Il sito dei giornalisti “rapito” dagli hacker

Simone Ramella
Oct 22, 2006 · 2 min read

Digiti www.odg.it e al posto dell’home page del sito dell’Ordine dei giornalisti vieni reindirizzato a una pagina che contiene — all’indirizzo http://makara.kayyo.com/h/ — un proclama in un inglese a tratti un po’ maccheronico (e in quello che sembra essere turco) di un sedicente gruppo di “guardiani della Turchia e dell’Islam”, che se la prendono con la Francia, colpevole del «genocidio in Algeria», e le dichiarano guerra, anzi una cyber-guerra, promettendo di diventare «la sua maledizione nel mondo digitale».

A essere colpita da questo attacco di defacing, il termine che nell’ambito della sicurezza informatica indica appunto il cambiamento illecito dei contenuti di un sito web, non è solo la home page, ma anche alcune pagine interne, come quella dedicata ai freelance, mentre altre porzioni del sito dell’Ordine sono sfuggite al “rapimento” dei cyber-terroristi, anche se per raggiungerle è ovviamente necessario digitare il loro indirizzo diretto.

Ma cosa c’entra il sito dell’Ordine dei giornalisti italiani con Francia, Turchia e Islam? Proprio nulla, tanto che sono gli stessi hacker a chiedere scusa con un apposito post scriptum, in cui spiegano di non avercela proprio con chi legge, ma che la cyber-guerra è guerra: «Vogliamo che qualche politico francese provi ad ascoltarci».

L’attacco è quasi certamente legato alle recenti tensioni tra Parigi e Ankara. Il 17 ottobre, infatti, il parlamento turco ha approvato una dichiarazione che condanna il voto dei deputati francesi su un progetto di legge che prevede sanzioni per chi nega il genocidio armeno del 1915.

«Il popolo turco non deve vergognarsi della sua storia», si legge nel testo, secondo cui l’atteggiamento dell’assemblea francese «lascerà ferite aperte nelle relazioni politiche, economiche e militari tra Francia e Turchia». E, a quanto pare, anche sul sito del nostro Ordine dei giornalisti…


Pubblicato originariamente su Ramella.org

Simone Ramella

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Sono un precario ante litteram che da piccolo sognava di fare il giornalista e poi ha fatto anche molte altre cose.

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