Eluana e la Chiesa diabolica

Simone Ramella
Jul 16, 2008 · 3 min read

Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Nessuno dovrebbe saperlo meglio della Chiesa, che della lotta al maligno ha fatto una delle sue ragioni sociali. La lezione di Piero Welby, al quale furono negati i funerali religiosi concessi invece in pompa magna a un dittatore sanguinario come Pinochet, non è però servita a nulla. Il nuovo corso di Angelo Bagnasco è un clone di quello di Ruini, e infatti il presidente della Conferenza episcopale italiana non ha esitato un attimo a sollevare l’ennesimo polverone sul caso di Eluana Englaro, la ragazza che da 16 anni “vive” in stato vegetativo permanente.

Appena atterrato a Sydney, dove si è recato per partecipare alla Giornata mondiale della Gioventù, Bagnasco si è sentito in dovere di prendere posizione pubblicamente contro l’ipotesi che venga staccata la spina alle macchine che impediscono a Eluana di morire. La sua contrarietà ha trovato immediatamente eco in un appello lanciato dall’associazione Scienza e Vita — cui hanno prontamente aderito, tra gli altri, anche le Acli, il Movimento per la Vita, l’Azione cattolica, l’Associazione Dossetti, il Forum delle famiglie e i soliti teodem Paola Binetti e Savino Pezzotta — che definisce la sentenza dei giudici di Milano la «prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana».

Questo riferimento improprio e fuorviante alla pena di morte, a uso e consumo dei media alla ricerca di un titolo ad effetto, sarebbe di per sé sufficiente a squalificare l’appello come atto di pura propaganda ideologica. Nello spazio di pochi paragrafi, però, i suoi promotori sono riusciti a fare anche di peggio, con l’indecente richiesta «alla famiglia di Eluana ad accogliere l’invito di chi ha dichiarato di voler continuare ad assisterla amorevolmente: altro non è che un affidamento di amore». Affidamento di amore? Visto da qui questo passaggio assomiglia piuttosto a un rimprovero ai genitori, colpevoli agli occhi dei crociati di Scienza e Vita di non voler più «assistere amorevolmente» la figlia.

Nessuno, a prescindere dalle sue opinioni su eutanasia e testamento biologico o dal suo credo, può davvero sapere come si comporterebbe al posto di Beppino Englaro. Lungi dal dispensare pietà per i protagonisti di un dramma doloroso che si trascina da anni, i burocrati del Vaticano, però, insistono nell’impartire i loro dogmi non negoziabili in nome di un Dio di cui si sono autoproclamati rappresentanti in terra.

Lo fanno usando come scudo il novanta per cento e passa di italiani che risultano essere cattolici soltanto perché battezzati alla nascita, quando erano ancora incapaci di intendere e di volere, mentre le chiese si svuotano sempre di più, e in barba ai tanti cattolici adulti che non hanno condiviso l’ottusità delle gerarchie ecclesiastiche nella vicenda di Piero Welby. E lo fanno — con un accanimento che dimostra meno empatia di un pezzo di ghiaccio — soprattutto rispetto a materie di cui non hanno alcuna esperienza diretta, come l’aborto, il divorzio, la contraccezione, la fecondazione assistita. O il dolore di un padre che si è visto strappare la figlia da un incidente. Predicano molto, insomma, dove non possono e non sanno razzolare.

Aggiornamento del 19 luglio 2008. Con questo aggiornamento voglio segnalare che questo pezzo è stato pubblicato anche da Rosso di Sera e Megachip, ma soprattutto consigliare la lettura della lettera che Marina Garaventa, una donna di 48 anni che dal 2003 vive attaccata a un respiratore, ha scritto alla Stampa. L’ho trovata bellissima e molto più utile delle tante chiacchiere, comprese le mie, udite in questi giorni sul caso di Eluana Englaro.


Pubblicato originariamente su Ramella.org

Simone Ramella

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Sono un precario ante litteram che da piccolo sognava di fare il giornalista e poi ha fatto anche molte altre cose.

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