Daniele Luttazzi e la merda televisiva

Simone Ramella
Dec 10, 2007 · 2 min read

La satira scatologica sul guerrafondaio Giuliano Ferrara — e su tre pezzi da novanta come Berlusconi, Previti e Dell’Utri — è costata il posto a Daniele Luttazzi, licenziato dalla 7 a poche settimane dal ritorno in tv con “Decameron”, dopo l’esilio pluriennale determinato dall’editto bulgaro del 2002. È la definitiva conferma che nella televisione italiana si possono tranquillamente trasmettere programmi di merda, ma è assolutamente vietato parlarne. Della merda.

Il direttore della 7, Antonio Campo Dall’Orto, ha difeso la decisione di cancellare il programma di Luttazzi rivendicando «la necessità di bloccare un programma che offende». Quello che è accaduto, ha detto, «non riguarda la libertà di satira, ma un uso improprio della tv». È significativo, però, che questo principio si applichi senza sconti al solo Luttazzi, che lo stesso Campo Dall’Orto considera il più bravo autore satirico sulla piazza. Dai tg ai reality, infatti, il water televisivo trabocca, anche nella cosiddetta “fascia protetta”, di programmi offensivi soprattutto per l’intelligenza dei telespettatori, che scavano allegramente nel torbido — o, visto il contesto, nella merda — pur di racimolare qualche punto di share in più con il minimo sforzo.

La censura, però, colpisce implacabile soltanto Luttazzi, la cui satira si ispira alla tradizione di Rabelais (forse scambiato anche lui per una parolaccia), e in precedenza i vari Sabina Guzzanti, Beppe Grillo e Dario Fo. Rifilare quotidianamente merda catodica ai telespettatori, insomma, è considerato meno grave dell’associare il termine ai nomi di alcuni dei protagonisti a tempo pieno della scena mediatico-politica per fare satira in tardissima serata. Occorre rassegnarsi e prenderne atto, evitando possibilmente di indulgere nel dibattito stantio su limiti e paletti (o “baletti”, per dirla alla Lucia Annunziata versione Guzzanti) della libertà di espressione, puntualmente scattato dopo la decisione della 7 di cacciare Luttazzi.

Il regime televisivo che la maggioranza di centrosinistra si è guardata bene dal toccare a dispetto delle promesse pre-elettorali — eloquente in questo senso la scelta di Veltroni di nominare Marco Follini responsabile comunicazione del neonato Partito Democratico — ha colpito ancora. La novità è che questa volta l’ha fatto alla 7, che molti finora consideravano un’isola felice rispetto al duopolio Raiset. Quella di Campo Dall’Orto è una decisione che puzza moltissimo di epurazione, ma almeno priva di una delle sue poche foglie di fico il cesso televisivo generalista, il cui desolante palinsesto ha sempre meno da spartire con l’intelligenza, il talento e l’onestà intellettuale di un artista come Luttazzi.


Pubblicato originariamente su Ramella.org

Simone Ramella

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Sono un precario ante litteram che da piccolo sognava di fare il giornalista e poi ha fatto anche molte altre cose.

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