La (sprecata) risorsa dell’immigrazione

In giugno 2014, il Parlamento italiano approvò una nuova tassa per servizi consolari applicabile a tutti coloro che volessero acquistare la cittadinanza italiana per causa ius sanguinis. In quel periodo, ho scritto un articolo in spagnolo al riguardo. Offro la traduzione soltanto adesso non solo perché anche dopo un anno nessun cambiamento positivo dovuto a questa tassa si è rivelato nei servizi consolari del governo italiano. Anche perché dopo i successi degli ultimi giorni con i rifugiati in Europa, l’immigrazione e le politiche di controllo dei movimenti tornano ad essere novità.

In diretta dal Parlamento e indirizzata a tutti i discendenti di italiani nel mondo, arriva la tassa di 300 euro imposta a tutti coloro che vorrebbero essere riconosciuti cittadini italiani. Una tassa sicuramente proibitiva per gran parte della popolazione, considerando lo stipendio medio in America Latina e il costo dell’euro.

Ovviamente, questo provvedimento viene giustificato con la gran quantità di lavoro che hanno i consolati italiani, soprattutto quelli nell’America Meridionale, dato l’elevato numero di richieste per essere riconosciuti cittadini italiani. Il governo italiano aveva già deciso di fare un taglio ai servizi consolari, allora (e ancora) inefficienti e inaccessibili, chiudendo uffici in diverse parti del mondo. E dico inaccessibili perché esistono disposizioni assurde per accedere ai servizi anche online, come giorni speciali per collegarsi ai siti che non vengono mai comunicati, difficoltà per chiedere appuntamenti, orari ridotti per il contatto telefonico.

Ho sempre pensato che il diniego di accesso a quelli servizi consolari che hanno come scopo il riconoscimento della cittadinanza abbia a che fare con certe idee xenofobe e razziste degli italiani. In Italia esiste un grande dibattito sulla cittadinanza che comprende coloro che hanno il diritto di acquisirla per discendenza. I figli di stranieri nati in Italia non hanno nessun diritto al riguardo — non esiste lo ius solis. E considerando che si è già accennata la necessità di fare una riforma sulla cittadinanza, sicuramente lo ius sanguinis sarà anche menzionato.

Non hanno revocato la cittadinanza ius sanguinis, ma poi è arrivata questa nuova tassa.

È abbastanza abituale in Italia l’idea dell’immigrato come uno che viene a rubare i nostri preziosi servizi pubblici, a violentare le nostre donne e a sporcare le nostre strade. Come in tutto il mondo. No, non ho statistiche precise su questo argomento, ma non siete stanchi di sentire sempre questo discorso? Non pensate a questo quando siete su un autobus pieno di immigrati?

Una figura un po’ ironica, se ricordiamo che gli immigrati italiani popolarono il mondo tra l’Ottocento e il Novecento.

Quando facciamo un’analisi sbagliato sulla causa dei problemi che abbiamo come società, proponiamo soluzioni inevitabilmente sbagliate. Gli sforzi che facciamo per risolvere i problemi saranno inutili, e il problema poi continuerà.

Il problema dell’immigrazione può essere analizzato sotto questo schema (e sì, quelli che abbiamo avuto il riconoscimento della cittadinanza italiana siamo dentro questa categoria. Non saremmo mai “veri” italiani). Se pensiamo che gli immigrati sono la causa della crisi economica e/o il collasso dei servizi pubblici, controllare l’immigrazione o limitarla sembrano soluzioni giuste. Per esempio, come si è cercato di fare tramite la legge Bossi-Fini del 2002.

Eppure vediamo che la situazione non cambia. Nonostante la legge Bossi-Fini, il paki continua a vendere ombrelli nei giorni di pioggia immerso nel mercato informale. Gli africani arrivano ancora alle coste europee, rischiando la propria vita e quella delle loro famiglie nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. E in Italia ancora non c’è lavoro.

È necessario quindi rafforzare i controlli? Perché i nostri problemi non sono ancora risolti? Perché l’analisi sulle cause del problema è sbagliata. Non esistono gli stranieri che vengono a rubare il lavoro e i servizi pubblici; ci sono solo esseri umani in cerca di un posto migliore in cui vivere.

Gli immigrati dovrebbero essere considerati quelli che vengono ad aggiungere valore alla nostra società. Siano più o meno educati, siano lavoratori informali e anche utilizzando i servizi pubblici gratuitamente, tutti contribuiscono alla crescita della società. Perché l’economia è un ordine dinamico, che non dipende ne delle tasse ne della disciplina fiscale per sopravvivere. Non vorrei scrivere adesso sul funzionamento dell’economia e dei servizi pubblici (è un argomento troppo complesso). Ma sì vorrei aggiungere che la xenofobia e la discriminazione sono fondamentalmente il risultato di certe idee che sostengono che lo sviluppo è solo possibile come una Nazione nel suo complesso, e di conseguenza i fattori esterni diventano una minaccia a questo sviluppo.

Queste idee ignorano che da quando l’uomo è uomo, migra. Il prefisso di “immigrati” ha senso solo in un mondo in cui le frontiere generano divisioni circostanziali e anti naturali.

Queste idee si stabilirono così fortemente negli ultimi due secoli, e sono stati in grado di sostituire le più antiche istituzioni occidentali. Roma, cosmopolita dalla sua fondazione ed essendo stata la capitale di un grande impero e di una vasta rete commerciale, ormai è cooptata dai politici che discutono come rimpatriare gli immigrati e imporre le tasse più alte ai suoi mercanti. Cooptata da persone che non capiscono la risorsa nascosta nel interesse di migliaia e migliaia di persone di diventare cittadini italiani, ma che invece preferiscono di pensare che queste persone sono una minaccia.

L’italiano medio si lamenta che i cinesi evadono le tasse… ancora una volta, analizziamo male la situazione: il problema non è l’evasione per se ma il motivo di questa evasione, e soprattutto, perché voi italiani permettete al governo di rubarvi tramite tasse che raggiungono anche il 70% del reddito.

Italia — e tutto il mondo occidentale — non supererà nessuna “crisi” se non cambiamo prima le idee dominanti sull’immigrazione e sulla libertà. I problemi, diagnosi e “soluzioni” proposte saranno sbagliati finché capiremo che non siamo gruppi uniti dietro l’interesse nazionale, ma individui diversi e con il diritto a vivere in libertà. O meglio, finché l’interesse nazionale non sarà più considerato un essere divino, ma la semplice somma degli interessi individuali.


Originally published at sofiaramirezfionda.wordpress.com on September 4, 2015.

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