Prince, la generazione X e i feed RSS

RSS addio

L’ultima ferita inferta al Web. La chiusura di Google Reader, avvenuta oramai più di due anni fa, ha cancellato il servizio di aggregazione di feed RSS più usato al mondo. Dall’avvento dei blog in poi, la Really Simple Syndication aveva favorito la libertà dei contenuti dal contesto originario di pubblicazione, aveva alimentato l’indipendenza dell’utente nella costruzione di una rassegna stampa a misura dei propri interessi e delle proprie preferenze su come, quando e da chi essere direttamente informato, senza l’ingombro di intermediazioni culturali o applicative (che non fossero i lettori stessi di feed) o il fastidio di accessi ricorsivi ai siti fonte, alla ricerca compulsiva di nuovi contenuti. Google Reader era la piattaforma dove libertà e indipendenza si connettevano all’interno della nuvola, in sincronia con l’ubiquità dei dati del Web 2.0.

Reader ha lasciato orfani milioni di utenti (utenti che evidentemente non avevano raggiunto una massa critica profittevole), relegandoli in una nicchia di alfabetizzazione tecnologica ancora più ristretta di quella censita e certificata da Google nel momento di assumere la decisione di interruzione del servizio. Perché qui sta il punto: Google sapeva benissimo che le navigazioni sul Web che non fossero ricerche iniziavano a passare in gran parte da Facebook, il vero, nuovo, grande mediatore culturale di questo tempo.

Come ha detto Ryan Holiday i feed RSS erano oramai antitetici alla missione dei nuovi media, che stanno sostituendo i vecchi solo negli strumenti attraverso i quali attualizzare il modello di broadcasting (e di controllo) da uno a molti (chiedere alla politica italiana per altri casi di studio recenti e di successo).

I Would Die 4 Feeds

La regressione guidata dall’ideologia che accomuna i social network mi è apparsa evidente in un commento che Anil Dash, parlando della generazione X, ha rilasciato a Touré in un libro che con il Web e la tecnologia ha apparentemente molto poco a che fare, I Would Die 4 U: Why Prince Became an Icon:

Computers had not been microcomputers until the eighties and the radical change of having a personal computer was you own it, you control it, you program it. It’s gen Xish to take control of the computers. It’s the gen X birthright to see technology as something you’ll control as opposed to something you’ll ask permission to use. Take these tools and bend them to your will and it’s disruptive to society, and to industries and to culture. I’ll take these things and make them mine (…)

Negli anni novanta il personal computer è diventato un nodo della Rete, un mezzo per esprimere e comunicare, attraverso un sito, un blog, la nostra identità, un’identità che gradualmente abbiamo iniziato a cedere e disgregare in outsourcing alle piattaforme e alle app che ci hanno proposto barriere sempre più basse in accesso ma sempre più alte in uscita. Gradualmente, abbiamo restituito il controllo nelle mani di editori che sono diventati i padroni dei nostri dati e dei nostri contenuti. Padroni liberi di servirsene, distribuirli, cancellarli o venderli nei modi, nei tempi, nei termini e alle condizioni da essi stessi stabiliti.

I feed RSS erano una via di fuga, una distribuzione alternativa che riduceva il potere e il controllo dell’editore e aumentava il potere e il controllo del lettore: è per questo motivo che sono assenti dai profili Facebook oppure nascosti tra le pieghe delle API di Twitter sotto la forma meno immediata di JSON.

Nel confessare la sua disillusione nei confronti del Web attuale a causa della dissoluzione di servizi come Reader o del lento ma continuo declino di prodotti come Delicious, Holiday sottolineava l’ironia di farlo su una piattaforma come Medium.

A proposito di ironia: qualcuno ha mai visto i feed RSS di Medium?


Versione originale pubblicata su infolet.it il 14 maggio 2013.

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