La storia di una vittoria degli studenti

In questo momento di crisi sociale e di allontanamento delle istituzioni dai cittadini e dalla politica siamo felici di diffondere queste parole che descrivono, da chi l’ha vissuta in prima persona insieme a noi, la partecipazione ai processi democratici solidali per il raggiungimento della copertura totale delle borse di studio 2016/2017.

L’assemblea informativa del 29 marzo 2017.

29 marzo 2017: questa è la data in cui tutto ha avuto inizio. Ci siamo riuniti in assemblea: chi era più esperto in materia ha spiegato a tutti quale fosse la burocrazia da sbloccare, chi era meno esperto aveva idee e proposte su come far emergere il problema, chi inizialmente non sapeva ancora come contribuire e ascoltava per capire come poterlo fare.

Eravamo decisi su una cosa: il ritardo nell’erogazione delle borse di studio non era più accettabile per nessuno. Gli affitti da pagare, i pasti in mensa, i trasporti. Dovevamo muoverci. Chiamare i giornali e smuovere la Giunta Regionale per far capire loro che sbagliavano: su 3mila di noi che ancora aspettavano la borsa, troppi, forse centinaia, pensavano già ad una propria exit strategy per lasciare l’Università. E sprecare tutto il tempo e i sacrifici già investiti.

Le decisioni prese nel corso dell’assemblea organizzativa del 10 aprile.

Non c’era tempo da perdere. Abbiamo appeso un gigantesco cartello vuoto su cui scrivere tutte le idee e le iniziative, mentre le discutevamo e decidevamo: il flash mob alla Mensa San Francesco, il pranzo di Pasqua con il governatore Zaia (che non si è mai fatto vedere), il photobombing sui social all’Assessora Donazzan, che dopo aver ignorato per mesi le richieste di incontro di alcuni di noi ha invaso con il proprio entourage di tecnici — visibilmente disperata — un’assemblea fatta da noi studenti per gli studenti. Il tutto è continuato con le innumerevoli uscite sui giornali, scrivendo tutti insieme comunicati stampa, analizzando bilanci e decreti regionali, sentendoci al telefono per capire chi si poteva occupare di cosa mentre già ci barcamenavamo tra lezioni, esami parziali, appelli straordinari, e tanti pure tra i turni di lavoro.

Ma perchè tutto questo? Perchè sapevamo bene che chi si doveva occupare della nostra situazione non lo stava facendo in modo efficace, vittima delle emergenze e delle richieste di favori continue che affliggono chiunque assuma un ruolo in Giunta o Consiglio Regionale senza poi preoccuparsi di mantenere un canale di dialogo con chi deve rappresentare lì dentro.

La mozione in discussione al Consiglio Regionale il 27 giugno (https://goo.gl/hSrznz)

E allora ci siamo rimboccati le maniche: abbiamo scritto una mozione da presentare al Consiglio Regionale, dove chiedevamo lo sblocco immediato dei fondi a chi per legge deve farlo (la Giunta Regionale), tempi certi di erogazione per gli anni a venire, la possibilità di ottenere la borsa per tutti quelli a cui la legge nazionale lo permetta.

21 aprile. È passato un mese. Di punto in bianco, l’Università ci dice di aver ricevuto dei soldi da parte della Regione e che a breve ci sarà una seconda assegnazione che erogherà di lì a poco la borsa di studio a 1492 di noi su 3000 circa totali.

Facciamo due conti all’indietro: scopriamo che questi soldi sono stati girati dal Governo alla Regione a dicembre 2016, e che da allora giacevano a Venezia senza che nessuno cercasse di capire che farne, finchè non ci siamo mossi noi.

Ci mettiamo un attimo per connettere. È la nostra prima vittoria collettiva, tutti insieme abbiamo cambiato il corso dell’operato regionale e ciò che doveva essere è stato.

Siamo stanchi, molto felici, ma non possiamo permetterci di fermarci ora, siamo ancora in 1500 senza certezze sul come andare avanti nei mesi a venire.

La mozione è pronta, dobbiamo far sì che venga discussa in Consiglio Regionale. Troviamo la disponibilità di cinque consiglieri regionali a firmarla e farla protocollare al più presto. Ma sappiamo già che questo non sarà sufficiente: il 2 maggio l’Ufficio Protocollo conferma la ricezione della mozione, ma questa sarà completamente inutile se non viene messa all’ordine del giorno e discussa dal Consiglio.

