Lo sciopero di Radio24 (e del Sole 24 Ore)

Forse lo sapete e se non lo sapete ve lo dico io: domani i giornalisti di Radio24 saranno in sciopero. La cosa necessita di qualche spiegazione.

Le premesse.

Da qualche tempo il gruppo editoriale del quale facciamo parte naviga in cattive acque. L’ultima trimestrale ha certificato, oltre alla costante erosione del patrimonio, un rosso di più di 60 milioni di euro. Se anche volessimo considerarlo al netto dei cosiddetti “oneri non ricorrenti” (per semplificare: poste di bilancio che non si ripeteranno), il risultato sarebbe comunque negativo per oltre 35 milioni di euro.

Nel frattempo sulla situazione del Gruppo 24 Ore stanno indagando tanto la procura di Milano, quanto la Consob, sulla base di sospetti che l’alterazione dei dati sulla diffusione del quotidiano abbia costituito un falso in bilancio/false comunicazioni al mercato.

Oggi si è svolta l’assemblea degli azionisti che ha dato il via ad un nuovo consiglio di amministrazione. Alla vigilia, il presidente di Confindustria, nostro azionista di controllo, in un’intervista televisiva ha detto che per il gruppo saranno “lacrime e sangue”. Il tutto è stato preceduto dalla pubblicazione dei verbali di un consiglio di Confindustria nel quale si discorre, con una certa serenità, di far fuori metà dei 1200 dipendenti.

Lo sciopero

Nell’assemblea degli azionisti di oggi il comitato di redazione del Sole 24 Ore ha annunciato uno sciopero. La redazione di Radiocor (l’agenzia di stampa del gruppo) ha fatto seguire una decisione analoga. I giornalisti di Radio24, poche ore dopo, hanno scelto di fare altrettanto. Domani molte trasmissioni non saranno in onda o andranno in onda registrate, fatta eccezione per quelle condotte dai collaboratori o che vanno in onda per scelta personale del conduttore di opporsi alla decisione dello sciopero o ancora per ruolo del conduttore all’interno della gerarchia redazionale. Di certo non ci saranno i GR, non ci saranno 24Mattino, Effetto Giorno, Effetto Notte, Cuore e Denari [al momento non so cos’altro]

Perché?

Per solidarietà con il resto dei colleghi del gruppo e per l’incredibile idea secondo la quale “lacrime e sangue” viene prima di qualsiasi considerazione industriale: al momento sul tavolo c’è il piano industriale redatto da Gabriele Del Torchio (dimesso l’altro giorno) e del quale è già stata annunciata la revisione.

La mia posizione personale

L’ultima riga del bilancio di Radio24 è in nero (vuol dire col segno +) e nulla ci avrebbe impedito di assumere una posizione più morbida. Mi perdonino gli amici del Sole che leggeranno queste righe, ma in altre occasioni, quando le difficoltà finanziarie erano nostre ed eravamo una società non consolidata nel gruppo, le nostre battaglie sono state ignorate e ho sentito qualche collega (non molti, per fortuna) auspicare la vendita del ramo d’azienda, quando non lo smantellamento. Per fortuna non siamo rancorosi. Ma soprattutto — e spero che da oggi se ne rendano conto tutti — la barca è la stessa e naviga a vista. In queste ore sono circolate anche ipotesi che avrebbero voluto tagli solo per amministrativi, poligrafici, tecnici o assistenti ai programmi. Prendersela con i più deboli e i meno rumorosi sarebbe stato ancora più inaccettabile: è gente senza la quale fare il prodotto che ascoltate ogni giorno sarebbe impossibile.

Le lacrime e il sangue

Le “lacrime e sangue” saranno inevitabili, in questa situazione. E, aggiungo, è anche abbastanza normale che arrivino: la gestione approssimativa di questo gruppo non è cosa solo degli ultimi due, tre, quattro o cinque anni, ma affonda le radici nei tempi nei quali le vacche erano grasse e si pensava che il Sole fosse inaffondabile. Le inefficienze e gli sprechi che ho avuto modo di vedere dall’interno sono notevoli e raramente sono stati affrontati con la dovuta efficacia. Ma se in politica economica ho sempre considerato sbagliati i tagli lineari alla spesa, non vedo perché dovrei accettarla all’interno di un’azienda, nella quale sono più facili da identificare che nel corpaccione della pubblica amministrazione. Si verifichi attentamente dove sono gli sprechi e si colpisca là. Non è nemmeno troppo difficile, con un po’ di coraggio. Semmai chiamate Cottarelli.

Il marchio

In questo momento è in gioco molto di più, ossia il nostro buon nome. Ricevo quotidianamente SMS, tweet, commenti su Facebook (avverrà anche stasera) nei quali mi si ricorda che siamo “quelli che danno lezioncine”, ma che non sanno gestire il loro gruppo. Ci tengo ancora una volta a sottolineare che, se è inevitabile che le colpe dei nostri amministratori possano ricadere sulle nostre posizioni reddituali e professionali, non è giusto che ricadano sul nostro buon nome di giornalisti che hanno continuato con fatica, impegno e dedizione a fare il proprio dovere nella maniera migliore possibile. Sbagliando, magari, ma mettendoci tutto quello che avevamo, ogni santo giorno. E che il patrimonio di conoscenze del Sole 24 Ore, comprese le “lezioncine”, non può considerarsi per questo privo di alcun valore.

Lo sciopero (bis)

Lo voglio dire sinceramente: non sono particolarmente d’accordo in genere con lo sciopero come strumento di lotta. O meglio, ritengo che vada usato solo in casi estremi. Sono convinto che avremmo potuto trovare un modo di esprimere lo sconcerto di fronte a questa situazione in maniera diversa, magari sfruttando l’enorme cassa di risonanza che abbiamo. D’altro canto penso che la ormai vituperatissima democrazia abbia una senso se, quando la maggioranza decide, la minoranza si adegua e non strepita: gran parte dei colleghi che con percentuali bulgare hanno scelto di fermare le nostre voci per un giorno sono persone straordinarie e che si fanno il culo tutto il giorno, spesso più di me e con orari ben peggiori. Ho il dovere e persino il piacere di rispettare la loro decisione.

E questo, con ben poca sintesi, è il motivo per il quale Effetto Giorno, domani, non sarà in onda. Ci sentiamo mercoledì

P.S. Solo per questo post chiederei a quelli di “avete sostenuto una politica economica suicida e ora tocca a voi” di astenersi. Solo per questo post, ok? Da domani ricominciamo a litigare, ve lo prometto.