liberare preziose risorse da impiegare altrove.

Ora, si attendono i dettagli ufficiali sull’agenda economica del governo. Gli ostacoli che il nuovo esecutivo dovrà affrontare nella costruzione della manovra saranno principalmente: il rischio dell’aumento dell’IVA, la crescita economica prossima allo zero, il macigno del debito pubblico e vincoli di deficit.

Su quest’ultimo fronte ci sono tutte le condizioni per ottenere maggiore flessibilità dalla Commissione. In primo luogo, la nomina di Roberto Gualtieri all’Economia. Parlamentare europeo del Pd, tra i più autorevoli e rispettati al Parlamento europeo, professore associato di storia contemporanea alla Sapienza, nel luglio 2014 è stato eletto Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al Parlamento Europeo. La nomina di un profilo politico, piuttosto che un economista, è un elemento di novità nel governo. Infatti, negli ultimi anni la carica di ministro dell’Economia era stata affidata a profili principalmente tecnici e indipendenti.

Gualtieri, oltre ad essere molto apprezzato tanto a Bruxelles quanto a Francoforte, ha partecipato alle trattative nel 2012 sul Fiscal Compact e sull’istituzione del Fondo Salva-Stati, battagliando in prima fila per una maggiore flessibilità e tagli alla spesa pubblica della Grecia meno stringenti. La sua ossessione sono gli investimenti pubblici a sostegno di quelli privati. La sua esperienza e conoscenza delle dinamiche economiche europee possono risultare decisive ai fini delle trattative sui margini di spesa. In secondo luogo, la designazione di Paolo Gentiloni a futuro commissario europeo, con alte probabilità agli affari economici, e l’endorsement da parte della Presidente della commissione Ursula von der Leyen, fanno ben sperare. La composizione del nuovo esecutivo rende evidente come il ruolo del Pd nelle trattative con l’UE sia centrale, con Gentiloni commissario, David Sassoli presidente dell’Europarlamento, lo stesso Gualtieri all’Economia ed Enzo Amendola agli Affari europei.

A fronte di impegni precisi sul fronte delle riforme, degli investimenti e della riduzione del debito, il tesoretto che l’Italia potrebbe ottenere dalla Commissione si attesta tra i 12 e i 15 miliardi.

Tuttavia, nelle prossime settimane il neoministro all’Economia sarà chiamato ad un tour de force in vista della stesura della legge di bilancio. Infatti, la flessibilità significa comunque deficit, che si può scomputare dai calcoli del Fiscal Compact ma non dal totale del debito. Non sarà, quindi, autosufficiente per sostenere una manovra delicata e complessa come quella che ci attende.

Per questo il nuovo governo dovrà lavorare in tempi brevi ad altre misure a sostegno della politica economica. La Legge di Bilancio va approvata in Consiglio dei ministri a metà ottobre per poi essere trasmessa al Parlamento e alla Commissione europea. Le Camere hanno tempo fino al 31 dicembre per l’approvazione. Ma già il 27 settembre con la Nota di aggiornamento al Def, il Mef dovrà indicare gli obiettivi di finanza pubblica, i contenuti delle principali misure di politica economica e le previsioni di crescita.

La manovra economica parte da una base certa di 27 miliardi per disinnescare le clausole IVA e finanziare le spese indifferibili. A questi si aggiungeranno altre spese per finanziare il programma di governo: il taglio del cuneo fiscale, l’introduzione del salario minimo orario e misure di sostegno delle famiglie. Il costo totale della manovra potrebbe salire oltre i 35 miliardi.

Per raccogliere ulteriori risorse, si potrà ricorrere a tagli della spesa corrente, quantificati dall’ex ministro Tria per circa 5 miliardi. Tuttavia, i tagli della spesa possono comportare effetti recessivi al pari di un aumento della pressione fiscale. Occorrerà, quindi, ricorrere ad una mirata spending review, individuando negli oltre 840 miliardi che compongono la spesa pubblica, quei settori in cui recuperare risorse e allocarle in modo più efficiente e quelli, invece, in cui gli stanziamenti andrebbero incrementati.

Tali scelte sono tutte politiche e dipenderanno dalle trattative e dalle intese interne al Governo tra M5S e Pd. Il cammino verso il Def definitivo è comunque ancora lungo e nelle prossime settimane ci saranno indicazioni più approfondite sulle misure economiche che verranno adottate.

Dalla revisione di quota 100, al piano di privatizzazioni già annunciato dal governo precedente, dal reddito di cittadinanza 2.0 al Green New Deal.

È evidente come dopo mesi di crisi politiche e di tensioni, l’Italia abbia bisogno di un esecutivo stabile che possa dialogare serenamente con l’Europa.

La prossima manovra non sarà di certo la più espansiva degli ultimi anni, ma il compito del governo dovrà essere quello di rilanciare l’economia, sterilizzando l’aumento dell’IVA e avviando nuovi investimenti ad alto moltiplicatore, attesi da anni, ripristinando un clima di fiducia.

Non sarà una sfida facile, dato che l’economia europea sta rallentando, visto il calo della produzione industriale tedesca. Occorrono politiche fiscali in grado di rilanciare la domanda interna, ovvero i consumi. L’export, infatti, non è più sufficiente come unica politica industriale e commerciale. Vedremo se questo governo sarà in grado di cogliere la sfida e dare una risposta credibile e convincente.

Simone del Rosso

Written by

Economics and Finance student. Supporter of the economic theories of Keynes.

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