Lampi dal nord

  1. In Veneto. Mentre M5S e Lega stringono accordi, firmano contratti e esprimono presidenti del Consiglio a Roma, in regione volano gli stracci. La scintilla è la nuova legge elettorale locale, che elimina il termine di due mandati per i consiglieri. I cinque stelle si sono presentati in aula mostrando foto di Zaia con la scritta “Chi l’ha visto” e il capogruppo in regione della Lega li ha accusati di essere dei pagliacci, aggiungendo che dove governano combinano disastri. Il solco appare piuttosto profondo, soprattutto per la battaglia storica dei Movimento contro le grandi opere: lo scontro si è già concentrato sulla Pedemontana e potrebbe estendersi all’alta capacità ferroviaria Brescia-Verona, a quella Verona-Padova, al miglioramento della linea tra Mestre e Trieste. Cosa dirà la regione che aspira all’autonomia, la tradizionale banca di voti della Lega, l’esempio di produttività e lavoro duro se nella capitale si decidesse di seguire la linea grillina?
  2. In Liguria. Il problema non è dissimile. Giusto l’altro ieri il consiglio regionale ha dato il via libera ad una mozione nella quale si chiede alla giunta Toti “di attivarsi in tutti i livelli istituzionali affinché la realizzazione dell’opera venga assicurata nei tempi stabiliti, entro il 2022”. Indovinate chi ha votato contro? Esatto. Alice Salvatore, del Movimento 5 Stelle, giudica l’opera “inutile” e “uno spreco di risorse”. Mentre lo stesso Toti, che deve salvaguardare l’alleanza tra Lega e Forza Italia a livello locale mentre a livello nazionale il suo partito si smarca completamente dalla maggioranza, cerca di rassicurare: visto che il Terzo Valico non è citato nel contratto di Governo, non dovrebbero esserci problemi.
  3. In Lombardia. Qua sembra che l’intesa migliore, al momento, sia quella tra il neopresidente della Regione Attilio Fontana (Lega) e il sindaco di Milano Beppe Sala (area PD, non tesserato). Il vertice in prefettura per parlare di sicurezza è durato un’ora e questo tempo è bastato a siglare un accordo largo per dare una presenza maggiore di forze dell’ordine sul territorio e nelle zone più a rischio, per gestire gli sgomberi delle case popolari occupate, per gestire la questione dei campi rom. Di Sala va peraltro segnalato un certo attivismo: si è sganciato abbastanza elegantemente da Renzi quando quest’ultimo non era ancora in disgrazia, ma non si è snaturato politicamente come altri hanno fatto. E in un PD nel quale ci sono candidati a sindaco che dichiarano pubblicamente di non volere i big del partito ai comizi, Sala è stato invitato — raccontava l’edizione locale di Repubblica di un paio di giorni fa — a intervenire a Brindisi e Pisa. E’ presto per dire se sia l’inizio di un’ascesa politica, ma il primo cittadino di Milano va tenuto d’occhio.
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