Lèggere / Leggère

Riflessioni sulla lettura

Il titolo di questa storia vuole essere un riferimento a un articolo dell’inserto del Corriere della domenica, La Lettura, precisamente al numero di domenica scorsa che, come spesso accade, sto ancora terminando di leggere a ridosso dell’uscita di domani.
L’articolo in questione è la recensione a cura di Franco Cordelli del romanzo di C. Tezza La caduta delle consonanti intervocaliche (Fazi); sarà il prossimo libro in programma.

Era da un po’ che non avevo un libro in programma, uno di quei libri che hai la curiosità di leggere; la voglia di un libro nuovo, quel profumo di pagine mai aperte prima, lo scricchiolio del distacco tra la copertina e il primo foglio. 
Ho acquistato diversi libri che poi, non so bene nemmeno perché, ho accantonato senza aprire. Alcune volte mi capita di aver la necessità di scoprire un libro della mia libreria, come se fosse una piccola biblioteca personale in cui scovare qualcosa di imprevisto; quando compro un libro ho un determinato stato d’animo che poi, forse, s’allontana da me e che mi ritrovo a immaginare, a ricercare, quando riprendo tra le mani il libro abbandonato. 
Che strani meccanismi quelli della lettura!
Non sono mai stata una di quelle lettrici con la lista di libri per il mese successivo, né con i buoni propositi del “quest’anno leggerò tot libri”. Ho sempre dedicato alla lettura il tempo necessario.

necessàrio agg. e s. m. [dal lat. necessarius, der. di necesse, agg. neutro, comp. di ne e cedĕre, propr. «da cui non c’è modo di ritirarsi»]. — 1. agg. a. Che è per necessità

La lettura è sempre stata una vera necessità, un pilastro con cui sconfiggere eventuali momenti di noia [da qui, il mio avere sempre un libro in borsa]. Negli anni, più ancora della musica, la lettura mi ha salvata dagli eccessi di realtà, dal buio profondo delle notti insonni, dal silenzio assordante della casa vuota, dai panorami opachi della mia mente confusa.

A volte, passa molto tempo senza che io legga. 
Non c’è un perché chiaro. Succede.
Forse, addirittura, serve a percepire d’un tratto la necessità di tornare a tuffarsi nelle parole, per ritrovare un nuovo ritmo nel proprio respiro.

La lettura mi ha insegnato a rispettare le pause, a non avere troppa fretta. 
Direi che non è cosa da poco.

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