Preparazione in residenza Colomb oalla manifestazione del 3 maggio a Venezia

Ore 9.00, Stazione di Padova, è il 3 maggio ed è nuvoloso. Facce assonnate ma determinate, aspettiamo i ritardatari, tra un po’ parte il treno regionale. Ore 11.30: scendiamo dal treno, le nuvole molto poeticamente spariscono e invadiamo Venezia con i nostri striscioni, fino ad approdare in Calle XXII Marzo, sotto al Consiglio.

Siamo fiume. Siamo onda. A Venezia, verso il Consiglio Regionale.

I passanti inizialmente non capiscono: “per cosa protestate?”. Allestiamo il nostro gioco dell’oca a grandezza umana in cui qualsiasi posizione sul tabellone ti costringe a studiare senza il giusto supporto da parte della comunità. Arrivano i giornalisti. Abbiamo invaso Venezia: i social e le TV locali parlano di noi, sono finalmente emersi e sotto gli occhi di tutti il nostro disagio e il nostro problema. Chi può e deve decidere non può più girare la testa dall’altra parte.

E poi, il primo importante segnale: si presenta Bruno Pigozzo, vicepresidente del Consiglio Regionale, e davanti a uno dei consiglieri che ha firmato la nostra mozione fa promessa di parlare con tutti i capigruppo in Regione affinché il problema emerga e la mozione venga discussa al più presto.

Gioiamo di questo riscontro, ma ovviamente non ci riteniamo soddisfatti, tantomeno abbindolati. Bisogna aspettare: i tempi burocratici sono lunghi, ma per oggi non potevamo sperare in un risultato migliore. Dobbiamo avere pazienza e un occhio vigile affinchè la mozione venga davvero discussa.

Torniamo a casa dopo un bacaro tour, stanchi e trepidi per quello che verrà.

Intanto continuiamo a incontrarci e a discutere di come affrontare tutti gli altri problemi che abbiamo: in residenza, gli appelli d’esame insufficienti, il questionario sui trasporti che l’Ateneo ha scritto insieme a noi, i fondi nazionali per le borse.

Una. Due. Tre settimane di silenzio.

E poi, finalmente, la seconda vittoria grazie agli sforzi di tutti.

26 maggio. La Giunta Regionale comunica ufficialmente all’Università di aver stanziato 2 milioni di Euro di risorse proprie per le borse di studio a Padova, che verranno trasferiti al nostro Ateneo insieme ad altri 2.5 milioni di Euro di fondi statali.

É fatta. L’Ateneo annuncia di poter anticipare i circa 5 milioni di euro fintanto che gli uffici regionali non realizzeranno materialmente il trasferimento dei fondi.

Non riusciamo a crederci: prima dell’estate tutti i richiedenti borsa di studio riceveranno quanto gli spetta. Non era mai successo.

È una vittoria di tutti gli studenti, del nostro impegno collettivo nel cercare di far capire alle istituzioni di cosa avevamo bisogno e come avrebbero potuto migliorare il proprio operato.

L’ennesima dimostrazione che chi riceve una delega in questo o quell’ufficio politico ha bisogno di democrazia partecipativa, che la critica popolare continui a far parte del suo quotidiano. E che chiudersi dentro le istituzioni, soli a scrivere belle parole ripetendo “ci pensiamo noi” a chi invece sta fuori non è sufficiente per tenere tutto in giusta prospettiva e risolvere i problemi tempestivamente.

Decine e decine di studenti hanno sacrificato per mesi il proprio tempo per scrivere ai giornali, leggere bilanci, partecipare alle assemblee in residenza e nei luoghi universitari, preparare striscioni e cartelloni, sensibilizzare tutti gli altri per far capire come e perché i fondi sono bloccati e come è possibile sbloccarli. Una prova di solidarietà tra studenti che hanno migliorato materialmente per tutti il funzionamento delle istituzioni. Un risultato immenso.

E adesso? E adesso dimentichiamo i tumori della democrazia e teniamo gli occhi aperti, perché la mozione in Consiglio Regionale, che richiede oltre alla copertura totale già ottenuta per quest’anno, l’erogazione dei fondi per tutti gli anni a venire entro il 31 dicembre subito successivo all’inizio dell’anno accademico, sarà discussa martedì 27 giugno a Venezia (https://goo.gl/hSrznz ←). E avremo ancora bisogno di farci sentire. Non per noi, ma per tutti.

Assemblea dei Borsisti UniPD 2016/2017 e Assemblea de Il Sindacato degli Studenti