Un nuovo ruolo della pagina web negli ecosistemi digitali


Sono un deciso sostenitore del nuovo paradigma secondo cui le pagine web non sono più il centro del nostro modo di esperire la rete.
Questo cambio di prospettiva è il motivo per cui i designer devono iniziare a porsi di fronte a sfide sempre più ambiziose, come la progettazione di veri e propri ecosistemi digitali ed esperienze pervasive multipiattaforma.
Lo scenario cui si sta andando incontro prevede dunque un drastico cambio di approccio allo sviluppo ed alla progettazione.
Secondo quanto recentemente affermato da Sergio Nouvel nel suo articolo pubblicato su Uxmag.com, il web design, inteso come semplice attività di progettazione di pagine web, è morto. A sostegno della sua affermazione stila un elenco di sintomiche dovrebbero sancire se non la morte, quantomeno l’agonia del web design.
Al netto dei singoli aspetti sui quali possiamo essere più o meno d’accordo (per approfondire vi rimando alla fonte originale) è sicuramente importante rilevare come ad oggi ci troviamo di fronte ad un momento cruciale per il mondo della progettazione digitale, in cui la stessa concezione di pagina web viene a mutare drasticamente. Quello che diventa importante non è più come o quanti contenuti disporre in pagina, ma come inserire e rendere disponibili questi contenuti in vari contesti (pagina web,app, smart tv, dispositivi wearable…) in modo coerente ed efficace.
Le pagine web intese come entità autonome per veicolare contenuti perdono di rilevanza, e sempre più vengono a trovarsi inscritte all’interno di un quadro sistemico il cui output diviene un servizio in grado di produrre valore aggregando e restituendo informazioni al bisogno.
Un esempio di come le informazioni con cui entriamo in contatto possano trovarci ed accompagnarci durante i nostri percorsi quotidiani ci viene dato dall’articolo Museo come Esperienza di Luca Rosati, in cui si descrive come l’esperienza della visita ad un museo possa diventare un fenomeno nomade, in grado di transitare attraverso molteplici canali e dispositivi. Nello specifico viene portato ad esempio il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York, che ha recentemente rinnovato la sua esperienza di visita grazie all’utilizzo del c.d. Internet of Things.
Immaginiamo una mamma, un papà ed un figlio che devono fare visita al Cooper Hewitt. La loro esperienza inizierà nel momento in cui decidono di pianificare la visita consultando il sito internet del museo, non solo raccogliendo informazioni e coordinate per raggiungere il luogo, ma anche registrandosi ed individuando dei percorsi di visita. La famiglia si reca quindi al museo, dove attraverso una penna interattiva può scrivere, appuntare, salvare oggetti… tornata a casa potrà accedere al sito e ritrovare tutte le informazioni salvate durante la visita.
Come emerge da questo esempio, il ruolo della pagina web — per quanto sempre rilevante — non può piu’ essere considerato preponderante in contesti in cui l’esperienza è un processo dinamico in costante divenire. Certo le pagine web continueranno a svolgere la loro funzione, solo smetteranno di essere considerate come il medium d’elezione per la veicolazione di contenuti in rete.
Altro importante aspetto legato alla trasformazione delle modalità di fruizione delle informazioni digitali riguarda il progressivo affermarsi di un nuovo modello c.d. push based, secondo cui sono le stesse informazioni a raggiungere l’utente. I dispositivi tendono sempre di più a raccogliere dati dall’ambiente, dal contesto o da altri dispositivi, andando a restituire all’utente le informazioni che servono nel momento più opportuno. Le informazioni che arrivano da uno smart watch durante l’attività sportiva, ad esempio, vengono costantemente raccolte dal dispositivo e rese consultabili al bisogno. Risulta quindi chiaro come il sito e la pagina web, per come sempre stati intesi, rappresentino il retaggio del paradigma precedente e diametralmente opposto (c.d. pull based), secondo cui l’utente è spinto a ricercare le informazioni di cui necessita.
In questo scenario complesso la figura professionale di riferimento non può più quindi essere quella del web designer (inteso come poliedrico professionista in grado di disegnare e realizzare pagine web in quasi totale autonomia), quanto piuttosto quella dello User Experience Designer e dell’Information Architect, figure in grado di fornire una consulenza effettivamente in linea con le nuove dinamiche in atto, analizzando ora a livello micro, ora a livello macro i vari aspetti legati all’ecosistema informativo che è chiamato a creare o regolare. Il tutto interfacciandosi con specifiche figure ( User Interface Designer, Developer… ) in grado di seguire i singoli tasselli del sistema.
Le pagine web diventeranno sempre più singoli elementi di un insieme più ampio, fatto di presenza sui social media, algoritmi e dispositivi fisici connessi in rete. Avere la pretesa di potersi curare solo più di uno di questi aspetti, ignorando le caratteristiche di pervasività dello scenario attuale non può che essere dannoso per il proprio modello di business.



